LA LUNGHEZZA DEI GENI INFLUENZA L’INVECCHIAMENTO

Uno studio ha identificato un nuovo meccanismo precedentemente sconosciuto che potrebbe guidare l’invecchiamento.

SALUTE
Redazione
LA LUNGHEZZA DEI GENI INFLUENZA L’INVECCHIAMENTO

Uno studio ha identificato un nuovo meccanismo precedentemente sconosciuto che potrebbe guidare l’invecchiamento.

Il corredo cromosomico è il “bagaglio” che ci portiamo dalla nascita e “pesa” sulla nostra vita nel determinare una serie di caratteristiche fisiche, malattie e ora anche la possibilità di invecchiare prima di altri.  Alcune persone infatti sono geneticamente predisposte a un invecchiamento biologico più rapido e la maggior parte dei cambiamenti a livello molecolare che si verificano con l’avanzare dell’età sono dovuti alla lunghezza di determinati geni.

Lo rivela uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Aging, condotto dagli scienziati della Northwestern University. Il team, guidato dai prof. Thomas Stoeger e Luis A. Nunes Amaral, ha identificato un nuovo meccanismo precedentemente sconosciuto che potrebbe guidare l’invecchiamento. I ricercatori hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per analizzare i dati di un’ampia varietà di tessuti, raccolti da modelli animali e umani.

Gli esperti hanno scoperto che la lunghezza dei geni può spiegare la maggior parte dei cambiamenti a livello molecolare che si verificano durante l’invecchiamento. Allo stesso tempo, il lavoro indica che l’invecchiamento potrebbe essere associato a uno spostamento dell’attività verso i geni corti, il che porta le cellule a uno squilibrio di base. “I cambiamenti nell’attività dei geni generalmente sono molto piccoli – osserva Stoeger – ma coinvolgono migliaia di geni. Abbiamo notato queste alterazioni nei tessuti di diversi animali. Lo squilibrio dei geni, in pratica, provoca l’invecchiamento perché’ le cellule e gli organismi lavorano per rimanere in equilibrio“.

In giovane età – prosegue lo scienziato – le nostre cellule sono in grado di contrastare perturbazioni che porterebbero a uno squilibrio nell’attività genica. Con il passare degli anni, questa capacità diminuisce e le cellule non riescono a reagire a queste alterazioni“. I ricercatori hanno poi analizzato i geni umani in tre campioni formati da persone di età compresa tra 30 e 49 anni, tra 50 e 69 anni e da 70 anni in su. Sono stati notati cambiamenti misurabili nell’attività genica in base alla lunghezza del gene già durante la mezza età.

Questi risultati, commentano gli autori, potrebbero aprire la strada a nuovi interventi medici volti a rallentare o invertire le caratteristiche biologiche dell’invecchiamento. “Questa nuova comprensione dell’invecchiamento a livello biologico – conclude Amaral – ci permetterà di guardare ai fenomeni biologici in modo diverso. Potremmo anche indagare sui meccanismi alla base del Covid lungo. Speriamo che, a lungo termine, il nostro lavoro possa portare allo sviluppo di nuove terapie progettate per rallentare l’invecchiamento e le malattie legate all’avanzare dell’età“.