L’inquinamento atmosferico oltre a essere il più grande rischio per l’ambiente in Europa ha un notevole impatto sulla salute della popolazione europea, soprattutto nelle aree urbane.
Mentre le emissioni dei principali inquinanti atmosferici e le loro concentrazioni nell’ambiente sono calate in maniera significativa negli ultimi due decenni in Europa, la qualità dell’aria si conferma scarsa in molte zone.
Non è un fattore da sottovalutare, poiché l’inquinamento atmosferico ha molteplici risvolti negativi; causa malattie croniche che portano sia sofferenze personali sia costi sanitari importanti, epidemie, perdita di biodiversità ed ecosistemi, danneggia le colture agricole e le foreste, producendo gravi perdite economiche.
L’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) ha eseguito un’attenta analisi in cui fornisce un quadro dello stato della qualità dell’aria in Europa, valuta l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute e sugli ecosistemi e ne identifica le principali cause.
I dati che si rilevano dal rapporto pubblicato “Qualità dell’aria in Europa 2022” ci mostrano come l’Europa Centro-Orientale e l’Italia, in particolar modo la Pianura Padana densamente popolata e industrializzata con condizioni meteorologiche e geografiche che facilitano l’accumulo di inquinanti atmosferici nell’atmosfera, hanno le concentrazioni più alte di particolato e di benzopirene dovute specialmente a combustibili solidi per il riscaldamento domestico e al loro utilizzo nell’industria.
Dove incide la scarsa qualità dell’aria
Colpisce prima di tutto la salute dei cittadini europei, in particolar modo nelle aree urbane.
Secondo le ultime stime dell’Aea, nel 2020 almeno 238.000 persone sono morte precocemente nell’Ue per colpa dell’esposizione all’inquinamento da PM2,5 superiore al livello guida dell’OMS di 5 µg/m3.
La contaminazione da biossido di azoto ha provocato 49.000 morti, mentre l’esposizione all’ozono 24.000 morti premature.
“Dal 2005 al 2020, il numero di decessi precoci dovuti all’esposizione al PM2,5 è di certo diminuito del 45% nell’Ue”, sottolinea l’Aea e se questa tendenza si protrarrà, l’Unione Europea dovrebbe raggiungere l’obiettivo del piano d’azione “inquinamento zero” di una riduzione del 55% dei decessi prematuri entro il 2030.
Anche gli ecosistemi terrestri e acquatici subiscono dei danni grazie all’inquinamento atmosferico. I dati del 2020 hanno rilevato infatti, livelli nocivi di deposizione di azoto nel 75% dell’area totale dell’ecosistema dell’Ue.

Quali sono le principali fonti d’inquinamento?
La fonte numero uno di inquinamento da particolato in Europa è la combustione per il riscaldamento nei settori residenziale, commerciale e istituzionale. Nel 2020, in questi campi si contano emissioni del 44% di PM10 e 58% di PM2,5.
L’industria, il trasporto su strada e l’agricoltura fanno anch’essi la loro parte nell’inquinamento.
Proprio l’agricoltura è stata responsabile della gran parte (94%) delle emissioni di ammoniaca e di più della metà (56%) delle emissioni di metano. Riguardo invece, gli ossidi di azoto, le fonti principali sono state il trasporto su strada (37%), l’agricoltura (19%) e l’industria (15%).
Nell’analisi dell’Aea si osserva come globalmente, le emissioni di tutti i principali inquinanti atmosferici nell’Ue si siano ridotte nel 2020, tendenza che prosegue dal 2005, sebbene il notevole aumento del prodotto interno lordo dell’Ue nello stesso periodo.
Le proposte per un’aria più pulita
Nell’ottobre 2022, la Commissione Europea ha pubblicato una proposta di revisione della direttiva sulla qualità dell’aria ambiente, con misure ben precise:
- Soglie più rigide per l’inquinamento, più adeguate ai nuovi limiti fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
- Rafforzamento del diritto all’aria pulita.
- La normativa attuale non include la possibilità per i cittadini di chiedere il risarcimento dei danni alla salute dovuti all’inquinamento atmosferico. Le nuove regole avranno sanzioni più efficaci e opportunità di risarcimento per la violazione delle norme sulla qualità dell’aria.
- Rafforzamento delle norme per il monitoraggio della qualità dell’aria.
- Requisiti per migliorare la modellazione della qualità dell’aria, specialmente se e dove la qualità dell’aria è scarsa.
- Maggior informazione pubblica.
Queste misure camminano insieme ad altre proposte legislative, come la revisione della direttiva sulle emissioni industriali e i suggerimenti sugli standard di emissione Euro 7 per i veicoli stradali, che sosterranno il raggiungimento di standard di qualità dell’aria più rigorosi.
Saranno necessari molti sforzi per arrivare all’obiettivo del piano d’azione dell’Ue per l’inquinamento zero, che ha fissato il 2050 come data ultima per diminuire l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo a livelli non più valutati dannosi per la salute e gli ecosistemi naturali.
