Brutte notizie per chi ama lo sci, sport in cui l’Italia vanta primati eccellenti e campioni mondiali. I cambiamenti climatici stanno colpendo duramente anche l’economia di montagna, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Il problema non colpisce solo l’Italia ma l’intera Europa, e gli scienziati prevedono che nei prossimi decenni non ci sarà più neve sulle Alpi.
Non potranno salvarci neanche i cannoni sparaneve secondo uno studio condotto da Erika Hiltbrunner del dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Basilea, pubblicato sull’International Journal of Biometereology.
La ricerca ha calcolato fino a che punto il comprensorio sciistico di Andermatt-Sedrun-Disentis (in Svizzera) può mantenere le sue vacanze natalizie economicamente redditizie e una stagione sciistica di almeno 100 giorni con e senza innevamento artificiale da qui alla fine del secolo. Il team ha raccolto dati sugli aspetti delle piste, dove e quando viene prodotta la neve nella stazione sciistica e con quanta acqua. Ha quindi applicato gli ultimi scenari di cambiamento climatico (CH2018) in combinazione con il software di simulazione SKISim 2.0 per le proiezioni delle condizioni della neve con e senza innevamento tecnico.

I dati dimostrano che l’uso della neve artificiale può garantire una stagione sciistica, ma almeno a 1800 metri, cioè nelle parti più alte, ma con molta probabilità saranno a rischio le settimane natalizie dei prossimi decenni, dato il clima non abbastanza freddo in questo periodo e in quello che lo precede. I nuovi generatori di neve non potranno risolvere completamente il problema, data l’alta emissione di gas serra, perché l’aria calda assorbe più umidità e quindi, man mano che gli inverni diventano più caldi, diventa sempre più difficile produrre e mantenere neve artificiale.
In realtà la carenza di freddo, neve e ghiaccio, come in questo tiepido inverno, ha effetti negativi a cascata, perché la carenza di questi elementi porta a una scarsità di riserva idrica fondamentale che è garante di acqua nei fiumi e nei laghi sia in primavera che in estate. Se queste riserve non si riempiranno, il primo settore che ne soffrirà sarà quello agricolo, già reduce da un anno di crisi climatica eccezionale.
In definitiva se non sciare non rappresenta il primo problema di questo periodo, resta intero l’allarme sui cambiamenti climatici epocali. Il pianeta si riscalda, l’Europa bolle e in Italia il 2022 è stato l’anno più caldo e siccitoso dal 1800, con un terzo di pioggia in meno rispetto al trentennio 1991-2020.
