Il 2023 è iniziato con l’ennesima cattiva notizia, un nuovo record del riscaldamento dell’oceano si è verificato nel precedente anno, accompagnato da un aumento della stratificazione e dalla variazione di salinità delle acque. Tutto ciò suggerisce che il mare sarà sempre più caldo con un futuro ancora più estremo per tutto quello che riguarda l’ambiente e la biodiversità marina, ma non solo.
L’inquietudine è rivolta anche verso gli esseri umani e gli ecosistemi terrestri, poiché gli oceani assorbono la maggior parte del riscaldamento provocato dalle attività umane.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Science ed effettuato dall’Accademia Cinese delle Scienze insieme a ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dell’ Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), ha messo in evidenza questo triste primato.
L’analisi
I dati ottenuti dal 1950 ad oggi, sono stati esaminati dagli scienziati dell’Istituto di Fisica Atmosferica (IAP) cinese e dell’Amministrazione Nazionale per gli Oceani e l’Atmosfera (NOAA) statunitense.
È stato evidenziato come, rispetto ai valori del 2021, il contenuto di calore dell’oceano (OHC, Ocean Heat Content) nei primi 2mila metri di profondità è aumentato rispetto all’anno precedente di circa 10 Zetta joule, ovvero 1 joule (unità di misura del calore) seguito da 21 zeri.
Per dare un’idea di l’imponenza del valore, 10 Zetta joule di calore possono tenere in ebollizione 700 milioni di bollitori da 1,5 litri per un anno intero.
“Il riscaldamento globale dell’oceano continua e si manifesta sia con nuovi record del contenuto termico delle acque ma anche con nuovi valori estremi per la salinità. Le aree già salate diventano ancora più salate mentre le zone con acque più dolci diventano ancora meno salate: c’è un continuo aumento dell’intensità del ciclo idrologico”, spiega Lijing Cheng, primo autore del lavoro.

Sono due, dunque, gli indicatori decisivi del cambiamento climatico relativi all’oceano che confermano il costante aumento della temperatura unito a livelli sempre più elevati di salinità e all’accrescimento della sua stratificazione: la divisione dell’acqua in strati che può ridurre o addirittura annullare il rimescolamento e, gli scambi tra la superficie e le zone più profonde.
Gli effetti del nuovo record
L’aumento della salinità e della stratificazione dell’oceano mutano il modo in cui il calore, il carbonio e l’ossigeno vengono scambiati fra l’oceano e l’atmosfera. Ciò potrebbe causare una deossigenazione nella colonna d’acqua, una conseguenza grave per tutto il pianeta.
Tutto questo, infatti, si andrebbe a ripercuotere sulla biodiversità marina costringendo ad esempio specie ittiche fondamentali a spostarsi, ma determinerebbe anche situazioni drastiche nelle comunità che vivono di pesca.
Senza contare inoltre, le anomalie meteorologiche, che sono state evidenti già nel 2022, grazie alle continue ondate di calore con nuovi record di temperature atmosferiche in molti periodi dell’anno combinate a una considerevole riduzione delle precipitazioni.
E il nostro mare?
Il Mediterraneo è il bacino che si scalda più rapidamente fra quelli presi in considerazione nello studio, ma il contenuto di calore nel 2022 resta allo stesso livello del 2021 in base alle stime dello IAP-CAS (Institute of Atmospheric Physics, Chinese Academy of Sciences). Non sono allineati, invece, i dati del modello di rianalisi del Mediterraneo generati e distribuiti dal servizio marino europeo Copernicus, i quali individuano una diminuzione rispetto al 2021. Queste discrepanze potrebbero essere dovute alle tecniche differenti di elaborazione dei dati e alla loro distribuzione spazio-temporale.
“La collaborazione con questo gruppo internazionale, in particolare con il professor Cheng, ci permette di mantenere alta l’attenzione sul riscaldamento globale ed il suo impatto sull’oceano e di conseguenza sull’uomo e le attività economiche ad esso strettamente correlate, Riteniamo che continuare a monitorare sistematicamente questi cambiamenti nell’oceano rimanga l’unico modo per comprendere ed essere maggiormente consapevoli delle loro conseguenze e per poter elaborare strategie efficaci di mitigazione e adattamento”, conclude Franco Reseghetti dell’ENEA.
