“La felicità non è far sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa” scriveva Lev Tolstoj, ma è solo uno degli scrittori che si sono espressi su tale questione. Perché la felicità è da sempre al centro dei desideri dell’uomo, tutti la cercano, anche se appare difficile afferrarla. Poeti, canzonieri, parolieri ne hanno scritto infiammando l’immaginazione popolare, ma oggi la scienza ci rivela come semplicemente deriva da ormoni.
Uno studio italiano, (https://www.nature.com/articles/s41593-022-01193-4 ) pubblicato su Nature Neuroscience, condotto da scienziati dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) delle sedi di Padova e Cagliari, svela il ruolo di un gruppo di cellule cerebrali che attivano i neuroni, ribattezzati “neuroni della ricompensa “ che spingono il rilascio dell’ormone della felicità. Neuroni della ricompensa perché ad attivarli può essere un premio inatteso e gratificante, qualcosa che li accende e li stimola a produrre dopamina.
I ricercatori hanno scoperto un nuovo meccanismo di plasticità sinaptica controllato dagli astrociti (le principali ghiandole gliali del nostro cervello, quelle che insieme ai neuroni costituiscono il sistema nervoso), che modula l’attività dei neuroni dopaminergici dell’area tegmentale ventrale, una regione cerebrale localizzata nel mesencefalo.
Questi neuroni svolgono un ruolo fondamentale nell’attività locomotoria e in processi cognitivi come ricompensa e apprendimento, avversione, motivazione e attenzione. La loro attivazione – e il conseguente rilascio di dopamina – dipende dalle cosiddette sinapsi, il delicato meccanismo cerebrale che rende possibile la trasmissione di informazioni tra neuroni.

Finora, però, non era noto se e come gli astrociti prendessero parte a questo meccanismo nell’area tegmentale ventrale e come potessero influenzare l’attività dei neuroni dopaminergici. Il nuovo lavoro ha precisato il ruolo chiave degli astrociti. I ricercatori hanno infatti scoperto che queste cellule gliali interagiscono con tali neuroni attraverso recettori presenti nella loro membrana, che rispondono ai neurotrasmettitori rilasciati dai neuroni, e che la loro attivazione si traduce in una modulazione della trasmissione sinaptica.
“Utilizzando un approccio multidisciplinare che ha incluso esperimenti di elettrofisiologia, calcium imaging, chemogenettica e microscopia elettronica – chiarisce Giorgio Carmignoto del Cnr-In, coordinatore dello studio – abbiamo scoperto che l’attivazione degli astrociti nell’area tegmentale ventrale, mediata da neuromodulatori neuronali quali endocannabinoidi e la stessa dopamina, induce un potenziamento a lungo termine della trasmissione sinaptica eccitatoria. Questa scoperta rende gli astrociti dell’area tegmentale ventrale bersagli di sostanze psicoattive e della stessa dopamina.
I ricercatori del Cnr hanno effettuato lo studio su modelli di topo, notando che l’attivazione selettiva degli astrociti presenti nell’area citata, comporta un incremento dell’attività “fasica” dei neuroni dopaminergici, che favorisce un’attività iper-locomotoria. Inoltre hanno rilevato che questa modulazione dei circuiti dopaminergici è presente nelle femmine già nelle prime fasi di sviluppo, mentre nei maschi ha una maturazione più ritardata.
La ricerca, secondo gli studiosi, apre nuove prospettive per la comprensione dei meccanismi modulatori presenti nei circuiti della ricompensa e delle sue alterazioni, che potrebbero portare allo sviluppo di stati patologici associati a questi circuiti dopaminergici, come le dipendenze, i disturbi della motivazione e i disturbi psichiatrici con forte componente motoria, come quelli dell’iperattività con deficit di attenzione.
