UN VIAGGIO DA SCLERO: A PIEDI DAL VENETO IN PUGLIA

Dopo la diagnosi di sclerosi multipla, Michele Agostinetto si è messo in cammino e ha ripercorso la sua storia.

TURISMO
Francesca Franceschi
UN VIAGGIO DA SCLERO: A PIEDI DAL VENETO IN PUGLIA

Dopo la diagnosi di sclerosi multipla, Michele Agostinetto si è messo in cammino e ha ripercorso la sua storia.

“Non sono un pellegrino, non sono un turista, non sono uno sportivo: sono solo uno sclerato!” È la presentazione che Michele Agostinetto, 44 anni, originario di Valdobbiadene e alle prese dal 2020 con la sua personale battaglia contro la sclerosi multipla, fa di sé sul suo profilo Instagram per descriversi.

Oltre 2mila chilometri, 87 tappe e l’obiettivo di portare in tutto lo stivale un messaggio di tenacia, resilienza, forza e mai resa. È quello che ha scelto di fare Agostinetto, protagonista del suo Viaggio da sclero”, percorrendo tutta l’Italia a piedi. È partito da Valdobbiadene, comune italiano del Veneto dove è nato suo padre, per arrivare in Puglia, vicino a Santa Maria di Leuca, paese originario della madre.

Del resto quando si attivano i piedi con loro partono simultaneamente e si sprigionano anche mente e cuore. Forza, sacrifici, stanchezza non sono sufficienti per arrestare l’energia e gli obiettivi che si scatenano al passare dei chilometri.

C’è chi corre per ritrovare una ragione, chi per combattere episodi brutti del passato, chi ancora per dimenticare bullismo e tasti dolenti della vita e chi per dimostrare a se stesso e al mondo intero che la malattia non può avere la meglio. E, soprattutto, che certi doni non devono mai esser dati per scontati. Lo sa bene Michele, una diagnosi di sclerosi multipla ricevuta nel 2020, e nel mezzo, in questi due anni, una battaglia per non perdere le forze, fisiche e mentali, e per poter riuscire a tornare a camminare.

Ero sempre molto stanco, faceva parte del pacchetto Sclerosi Multipla, si chiamava stanchezza cronica o Fadigue: in ogni caso era continua – scrive Agostinetto sui suoi profili social che, col passare dei giorni, sono diventati sempre più seguiti da persone che vedono in lui un esempio di lotta e resistenza – La stanchezza che proviamo noi malati è paragonabile a quella che si presenta alla fine di una pesante giornata di sport intenso. La testa diventa pesante, le forze diminuiscono drasticamente, l’attenzione manca completamente, gli occhi tendono a chiudersi e l’unica cosa che sei in grado di fare è quella di fermarti e cercare di riposare. Non hai sonno, semplicemente non hai più le forze per rimanere vigile e attivo”.

Dunque, che fare?

Al momento della diagnosi mi mancò il respiro, nella mia testa mille pensieri che si annullavano man mano che spuntavano, l’incapacità di parlare e di respirare, i miei muscoli erano rigidi e improvvisamente sentivo il sangue gelare, ero annullato – racconta Michele -. Il dottore continuava a parlare spiegandomi cose […] ma io l’unica cosa che avevo in mente era il mio corpo sulla carrozzina incapace di muoversi”.

Paura e smarrimento. Incapacità di accettare e mancanza di terra ferma sotto i piedi. Un anno intero di visite ed entrate ed uscite dagli ospedali e, nella migliore delle ipotesi, due stampelle a fare da puntello al suo cammino.

A febbraio sarebbe arrivato il mio compleanno, 43 anni che non avrei sentito miei, che non avrei vissuto con la serenità dei compleanni passati. Se ne era andato quasi un anno intero della mia vita, perso in gran parte negli ospedali e negli studi medici, un anno che aveva completamente cambiato il mio modo di vedere le persone con gli stessi occhi di prima e il mio modo di pormi al mio futuro. Quell’anno mi aveva lasciato totalmente scoperto e in balia del destino che beffardo rideva di me mentre mi faceva lo sgambetto”.

Ma non poteva certo essere un incidente di percorso, un masso grande trovato sul cammino della sua storia ad annientare tutto il bello che la vita offre. Ecco che Michele, caparbietà, forza e capacità di rimboccarsi le maniche, capisce che è arrivato il momento giusto e, soprattutto, che dopo le cure dei medici e un anno di piccoli ma costanti allenamenti, gambe e testa forse potranno riuscire a sostenerlo nella sua impresa.

Un’impresa che significa letteralmente attraversare la malattia e, più in concreto, l’Italia intera. E così oltrepassa pianure, valli, fiumi, montagne e perfino paesi sconosciuti che, fino ad allora, aveva letto solo per caso su una cartina geografica o Google Maps. “Sono partito dalle colline venete per arrivare al mare della Puglia, un modo per unire i due cuori che mi hanno messo al mondo, papà e mamma. Non so cosa mi aspetta dopo che sarò arrivato e questo sta impegnando tutti i miei pensieri”.

In questo viaggio, una cosa è certa, Michele non è mai stato solo. Una flotta umana e virtuale lo ha accompagnato, con solidarietà, incitamento e generosità, in questo percorso a tappe raccontato da giornali e tv nazionali e che lo hanno portato ad incontrare perfino il Santo Padre a Città del Vaticano. “Quasi 1200 chilometri percorsi in 45 paesi differenti – scrive lo scorso luglio dopo circa 2 mesi di cammino – 12 chilogrammi persi, centinaia di persone incontrate. Decine i messaggi di persone che trovano spunto in quello che faccio, che si rialzano e che ci provano, a prescindere da quale sia la malattia. Due mesi: è come se avessi fatto il Cammino di Santiago una volta e mezza… Non riesco ancora a crederci”.

È un percorso di tenacia e lotta. Non sono mancati imprevisti, stanchezza, perdita di forze e problemi ma, nonostante questi “nemici”, Agostinetto non ha arretrato neppure di un passo consapevole che se, un domani, la malattia dovesse rallentare i suoi muscoli lui ha goduto a pieno di questa occasione. Un’occasione che  si è creato e si è andato a prendere per urlare al mondo intero che la vita è fatta di piccole cose. Che poter camminare e assaporare il mondo è una conquista da non dare mai per scontata.

Un po’ come quel tatuaggio che porta sul braccio e che ha inciso sulla sua pelle anni fa in memoria del padre.  “Cause life is a lesson, you’ll learn it when you’re through” recita Limp Bizkit in Take a Look Around. Che letteralmente significa “Perché la vita è una lezione, la imparerai quando avrai finito”.

Ho dato tutto quello che potevo alle persone che ho incontrato e da loro ho ricevuto altrettanto – scrive Michele sui suoi social -.  Insieme si può fare… si possono scambiare energie e bei momenti, insieme si può andare oltre condividendo emozioni. Siete stati per tutto questo tempo la mia famiglia, seppur nomade o virtuale. Insieme abbiamo percorso 2000 chilometri, attraversando l’Italia a piedi con delle gambe che parevano non funzionare più!”

Quel viaggio che Michele doveva fare da solo si è trasformato, giorno dopo giorno, in una continua scoperta di luoghi, emozioni, sensazioni e persone. Un viaggio che, oltre ad essere da scelero, sarà per sempre indimenticabile.

Riferimenti:
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