Agricoltura rigenerativa per sfruttare le potenzialità del suolo e non impoverirlo
Necessità di rigenerare i suoli, gli ecosistemi e la biodiversità, restituendo alla natura per non depauperarne le risorse, garantire piante in salute nel lungo periodo, promuovere la conoscenza come bene collettivo, sono i principi dell’agricoltura Organica e Rigenerativa. Per questo è necessario lo sviluppo di pratiche in grado di aumentare la fertilità dei terreni, la disponibilità di elementi minerali, la diversità microbica, ridurre gli input chimici per le colture, implementare la ricerca scientifica e l’impiego di nuove tecnologie.
Il progetto
Con il progetto Buon Cibo, Knorr entro il 2025 intende, avvalendosi dell’agricoltura rigenerativa, dare vita a 50 progetti che possano indurre un cambiamento negli stili di vita dei consumatori. Per raggiungere lo scopo è necessario un maggior consumo di verdure e legumi, una dieta più varia, caratterizzata anche dall’ impiego di ingredienti ottenuti da una filiera sostenibile, in grado attraverso il minor impatto generato dalla stessa di raggiungere importanti risultati sul fronte della riduzione dei cambiamenti climatici.
Uno dei progetti che fanno parte di buon cibo è risaie del futuro con il quale si intende produrre riso ecosostenibile grazie all’ agricoltura rigenerativa.
Ad essere interessato l’areale risicolo più importante d’ Italia e d’ Europa per tre anni. Quali i protagonisti
La fase preparatoria del progetto è datata gennaio 2022, l’inizio vero e proprio nell’ aprile dello stesso anno nell’ areale risicolo più importante d’ Europa tra Lombardia e Piemonte, in particolare nelle province di Pavia, Novara e Vercelli la sede fisica di svolgimento. A promuovere questo importante esempio di agricoltura green oltre a Knorr, Parboriz, quest’ ultima attiva nella produzione di riso parboiled, con sede a Mortara nel pavese, i partner scientifici con il professor Aldo Ferrero (nel ruolo di coordinatore) docente di agronomia del dipartimento di scienze agrarie alimentari e forestali dell’ Università di Torino ed esperto in gestione degli agro farmaci oltre che profondo conoscitore della risicoltura, e dalle startup accademiche Up to Farm della medesima università, Cassandra Tech spin off della statale di Milano e Agri. Bio dell’ ateneo di Pavia, oltre che Innova Tech, società di servizi per l’ agricoltura, con sede a Frugarolo nell’ Alessandrino che si occuperanno di riduzione delle emissioni di gas serra, aumento della biodiversità e della qualità dell’acqua.
Alla base della filiera, quattro aziende agricole che si occuperanno della coltivazione del riso “ecosostenibile”. Si tratta della società agricola Baino Marco e Martino a Ottobiano (PV), Braggio a Zeme sempre nel pavese, Benedetto Coppo a Borgo Vercellese (VC), società agricola Lovati a Borgolavezzaro (NO).

L’agricoltura rigenerativa per raggiungere obiettivi sfidanti ma necessari per ridurre le risorse e favorire fertilità del suolo e biodiversità. Anche le nuove tecnologie in aiuto
Si prevede di ridurre l’impatto negativo del sistema alimentare, migliorare la biodiversità, generare una maggiore consapevolezza nei consumatori e sviluppare la ricerca scientifica. Per questo è prevista un taglio dei gas serra del 35%, la riduzione della contaminazione dell’ acqua da agro farmaci del 40%, il miglioramento della fertilità dei suoli e della biodiversità attraverso l’ incremento della fauna ornitologica e degli insetti impollinatori in risaia.
Come abbiamo accennato uno dei perni dell’ agricoltura rigenerativa è rappresentato da una particolare attenzione verso il suolo che grazie ad una sua attenta gestione agronomica permette di ottemperare agli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti. Sotto questo aspetto risultano fondamentali, nel caso specifico delle risaie la sommersione invernale, o pratiche quest’ ultime utilizzate anche per altre colture per quali il sovescio pratica dell’ interramento nel terreno di piante o parti di esse per arricchire i terreni di sostanza organica o di azoto (nel caso delle leguminose) o le cover crops, specie alternate a quella principale in questo caso il riso, che per le diverse esigenze nutrizionali permette di aumentare la produzione, incrementare la sostanza organica, ridurre l’ erosione con vantaggi per la fertilità dei suoli, il miglioramento della struttura, maggiore quantitativo di acqua infiltrata nel terreno, rendere vita difficile alle piante spontanee conservazione dell’ umidità e per i minori costi di produzione in particolare quelli di concimazione. Un ruolo importante è giocato anche dalle nuove tecnologie ed in particolare dall’ agricoltura di precisione (precision farming) come afferma Marco Baino dell’ omonima azienda agricola «funzionano con sistemi satellitari che guidano le macchine agricole e permettono di migliorare l’ efficienza della concimazione in particolare di quella azotata, riducendo i costi e l’ inquinamento delle falde e migliorando la qualità»
Nuove tecnologie che permettono ad esempio anche di intervenire favorevolmente sulla riduzione delle emissioni grazie a sistemi di misurazione dei gas serra prodotti settimanalmente dalla risaia.
Sempre nel solco dell’agricoltura rigenerativa è possibile valutare la qualità del suolo e ridurre l’ impiego di input chimici grazie alla semina o alla semplice presenza di piante bioindicatrici, specie in grado di rivelare preziose informazioni sulla fertilità del suolo, e indicare se quest’ ultimi si caratterizzino per una buona dotazione di nutrienti/carenza, siano compatti, alcalini o acidi in base al grado di umidità, pH e nutrienti.
Nel nuovo anno come affermato dal Prof. Ferrero si attendono i risultati dei primi dodici mesi di sperimentazione e tra il 2023 e il 2024 è previsto l’ ingresso di nuove l’ aziende agricole con le quali applicare il progetto.
