LIFE VAIA - UN PROGETTO PER LA RINASCITA DI FORESTE

Alla base del progetto la ripartenza e una nuova resilienza del patrimonio forestale dopo i danni della tempesta Vaia del 2018.

AMBIENTE
Redazione
LIFE VAIA - UN PROGETTO PER LA RINASCITA DI FORESTE

Alla base del progetto la ripartenza e una nuova resilienza del patrimonio forestale dopo i danni della tempesta Vaia del 2018.

Con il programma Life, giunto quest’ anno al suo trentesimo compleanno, l’Unione Europea finanzia lo sviluppo di progetti in materia di ambiente e clima negli stati membri. Tra le azioni previste dai finanziamenti rientrano la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici ed è qui che si inserisce Life Vaia. Il Progetto Vaia che rientra nelle azioni previsti dal programma Life per il clima e in particolare per la l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso le quali raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030, prevenire e contrastare i danni da eventi meteorologici estremi e il rischio idrogeologico.

La ripartenza e una nuova resilienza del patrimonio forestale dopo i danni della tempesta Vaia alla base del progetto. Era fine ottobre 2018, precisamente nel periodo dal 26 al 30, quando forti raffiche di vento superiori ai 200 km/h e piogge intense con conseguenti fenomeni alluvionali si sono abbattuti su aree forestali del nord Italia. Ad essere interessati Veneto (12227 ha), Trentino (18389 ha) Alto Adige (4140 ha), Lombardia (4222 ha) e Friuli Venezia Giulia (3700 ha), con il conseguente schianto di milioni di alberi (si stimano in 8,6 milioni i metri cubi di legno abbattuti) e la perdita di oltre 42 mila ettari di foreste. L’ evento estremo, da tutti conosciuto come VAIA, da una parte ha provocato un grave danno paesaggistico e ambientale per la perdita di parte considerevole del patrimonio forestale italiano, esponendo il territorio a fenomeni di rischio idrogeologico oltre alla modifica del paesaggio, dall’ altra ha impattato negativamente sulle comunità locali che traggono reddito dalle foreste. Per questo, è stato  necessario e lo sarà anche in futuro intervenire in due direzioni, da una parte dando vita ad una strategia forestale innovativa che preveda la scelta di nuove specie in sostituzione di quelle danneggiate, così da rendere più resilienti gli ecosistemi forestali, dall’ altra creando valide alternative per le popolazioni locali che traggono sostentamento economico dalle foreste. A riprova della necessità di nuovi popolamenti forestali, la costatazione che sono stati gli impianti di abete rosso, largamente presenti nelle aree colpite, a subire i danni maggiori, mentre altre specie, e tra queste abeti bianchi, pini e larici hanno mostrato resistenza agli eventi calamitosi.

Su queste premesse, sulla necessità di recupero del territorio e l’aumento della resilienza degli ecosistemi forestali ai cambiamenti climatici si inserisce il progetto VAIA (Valuing Afforestation of damaged woods with Innovative Agroforestry, valorizzazione del rimboschimento di boschi danneggiati con agroforestazione innovativa).

Per entrare maggiormente nel merito del progetto abbiamo intervistato il Dott. Maurizio Malè, laureato in scienze forestali e ambientali, Project Manager di Venetian Cluster, uno dei partner con il ruolo di coordinatore. Si tratta dell’unico cluster italiano della filiera produttiva del beni culturali e ambientali che si occupa di valorizzare il patrimonio culturale e ambientale in modo sostenibile e innovativo. Raccoglie aziende, università, enti pubblici, professionisti, associazioni e molti altri soggetti afferenti a questi ambiti, impiega in particolare i fondi europei per sviluppare progetti, di volta in volta coinvolgendo i partner più adatti a livello nazionale e internazionale.

