METAVERSO: È QUESTO IL FUTURO CHE VOGLIAMO?

Il caso pilota del Piemonte che vuole fare “entrare” dal 2023 gli avatar dei suoi cittadini negli uffici della Regione per usufruire dei servizi.

APPROFONDIMENTO
Redazione
METAVERSO: È QUESTO IL FUTURO CHE VOGLIAMO?

Il caso pilota del Piemonte che vuole fare “entrare” dal 2023 gli avatar dei suoi cittadini negli uffici della Regione per usufruire dei servizi.

La Regione Piemonte ha avviato l’iter per prepararsi a un futuro nel quale il metaverso, secondo diverse previsioni, sarà la quotidianità. Una quotidianità nella quale per esempio non ci sarà più bisogno di lasciare la propria abitazione per andare a pagare le bollette o per avere informazioni o consulenze. Sempre più insistente si pone la domanda delle domande: ma cos’è Ne abbiamo parlato con Kevin Antonima, giovane “early adopter” dei dispositivi di realtà virtuale.

 

Cos’è questo chiacchierato, osannato o temuto metaverso in parole semplici?

Partiamo dal principio. Per metaverso si fa riferimento ad una rete di mondi tridimensionali focalizzati sulla connessione sociale. Ad oggi l’unico modo per accedervi è con l’utilizzo dei cosiddetti visori per realtà virtuale, abbreviato con VR, o per realtà aumentata, con AR. Indossando questi dispositivi ci si ritrova immersi in un mondo più o meno dettagliato a seconda del software, avendo la possibilità di incontrare altre persone, o meglio i loro avatar, ed interagire con esse tramite chat vocale.

La vera domanda è: come può tutto ciò facilitarci la vita e aiutarci per esempio a “sburocratizzarla”?

Non pensiamo che il metaverso sia la soluzione a tutto, con lui ci troveremo a fare le stesse cose di prima ma in maniera più rapida e immediata e si dice più comoda. Dipende comunque sempre dal contesto in cui viene utilizzata.

Come si pensa che possa venire implementata allora?

In Italia la prima iterazione di questa tecnologia sarà utilizzata dalla Regione Piemonte il cui direttore generale Pietro Pacini afferma che all ’inizio le attività che si potranno svolgere saranno la creazione dell’identità digitale (SPID) e le consulenze tramite sportelli virtuali per il cittadino.

Il progetto ci fa vedere il palazzo della Regione in 3D nel quale, tramite un visore VR/AR, si potrà accedere senza la necessità di uscire di casa e nel quale si potrà liberamente girare alla ricerca dello sportello de; basta “spostarsi” all’interno dell’edificio per trovare quello che cerchiamo.

Detto così sembra facile.

Il limite maggiore, ad oggi, corrisponde all’innaturalezza del movimento nel mondo virtuale, tradotto in uno spostamento tramite un controller, esattamente come accade in un videogame, ma con conseguente chinetosi, o più comunemente chiamata nausea da movimento, nei soggetti più sensibili.

Essendo una tecnologia relativamente nuova si auspica che questi problemi verranno risolti.

Questi, come nei videogiochi in realtà virtuale, rappresentano i limiti maggiori per godersi appieno l’esperienza virtuale in cui, dal loro avvento nel 2016, è stato fatto poco o niente per risolverli. Il problema risiede nella tecnologia ancora totalmente assente per ovviare a questo modo di interfacciassi con la realtà virtuale e dunque con il metaverso. Non siamo di fronte a quella realtà virtuale che ci offrivano i film di fantascienza degli anni ‘90, in cui ti infilavi un casco in testa e il tuo cervello veniva “ingannato”, facendogli credere di essere con il corpo in un’altra dimensione: oggi la VR è ancora in fase embrionale per cui l’”inganno” del cervello risiede solamente nella trasposizione 3D del mondo virtuale che vediamo.

Con il progetto piemontese, quali saranno le attività che si potranno fare una volta entrati nel metaverso?

Ho ascoltato le parole di Pacini, in cui sostiene che “Il metaverso potrà diventare un nuovo e ulteriore canale a disposizione delle persone per usufruire dei servizi pubblici digitali, come prenotare una visita medica o pagare il bollo autoA mio avviso siamo molto lontani da una “sburocratizzazione” della vita, anzi; in questo modo i tempi per fare queste semplici azioni si allungano in maniera esponenziale.

Viviamo in un mondo dove la privacy è una questione fondamentale. E nel mondo virtuale?

La questione privacy non vede ancora una legge che la tuteli nel “mondo virtuale”. I dubbi, e gli scetticismi, di fatto, sorgono anche a causa di questa mancanza.

Sembri molto scettico su queste applicazioni del metaverso.

La Regione si è detta pronta a lanciare il progetto già nel 2023 rendendolo a tutti gli effetti operativo ma la questione è: quante persone posseggono un dispositivo per la realtà virtuale? E soprattutto: quante persone sanno e conoscono effettivamente cosa sia la realtà virtuale e il metaverso?
Prendiamo la quotidianità come esempio. Ci siamo ricordati che non abbiamo pagato il bollo della nostra automobile. L’anno prossimo, di fronte a questa questione i piemontesi si troveranno davanti a un bivio: indosso il visore VR, avvio il programma che mi porterebbe nell’ufficio del comune, o meglio, la sua ricostruzione 3D, o vado sul sito dell’ACI come si fa da qualche anno e in tre minuti risolvo? Stesso discorso per le bollette.
Ultimo punto è che tutto ciò sarebbe rivolto a un pubblico che potrebbe riscontrare difficoltà, soprattutto motorie, nell’eseguire tutte le loro commissioni “fisicamente”, per esempio gli anziani. Paradossalmente sono proprio questi ultimi ad avere un rapporto con la tecnologia non tale da consentir loro di attivarsi “virtualmente”.

E quindi?

Sembra quasi una forzatura cercare a tutti i costi di voler utilizzare il metaverso in tutti gli ambiti quando dovrebbe essere circoscritto solo in determinati contesti dove si trarrebbe vantaggio di questa tecnologia.

Un’ultima questione: questo nuovo “modus operandi” porterà ad un ulteriore isolamento della gente?

I due anni di pandemia e dli isolamenti, o lockdown come ci hanno abituati a chiamarli, mei quali le interazioni sociali sono state ridotte ai minimi termini, ci hanno insegnato sì a vivere anche “a distanza” ma anche di come ci mancassero le persone in carne ed ossa.
Ora con il metaverso si tenderà sempre di più a un isolamento volontario in cui si preferirà avere un contatto virtuale piuttosto che reale, soprattutto tra le nuove generazioni. Se poi questo sarà tradotto in un modo alternativo ma più complesso di svolgere le attività quotidiane il timore è che i vantaggi vengano portati alle loro estreme contraddizioni.