“L’Umanità è maschile e l’uomo non definisce la donna in quanto tale ma in relazione a se stesso, non è considerata un essere autonomo…” scriveva Simone De Bouvoir nel Secondo Sesso, e anche se dopo quasi un secolo molta strada è stata fatta, molta ancora ne abbiamo davanti. E se il femminismo di casa nostra, già negli anni ‘70 polemizzava contro la mancata ricerca della contraccezione maschile, oggi dopo quasi 50 anni la strada sembra avviarsi a una qualche definizione, anche se ai primordi.
Infatti verrà sperimentato per la prima volta in Australia un metodo contraccettivo maschile con effetto a lungo periodo. Una sostanza, a base di idrogel, verrà iniettata nei vasi deferenti che trasportano lo sperma per impedirgli di raggiungere i testicoli. Si ritiene che l’idrogel duri circa due anni e potrebbe poi essere reiniettato, offrendo un’alternativa alla vasectomia, che invece ha un effetto permanente. Nello studio verranno coinvolti 25 uomini in un ospedale di Melbourne.

Finora i ricercatori di Epworth Freemasons di Melbourne hanno eseguito la procedura su quattro uomini. I partecipanti saranno monitorati per tre anni. Gli studiosi analizzeranno campioni e sottoporranno i soggetti a regolari controlli sanitari. Il ricercatore principale Nathan Lawrentschuk ha affermato che lo studio esaminerà se l’idrogel è davvero un’alternativa non permanente alla contraccezione maschile. “Se avrà successo, potrebbe essere un punto di svolta, assicurando che la contraccezione possa essere una responsabilità condivisa nelle coppie”
C’è da dire, infatti, che un metodo anticoncezionale ideale, secondo urologi e andrologi, dovrebbe avere requisiti certi: non alterare la salute né la libido anche in un trattamento prolungato; essere efficacie al 100% e rapidamente reversibile a fine trattamento e essere confortevole e gradito; attualmente dopo più di 20 anni di ricerca nessun metodo possiede tutte queste caratteristiche. Infatti ancor oggi vasectomie e profilattici sono l’unica forma disponibile di contraccezione maschile.
La contraccezione maschile è un campo sicuramente meno studiato rispetto a quella femminile, così come meno studiata fino a qualche anno fa era la fertilità maschile. Prevalente è sicuramente una motivazione di carattere culturale, però certificano i ricercatori, c’è anche una ragione tecnica: inibire la formazione degli spermatozoi è molto più complicato che inibire un’unica ovulazione nella donna, consideriamo infatti che un uomo sano produce circa mille spermatozoi al secondo.
La speranza è che questa volta l’esperimento dia i suoi frutti positivi, per una maggiore condivisione in una coppia.
“Non basta guardare insieme nelle stessa direzione, occorre farlo in un modo che non abolisca le differenze ma le renda alleate” scrive la filosofa Luce Irigaray.
