2030: ENERGIA 100% GREEN

Con la guerra in Ucraina e gli impegni presi per azzerare l’uso dei combustibili fossili, la corsa dei paesi UE all’energia prodotta da fonti pulite sembra inarrestabile. E alcuni sembrano vicini al traguardo

AMBIENTE
Pamela Preschern
2030: ENERGIA 100% GREEN

Con la guerra in Ucraina e gli impegni presi per azzerare l’uso dei combustibili fossili, la corsa dei paesi UE all’energia prodotta da fonti pulite sembra inarrestabile. E alcuni sembrano vicini al traguardo

L’invasione russa dell’Ucraina impone l’abbandono progressivo delle fonti fossili. Così come le promesse sul raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 fatte e ribadite in diversi consessi UE, primo tra tutti la Conferenza annuale sul cambiamento climatico (la ormai nota COP).  La necessità di tagliare il consumo di carbone, petrolio e gas e la loro importazione, in particolare dalla Russia, ha stimolato l’accelerazione alla transizione energetica, in alcuni Stati più che in altri.

L’UE che nel suo insieme spera di raggiungere entro il 2030  oltre l’80 per cento di energia pulita nel periodo compreso tra maggio e agosto 2022 ha visto il 12 per cento dell’elettricità prodotta dall’energia solare, come riporta un rapporto del think tank Ember.

Venendo ai singoli Stati alcuni di questi stanno facendo ottimi progressi nell’eliminazione dei combustibili fossili, con l’obiettivo di produrre il 100 per cento di energia “verde” entro la fine del decennio. E il trend è trasversale, riguardando sia paesi del Sud che del Nord del continente. Tra i primi va ricordato il Portogallo, tra i più grandi utilizzatori di fonti di energia pulite per l’elettricità. Oltre ad aver chiuso lo scorso anno la sua ultima centrale a carbone, è bene ricordare che il paese non dipende dal gas russo come altri. Ad aprile inoltre è stata annunciata un’accelerazione del processo di transizione energetica, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili all’80 per cento entro il 2026. Forte dell’ottimo risultato finora conseguito: con un tasso attuale del 60 per cento di elettricità generata da fonti pulite, il traguardo del 100 per cento entro il 2030 sembra facilmente raggiungibile.

Spostandosi a nord est, secondo una ricerca pubblicata dagli esperti della società di consulenza Oliver Wyman tra i leader della transizione energetica in Europa ci sono i Paesi Bassi. La produzione di energia eolica offshore raddoppierà entro la fine del decennio, mentre il target fissato per il 2050 è di ben 150 GW di elettricità prodotta nel Mare del Nord, una cifra sufficiente ad alimentare 230 milioni di case europee. Pesantemente colpita dalle conseguenze della guerra in Ucraina che le hanno imposto un ritorno parziale all’uso del carbone la nazione punta al 100 per cento di energia pulita entro il 2030. Eppure non tutta proverrà da rinnovabili come l’eolico e il solare: una quota (seppure minima) deriverà da altre fonti di elettricità pulite, ossia che non producono emissioni di carbonio, ma che tuttavia non sono rigenerabili, come il nucleare.

La Danimarca invece in risposta al conflitto ucraino sta pianificando di eliminare completamente il gas naturale e quadruplicare la produzione di solare ed eolico. Aumentando l’energia prodotta da fonti pulite, oltre al target del 100 per cento entro il 2030, mira a diventare spera di diventare un grande esportatore di energia rinnovabile.

In Austria l’aumento della produzione green di energia è diventato legge con l’introduzione di una norma approvata dal Parlamento nazionale per l’espansione delle fonti di energia rinnovabile al fine di coprire integralmente la produzione di elettricità generare entro il 2030. Gli investimenti come le sovvenzioni speciali a sostegno delle tecnologie pulite sono cospicui: i primi ammontano a circa 260 milioni di euro mentre le seconde sono pari a circa un miliardo di euro destinate all’espansione delle rinnovabili, in particolare al solare eolica e idroelettrico.

Anche altri Stati stanno avanzando lungo la strada della transizione ecologica.

Tra questi c’è l’Italia dove a inizio del 2022 al largo di Taranto è stata avviato il completamento della costruzione del primo parco eolico marino offshore, il Baleolico, capace di generare più energia rispetto ad un suo simile posto sulla terraferma, soddisfacendo il fabbisogno energetico annuale di circa 60 mila persone.

Poi c’è la Germania che ha avviato la produzione di biogas da rifiuti agricoli. In una mini centrale elettrica del villaggio di Ribbeck, attraverso un processo noto come ‘metanizzazione’ alimentato da batteri, i rifiuti organici come letame, mais ed erba si trasformano in gas. Il paese ospita la metà dei metanizzatori del continente e nel biogas, in cui la Germania ha una storia ventennale, è diventata leader a livello europeo.L’Islanda invece grazie al suo ampio uso di risorse geotermiche rappresenta a livello europeo il paese con il maggior utilizzo di energia rinnovabile, pari a quasi il 90 per cento del totale. Seguita dalla Norvegia con il 49 per cento di energia derivata da fonti rigenerabili, principalmente idroelettrico. Al terzo posto La Lettonia con un 42 per cento del mix energetico totale proveniente da una combinazione di idro, eolico, solare e altre rinnovabili.

Si parla spesso di “eco-ansia”, guardando con rassegnazione e preoccupazione alla crisi climatica e ambientale. Eppure, anche se quella “verde” non rappresenta ancora la forma dominante di energia, la tecnologia non manca e la rapida accelerazione di fonti come il solare e l’eolico degli ultimi anni lascia qualche speranza. Anche quella di riuscire a mantenere il tasso di riscaldamento globale entro la soglia di 1,5 gradi centigradi, a condizione che la crescita nella produzione di energia pulita sia costante fino al 2030.