LE STELLE IN CIELO SONO SEMPRE MENO VISIBILI

Uno studio rileva che un bambino che nasce in un luogo in cui sono visibili 250 stelle, sarà in grado di vederne solo 100 al suo diciottesimo compleanno.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
LE STELLE IN CIELO SONO SEMPRE MENO VISIBILI

Uno studio rileva che un bambino che nasce in un luogo in cui sono visibili 250 stelle, sarà in grado di vederne solo 100 al suo diciottesimo compleanno.

Le stelle in cielo hanno guidato la mano di molti poeti per realizzare delle opere d’arte degne di nota, che fanno riflettere e sognare, descrivendo perfettamente le emozioni che un cielo notturno riesce a trasmettere. Alle stelle sono stati affidati desideri, sogni di miliardi di persone, questi astri hanno donato non sono illusioni ma anche speranze, rappresentate in ogni disciplina artistica. Ma oggi la scienza ci mette difronte a una cruda realtà. Infatti secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science, la visibilità delle stelle nel cielo notturno sembra diminuire molto più velocemente di quanto si pensasse in precedenza.

La ricerca è stata condotta dagli scienziati del GFZ German Research Center for Geosciences e della Rhur Universitat Bachum. Il team guidato da Kyba, Yigit Oner e Costance Walker, ha analizzato 51.351mila osservazioni del cosmo raccolte in tutto il mondo dal 2011 al 2022 grazie a una iniziativa del citizen science nominata “Globe at Night”.

L’indagine evidenzia un incremento nella luminosità del cielo che varia dal 7 al 10% ogni anno. Il tasso di cambiamento si è velocizzato rispetto a quanto ci si aspettasse.

«Su gran parte della superficie terrestre, il cielo continua a risplendere di un crepuscolo artificiale molto tempo dopo il tramonto. – afferma la Walker – in  una forma di inquinamento luminoso che ha gravi effetti sull’ambiente e dovrebbe quindi essere al centro della ricerca. Dopotutto, molti comportamenti e processi fisiologici delle creature viventi sono determinati dai cicli giornalieri e stagionali e quindi influenzati dalla luce. Lo Skyglow colpisce sia gli animali diurni che notturni e distrugge anche una parte importante del nostro patrimonio culturale. L’aspetto del cielo notturno sta cambiando, con effetti negativi sull’osservazione delle stelle e sull’astronomia”.

Anche se difficile da calcolare, questo cambiamento può essere valutato attraverso il potere di osservazione dell’uomo.

La variazione della luce del cielo, infatti, nel tempo non è stata precedentemente misurata a livello globale. Anche se in linea di principio potrebbe essere misurato dai satelliti, gli unici sensori che monitorano l’intera terra non hanno sufficiente precisione o sensibilità. Quindi un approccio promettente è quello di utilizzare l’occhio umano come sensore, e nel farlo fare affidamento sul potere della massa. Il progetto “Globe at Night”, avviato dal NOIRLab è in corso dal 2006 e si può partecipare da tutto il mondo. I partecipanti guardano il loro cielo notturno e poi, utilizzando un modulo on line, segnalano quale di una serie di 8 carte stellari corrisponde meglio a ciò che vedono. Ogni grafico mostra il cielo sotto diversi livelli di inquinamento luminoso. Al progetto hanno partecipato amatori e appassionati provenienti da 19.262 località. La riduzione della visibilità del cielo può dipendere dall’inquinamento luminoso. In Europa si è rilevato un incremento della luminosità del 6,5% in Nord America del 10,4%.

“La velocità con cui le stelle stanno diventando invisibili è drammatica. Con questo ritmo – illustra Kyba – un bambino che nasce in un luogo in cui sono visibili 250 stelle, sarà in grado di vederne solo 100 al suo diciottesimo compleanno”. I ricercatori hanno anche rilevato che secondo le misurazioni satellitari, la luminosità artificiale sarebbe invece diminuita, in media dello 0,3% in Europa, dello 0,8% in Nord America.

Tra i limiti del lavoro, rileva il team, la maggior parte delle osservazioni proviene dalle stesse località. Ad, esempio, chiariscono, la metà dei contributi asiatici sono arrivati dal Giappone.

“Con una partecipazione più ampia potremmo identificare le tendenze per altri continenti e forse anche per singoli stati o città” concludono gli scienziati.