CLIMA E PANDEMIE: UNA RELAZIONE PERICOLOSA

Gli scienziati ritengono che esista un nesso tra cambiamenti climatici e pandemie. Ma anche che nelle crisi ambientali e sanitarie la responsabilità della nostra specie sia innegabile.

AMBIENTE
Pamela Preschern
CLIMA E PANDEMIE: UNA RELAZIONE PERICOLOSA

Gli scienziati ritengono che esista un nesso tra cambiamenti climatici e pandemie. Ma anche che nelle crisi ambientali e sanitarie la responsabilità della nostra specie sia innegabile.

Il cambiamento climatico sarà tra le cause delle nuove pandemie? Stando a uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature lo scorso aprile si tratta di una domanda retorica. Dalla ricerca, infatti, si deduce che i cambiamenti climatici favoriscano lo scambio di virus tra le specie animali e quindi aumentino la possibilità di nuove pandemie. La questione è piuttosto semplice: fenomeni climatici come il riscaldamento globale stanno già spingendo molte specie animali ad abbandonare il loro habitat naturale a favore di zone finora tutt’altro che familiari. Portando con sé anche parassiti e agenti patogeni e creando così le condizioni ideali per il passaggio da una specie (quella animale) ad un’altra (quella umana), come avvenuto con la famigerata pandemia di SARS-CoV-2.

Le prove scientifiche

Quando si parla di cambiamento climatico la maggior parte degli sforzi di adattamento e mitigazione si concentra sulla lotta contro la deforestazione e l’innalzamento del livello dei mari. Ma anche la preparazione alle pandemie e la sorveglianza delle malattie sono da considerare come una manifestazione di adattamento al cambiamento climatico, ricordano i ricercatori.

Uno dei co-autori dello studio succitato, Gregory Albery ecologista esperto di malattie dell’Università di Georgetown (Washington DC) ha sviluppato e testato assieme ad altri colleghi specifici modelli e ha eseguito simulazioni per un periodo di cinque anni concentrando l’attenzione sui mammiferi per la loro rilevanza per la salute umana.Gli scienziati in particolare hanno costruito un modello di distribuzione delle specie per individuare i possibili spostamenti degli animali alla ricerca di zone più vivibili, man mano che il pianeta si riscalda. E correlato a questo, hanno creato anche un modello di trasmissione del virus con cui si prevede la probabilità di un primo spillover (il salto di un virus salti da una specie all’altra) e in cui si considerano le possibili aree di incontro delle specie e il legame dal punto di vista evolutivo (nella convinzione di una maggiore probabilità di trasmissione dei virus tra specie correlate).Dalle loro analisi hanno concluso che nei prossimi 50 anni oltre tremila specie di mammiferi migreranno a causa di condizioni climatiche sfavorevoli e dello sfruttamento del suolo, con la conseguenze del passaggio di virus da questi ad altri esemplari della stessa classe. Questo salto noto come “riflusso zoonotico” potrebbe quindi diventare tra i principali responsabili della diffusione di pandemie pericolose sia per gli animali che l’essere umano. Inoltre, indicano gli studiosi con preoccupazione, se in questo secolo la temperatura del pianeta superasse i temuti 2 °C rispetto a quella dell’epoca preindustriale nei prossimi 50 anni lo spillover potrebbe essere molto più ampio, con effetti decisamente peggiori di quelli ipotizzati.  Nello studio si considera anche che gran parte delle nuove trasmissioni dei virus avverrà con l’incontro di alcune specie di mammiferi che migreranno verso luoghi più freschi a causa dell’aumento delle temperature, maggiormente negli ecosistemi ricchi di specie differenti, tipici dei continenti africano e asiatico e verso le aree geografiche più densamente popolate, tra cui le regioni del Sahel in Africa, India e Indonesia.

Tra i più pericolosi sono citati i pipistrelli di “covidiana memoria” che costituiscono circa il 20% dei mammiferi e tra i principali protagonisti dei nuovi contagi virali multi specie: in quanto serbatoi di virus e essendo capaci di coprire notevoli distanze possono distribuire agenti patogeni zoonotici anche in regioni lontane. Affermare con certezza il verificarsi di salti virali dai mammiferi alla nostra specie è tuttavia azzardato, poiché queste ricadute avvengono in un complesso ambiente socio-economico ecologico e umano. Inoltre potrebbero esserci altri fattori biotici che potrebbero bloccare le migrazioni, quali il comportamento sociale della specie e la disponibilità di cibo, aspetti che non vengono considerati nello studio. Insomma quando si tratta delle sue implicazioni per la salute umana, la prudenza è d’obbligo.

Eppure il nesso tra maggiori temperature, migrazione delle specie e scambio di malattie non può essere ignorato: la Terra si è già riscaldata di oltre 1 °C rispetto alle temperature preindustriali, e ciò, è fuori dubbio, facilita il verificarsi di pandemie.Questo non è altro che un primo studio macro-ecologico su un possibile scenario futuro basato su una prima analisi di specie: altre ricerche permetteranno di chiarire altri aspetti, magari analizzando altri gruppi animali e ampliando le conoscenze. Eppure le sue conclusioni rappresentano un primo campanello di allarme, richiamando alla necessità di rafforzare il sistema e le infrastrutture sanitarie globali con investimenti adeguati e piani efficienti per la gestione delle pandemie, incoraggiando i governi e la comunità internazionale a migliorare il monitoraggio e la sorveglianza degli animali selvatici e delle malattie zoonotiche, in particolare in zone come il sud-est asiatico.