Dott. Maurizio Malè, laureato in scienze forestali e ambientali, Project Manager di Venetian Cluster

 

 

Come Venetian Cluster perché avete deciso di aderire al progetto e quale è il vostro ruolo ?

Venetian Cluster è stato contattato da Rigoni di Asiago e Veneto Agricoltura (ideatori del progetto) per presentare il progetto nel programma di finanziamento LIFE, considerando l’esperienza di Venetian Cluster nella progettazione europea. Venetian Cluster, oltre a definire il progetto secondo il bando LIFE e scrivere la proposta progettuale per il finanziamento, ha deciso di entrare come partner (beneficiario associato) per contribuire alla realizzazione, sia per supportare il capofila (Rigoni di Asiago) per la gestione, la rendicontazione e il coordinamento generale del progetto (la mia figura è di Coordinatore del progetto), sia per apportare la sua competenza di cluster e attivatore di partenariati pubblico-privati, contribuendo a diffondere e replicare il modello presso altri soggetti, anche predisponendo i materiali per permettere ad altri soggetti di trasferire il modello nella loro realtà.

Quale è stata la genesi del progetto, la durata, come verrà attuato, lo stato attuale, le prossime tappe e gli obiettivi che intende raggiungere e chi potrà partecipare.

Il progetto è nato dalla volontà di trasformare un evento catastrofico come la tempesta Vaia, in un’opportunità per le comunità colpite attraverso un nuovo modello di riforestazione che dia loro la possibilità di ripristinare la superficie boschiva e contemporaneamente di ottenere un beneficio economico.

Il progetto è nato da un’idea di Andrea Rigoni (amministratore delegato di Rigoni di Asiago), che ha ricordato come nel dopoguerra cento anni prima l’altopiano di Asiago si fosse trovato nella stessa situazione del dopo -Vaia, con i boschi completamente distrutti, quella volta non dal vento ma dalle bombe e dai tagli per la legna. Dopo la devastazione c’era stata un’esplosione di flora selvatica per la maggiore apertura alla luce, tra cui frutti di bosco (mirtilli, lamponi, fragole) ma anche piante mellifere, che permettevano la produzione di distillati, marmellate, miele e altri prodotti in gran quantità. Lì è nata l’azienda Rigoni di Asiago, dalla nonna di Andrea Rigoni, che riuscì a sfruttare queste risorse derivanti da una sciagura. La storia si ripete esattamente 100 anni dopo, ma questa volta con l’idea di gestire l’esplosione di specie selvatiche in modo più ordinato, quindi creando piccoli orti forestali che producano per 15-20 anni, mentre il bosco intorno ricresce, anch’esso guidato per essere più vario e resistente/resiliente agli eventi estremi.

Andrea Rigoni ne ha parlato con Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura per la parte tecnica e forestale e da lì ha cominciato a prendere forma l’idea progettuale.

Il progetto, partito il 15 luglio 2021, durerà più di 5 anni, fino al settembre 2026. Al momento sono stati conclusi i progetti definitivi delle 7 aree pilota, che includono in totale 16 siti per la coltivazione abbinata a riforestazione ed altre attività economiche (apicoltura, visite guidate, ecc.) e si stanno verificando gli ultimi aspetti burocratici e amministrativi per un’attività che non è normata in quanto innovativa (agroforestazione temporanea su terreni boschivi fino alla ricostituzione del bosco). Sei milioni la dotazione finanziaria dei quali 2,5 finanziati dal programma Life 2014 – 2020 dell’ Unione Europea. Alcuni partner hanno già cominciato a realizzare i siti pilota (il partner francese ha cominciato a piantare luppolo), altri lo faranno nella primavera del 2023, in ogni caso entro il 2023 tutti i siti pilota saranno realizzati con la piantagione sia delle piante forestali che di quelle produttive degli orti forestali (frutti di bosco, in particolare mirtilli, ma anche piante officinali, tutte piante e varietà locali, non aliene). Nei successivi 3 anni di progetto si continuerà l’attività produttiva e di riforestazione, raccogliendo i dati sia della parte economica che sulla biodiversità.

