MIGLIO È MEGLIO, PER IL FUTURO DEL PIANETA

Cereale antichissimo, dalle infinite e incredibili proprietà. Il 2023 è stato dichiarato dalla FAO “anno internazionale del miglio”.

AMBIENTE
Redazione
MIGLIO È MEGLIO, PER IL FUTURO DEL PIANETA

Cereale antichissimo, dalle infinite e incredibili proprietà. Il 2023 è stato dichiarato dalla FAO “anno internazionale del miglio”.

Si fa presto a dire miglio. Derubricato per decenni in Europa come semplice “cibo per canarini”, questo cereale sta per prendersi la rivincita su tutta la linea. A decretarne onori e gloria la stessa Fao (Food and Agricoltural Organization of the United Nations) che ha indicato il 2023 come anno internazionale del miglio.

Fra le motivazioni della scelta, sensibilizzare l’opinione pubblica su alcune delle caratteristiche intrinseche che fanno di questo cereale un “superfood” nonché una delle colture più resilienti e benefiche del panorama agricolo. Rustico, non necessita di grandi quantità d’acqua, può essere coltivato anche in condizioni climatiche avverse e mutevoli. Una peculiarità che potrebbe trasformarlo in cardine su cui far leva per spezzare la catena commerciale che induce molti paesi a importare cereali anziché puntare su quelli che potrebbero coltivare autonomamente e che potrebbero garantire maggiore autonomia e sicurezza alimentare.

Umile e schietto, il miglio è uno dei cereali più antichi e importanti. Per millenni è stato uno degli alimenti più comuni anche in Italia, nel 1378, tanto per fare un esempio, consentì ai veneziani di resistere all’assedio dei genovesi, fino a che, per lo meno in Europa, è stato soppiantato dal mais. Dei ventisei milioni di tonnellate annui prodotti nel mondo, il 90% arriva da Africa e Asia dove invece è ancora ampiamente consumato. Privo di glutine, ricco di proteine, fibre e antiossidanti, fonte di calcio, ferro e magnesio, il miglio si rivela un tesoro anche sotto il profilo nutrizionale e un toccasana per il sistema cardiovascolare. Miglio perlato, Proso, Foxtail, Aia, Kodo, Browntop, Finger, Guinea millet, Sorgo, Teff sono alcune delle tipologie disponibili sul mercato. Minimo comune denominatore, la versatilità dei suoi chicchi piccoli e tondi, utilizzabili per zuppe, stufati, polente, pani, dolci e bevande (birra compresa) fino ad arrivare alla produzione di biocarburante.

Ad oggi in Italia il miglio è destinato soprattutto all’alimentazione animale, ma sono allo studio diversi progetti di ricerca per migliorarne alcune caratteristiche genetiche in modo da aumentarne la produttività, diminuire gli sprechi e favorirne l’industrializzazione. Fra questi, il progetto europeo Re-Cereal, un’iniziativa che mira a incrementare la biodiversità e re-introdurre colture tradizionali, come il miglio appunto, nelle regioni alpine al confine fra Italia e Austria.

Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia Great Life, altro progetto europeo per la sperimentazione delle colture più resilienti, a cui hanno partecipato alcune delle aziende alimentari nazionali leader nel settore bio.

Dai risultati sul campo e da quelli emersi dalla ricerca, nella corsa contro il tempo per salvare il salvabile, il miglio potrebbe rivelarsi l’asso nella manica anche per contrastare la fame nel mondo, anche e soprattutto alla luce della condizione geopolitica mondiale.

«Sono incredibili colture ancestrali con un alto valore nutrizionale – ha dichiarato il direttore generale della Fao Qu Dongyu durante il suo intervento nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno internazionale del miglio lo scorso 6 dicembre – il miglio può svolgere un ruolo importante e contribuire ai nostri sforzi collettivi per dare potere ai piccoli agricoltori, raggiungere uno sviluppo sostenibile, eliminare la fame, adattarsi al cambiamento climatico, promuovere la biodiversità e trasformare i sistemi agroalimentari».

Fonti FAO:
https://www.fao.org/millets-2023/en
https://www.fao.org/documents/card/en/c/cc3253en
Videowww.youtube.com/watch