In un’altra più recente ricerca apparsa su Nature e pubblicata lo scorso agosto, risulta che tra cambiamento climatico e malattie infettive esiste un legame diretto, in particolare su 375 malattie analizzate dai ricercatori dell’Università delle Hawaii 218 sono state aggravate dall’impatto della crisi climatica. Dai comuni virus trasportati dall’acqua a manifestazioni mortali come la peste, mentre altri finora rimasti sotto controllo, potrebbero preso mutare e trasformarsi in malattie oggi sconosciute.Gli studiosi hanno elaborato una mappa interattiva che evidenzia come gli eventi climatici influiscano sulla diffusione degli agenti patogeni. Tra gli esempi concreti si possono annoverare le inondazioni che flagellano in modo violento e ripetuto aree come il Sud-est asiatico (ma non solo) e contribuiscono alla diffusione dell’epatite; l’aumento delle temperature responsabile di una maggiore  resistenza e longevità delle zanzare, causa della malaria; la siccità ,alla base dell’avvicinamento dei roditori infetti dal virus della febbre emorragica (hantavirus) verso le comunità umane alla ricerca di cibo e le conseguenti carenze igieniche e la comparsa di dissenteria, febbre tifoidea e  simili. Inoltre eventi climatici estremi sempre più frequenti come tempeste e inondazioni che inducono la migrazione delle persone portano con sé agenti patogeni causa di epidemie di gastroenterite e colera, tra i vari.

Il maggior numero di malattie aggravate dai cambiamenti climatici riguarda la trasmissione tramite vettori, come quelle diffuse da zanzare, pipistrelli o roditori. Mentre se si considera il tipo di evento climatico, la maggior parte degli effetti negativi è associata al riscaldamento atmosferico (160 malattie), alle precipitazioni (122) e alle inondazioni (121).
La ricerca hanno inoltre evidenziato quattro modi principali in cui i rischi climatici interagiscono con gli agenti patogeni e gli esseri umani:

  • gli eventi climatici estremi avvicinano gli agenti patogeni alle persone spostando gli habitat di animali e organismi che possono fungere da vettori di pericolose malattie patogene;
  • gli eventi climatici estremi avvicinano le persone agli agenti patogeni aumentando le possibilità di esposizione agli agenti patogeni, come le ondate di calore, che inducono a trascorrere maggior tempo in acqua e al rischio di malattie diffuse in ambienti acquatici;
  • i cambiamenti climatici favoriscono gli agenti patogeni incrementando le opportunità per gli agenti patogeni di interagire con i vettori o di causare gravi malattie all’essere umano. Un esempio è l’acqua stagnante, frutto di forti precipitazioni e inondazioni, terreno fertile per le zanzare e quindi condizione ideale per la trasmissione di morbi come febbre gialla, la dengue, la malaria, la febbre del Nilo occidentale e la leishmaniosi. L’aumento delle temperature inoltre rende i virus più resistenti al calore, con conseguente aumento della gravità delle malattie, poiché gli agenti patogeni sono in grado di adattarsi meglio alla febbre nel corpo umano.

I cambiamenti climatici indeboliscono la capacità dell’organismo di affrontare gli agenti patogeni, esponendo a questi quanti sono costretti a vivere in condizioni di affollamento, in scarse condizioni igieniche o di malnutrizione.  

L’uomo: da agente biologico ad agente geologico

L’articolo Cambiamenti climatici, ghiacciai, pandemie. L’importanza di uno sguardo multidisciplinare tra dati climatici, zoonosi e pandemie di Elisabetta dall’Ò dell’Università di Torino e apparso a giugno 2021 sulla Rivista della Società italiana di antropologia medica indica un’interessante prospettiva multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare viene proposta per la comprensione della relazione tra mutamenti climatici e pandemie. Una prospettiva che considera anche il contributo di diversi saperi tra cui la geologia, la climatologia, la storia l’epidemiologia e l’antropologia culturale per contenere i rischi causati o aggravati dalle mutazioni del clima laddove zoonosi, pandemie, cambiamenti e umanità̀ sono entità̀ interdipendenti e parti integranti di un sistema globale.

Permettendo così di leggere la complessità di questi fenomeni secondo una concezione antropocenica. Non può esser altrimenti, vivendo in un’era geologica, nota come Antropocene, caratterizzata dal massiccio intervento dell’essere umano sull’ambiente per adattarlo alle proprie esigenze. Le modifiche nello sfruttamento dei terreni, nel disboscamento, nella conversione di spazi naturali a terreni agricoli e/ a uso abitativo sono le principali responsabili delle zoonosi e della diffusione di virus con cui la nostra specie è venuta, sta entrando in contatto e con cui dovrà fare i conti in futuro.

Alcuni scienziati stanno cominciando a parlare di superamento di quest’epoca e della transizione dall’Antropocene al Pandemicene le cui protagoniste saranno pandemie ad oggi sconosciute e sempre più frequenti. Forse è prematuro parlare di una nuova era, ipotizzando scenari estremi e catastrofici, eppure una cosa è certa ed è stata scientificamente dimostrata dagli esperti: le variazioni climatiche e ambientali incoraggiano le migrazioni di specie diverse (umana, animale e virale) e ciò aumenta sensibilmente la diffusione di nuove malattie. In breve: non c’è tempo da perdere.