L’obiettivo principale è dimostrare che l’intervento di privati con una coltivazione di specie locali (autoctone) e il rispetto di determinate regole (produzione biologica e sostenibile, assenza di impatti negativi sugli ecosistemi, ma anzi miglioramento degli stessi) può aiutare i proprietari forestali (pubblici, ma anche privati) a ricostituire i boschi e il loro patrimonio, migliorandone la struttura e permettendone una ricostituzione più veloce, con benefici per tutti gli attori.

Saranno piantate circa 26.000 piante arboree, 160.000 piante di mirtillo, 7.500 piante di lampone, 22.500 piante di specie officinali e la posa di varie arnie per la produzione di miele all’interno delle aree designate dal progetto. Il tutto sarà accompagnato da attività culturali e di divulgazione durante convegni e incontri che si svolgeranno sul territorio nazionale.

Per ora partecipano solo i partner di progetto nella costituzione dei siti pilota, ma poi verranno coinvolti i soggetti esterni al progetto interessati alla tematica (imprese del settore food, proprietari forestali, ricercatori, tecnici, professionisti, ecc.).

Quali sono i partner ?
  • Rigoni di Asiago srl
  • Association Française d’Agroforesterie (Francia)
  • Comune di Asiago
  • Fondazione Edmund Mach
  • Comune di Gallio
  • Fiera Longarone Dolomiti
  • Università di Padova – Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF)
  • Università di Santiago di Compostela (Spagna)
  • Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario
  • Venetian Cluster
  • WBA Projects – World Biodiversity Association

Ogni partner ha un ruolo ben specifico all’interno del progetto con compiti e responsabilità diverse in base alla loro area di specializzazione.

Quali saranno le ricadute per il territorio?  possiamo dire che il progetto intende dare vita ad una economia per così dire multifunzionale legata al bosco con l’inserimento della coltivazione di piccoli frutti e dell’apicoltura ?

Le ricadute sul territorio saranno molteplici: in primo luogo le comunità locali riacquisiranno la superficie boschiva distrutta e con esse tutti i vantaggi che ne derivano (contributo al bilancio dei comuni, una cui parte importante è data dalla vendita del legname dei boschi di loro proprietà).

In secondo luogo, uno degli obiettivi principali del progetto è quello di creare un modello alternativo di riforestazione che coniughi la necessità di salvaguardare la biodiversità e l’adattamento ai cambiamenti climatici con i bisogni della popolazione, ed è proprio qui che l’approccio VAIA entra in gioco: accelerare la ricostruzione degli ecosistemi forestali, mescolando concetti di rimboschimento naturale e artificiale al fine di promuovere la creazione di ecosistemi stabili caratterizzati da elevata biodiversità e valore ecologico, introducendo variabilità strutturale e genetica, aumentando le opportunità di selezione naturale nella prospettiva di adattamento ai cambiamenti climatici e creare opportunità di sviluppo economico sostenibile volte ad arrestare la spopolamento nelle aree in cui si sono verificati eventi dirompenti.

Lo sviluppo economico sostenibile sarà ottenuto grazie alla creazione di un sistema economico circolare di raccolta, produzione e vendita di prodotti provenienti dai siti pilota (piccoli frutti, confettura, miele, funghi e erbe officinali) affiancate da un’attività di divulgazione per scuole e enti turistici tramite visite ai siti pilota dove sarà possibile seguire da vicino le diverse fasi di raccolta e produzione dei suddetti prodotti.

Quali le aree e quale la superficie interessata ?

Il progetto sarà implementato in 16 siti pilota distribuiti in 7 grandi aree pilota, devastate da tempeste (in Italia e Francia) o da incendi (in Spagna), per un area totale di 615 ha, di cui circa 6,4 ha di coltivazioni con  diverse caratteristiche in termini di suolo, tipo di foresta, esposizione, altitudine, ambiente socio-economico, situate in Italia, Francia e Spagna. Ogni area pilota sarà di indicativamente  di 100 ettari (tranne una di 15 ettari) ed avrà al suo interno due siti pilota di  2,5 ettari l’ uno. La dimensione dei siti pilota permetterà al progetto di realizzare un’esperienza “su scala reale”. Di conseguenza, i risultati saranno facilmente trasferibili verso altri contesti mediante replica. Le aree pilota sono situate in diversi comuni: Asiago, Gallio e Tambre per il Veneto; Tressilla per il Trentino; Lugo in Galicia per la Spagna e infine Liposthey in Nouvelle-Aquitaine per la Francia.

Siti interessati dal progetto
Uno dei punti di forza del progetto è  rappresentato dall’ agroforestazione, come intendete attuarla ? quali caratteristiche dovranno avere le nuove specie con le quali verranno sostituiti gli alberi danneggiati dalla tempesta Vaia ?

I siti pilota sono principalmente caratterizzati da aree boschive pre-evento a bassa biodiversità perché popolati principalmente da boschi monospecifici e coetanei originati da iniziative di riforestazione artificiale realizzate in passato (un contesto molto comune in Europa dal dopoguerra agli anni 70-80). L ‘insediamento di piante commestibili e piccoli cespugli favorirà la presenza di fauna (uccelli, insetti, piccoli mammiferi, ecc.), supponendo che la presenza di ungulati sia controllata con recinzioni durante i primi anni per evitare danni alle giovani piante.

La scelta delle specie vegetali sarà condotta anche considerando il clima previsto dai cambiamenti climatici in atto, introducendo specie e varietà adeguate alle condizioni da qui ai prossimi 100 anni (specie e varietà acclimatate a quote inferiori); ciò migliorerà la biodiversità potenziale nel medio e lungo periodo, di fronte al rischio che i cambiamenti climatici selezionino solo alcune specie mentre altre non facciano in tempo ad adeguarsi a cambiamenti così veloci; infine la costruzione di serbatoi/pozzi d’acqua in ciascun sito pilota favorirà l’ arrivo di specie (animali/vegetali) il cui ciclo biologico richiede la presenza di acqua andando ad a favorire maggiormente lo sviluppo della biodiversità animale e vegetale dei siti pilota, in particolare per gli anfibi che si trovano attualmente in una situazione delicata a causa della diminuzione di pozze adatte alla riproduzione.

L’agroforestazione è data dalla presenza contemporanea di piante arboree ed arbustive/erbacee, per cui le piante arboree forniscono protezione e ombreggiamento a quelle produttive, permettendo una seconda produzione di più lungo periodo (in questo caso legname da specie forestali).

Alcune delle specie arboree previste sono:

  • Aceri (Acer pseudoplatanus, Acer platanoides)
  • Faggio (Fagus sylvatica)
  • Salice (Salix appendiculata)
  • Sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia)
  • Betulla (Betula pendula)
  • Frassino (Fraxinus excelsior)
  • Tiglio (Tilia cordata)
  • Abete rosso (Picea abies)

Quindi come si può vedere una varietà molto maggiore rispetto ai boschi di solo abete rosso preesistenti, un bosco più vario permette una maggiore biodiversità, fornendo un ecosistema più complesso in grado di accogliere molte più specie diverse, e anche più resistente/resiliente ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi, in quanto piante diverse con caratteristiche diverse reagiscono in modo diverso ad attacchi esterni (di parassiti, agenti atmosferici, fuoco, ungulati, ecc.), permettendo una riduzione dei danni e un mantenimento della copertura forestale (seppur limitata) invece di una totale distruzione del soprassuolo, quindi permettendo una più veloce ricostituzione naturale del bosco e una maggiore difesa del suolo dall’erosione.