BATTERIE ELETTRICHE, ANCHE NEL LAZIO SI INIZIA AD ESTRARRE LITIO

Si stima che entro il 2030, l’elettrificazione dei mezzi di trasporto, farà aumentare del 25% annuo la domanda di batterie elettriche al litio.

AMBIENTE
Redazione
BATTERIE ELETTRICHE, ANCHE NEL LAZIO SI INIZIA AD ESTRARRE LITIO

Si stima che entro il 2030, l’elettrificazione dei mezzi di trasporto, farà aumentare del 25% annuo la domanda di batterie elettriche al litio.

Il litio, assieme ad altri 30 minerali preziosi (Materie Prime Critiche), fa parte di tutte quelle materie prime necessarie per la costruzione di batterie elettriche, accumulatori di pale eoliche, colonnine di ricarica, fibra ottica: in due parole, transizione energetica. Questi sono presenti in natura ad estrema profondità nel terreno, nella roccia e nelle acque. 

Tra questi, il litio è uno dei minerali più utilizzati per produrre le batterie delle auto elettriche. Di questo sembrano essere molto ricchi i giacimenti geotermici. Assieme al litio, altro minerale essenziale per le batterie elettriche è il cobalto, che tutt’ora viene ancora estratto a mano in alcune zone dell’Africa, come il Congo, dove infatti è stato lanciato un appello per tutelare la salute e le condizioni di lavoro dei lavoratori in miniera.

Attualmente, la Cina è il paese leader nel mercato della produzione di batterie elettriche a litio; Pechino ha una produzione pari al 78% del totale mondiale. Un vero e proprio monopolio se confrontato al 7% del mercato mondiale dell’Unione Europea nello stesso settore.

I più grandi stabilimenti di litio al mondo sono presenti soprattutto in Cile, con le famose miniere del Salar de Atacama, Bolivia e Argentina, ma vi sono importanti giacimenti anche in Asia ed Australia. Con l’intenzione di aumentare la propria produzione e di rispondere alla crescente domanda di batterie elettriche l’Europa ha approvato un progetto per incrementare le giga-factory sul territorio dell’Unione, scoprendo che anche l’Italia dispone di importanti giacimenti.

Oltre a Campania e Toscana, tra le zone individuate vi è ad esempio l’Alto Lazio e più precisamente la zona nei pressi del Lago di Bracciano, dove la compagnia australiana Altamin e la tedesca Vulcan, hanno chiesto alla Regione Lazio il permesso di perforare il terreno a 1300 metri di profondità per l’estrazione dell’oro bianco in questione.

Questa zona, assieme a quella del Lago di Martignano, aveva attirato l’attenzione di compagnie come Eni ed Enel già negli anni 70: trivellando alla ricerca di acqua ad alta pressione, per azionare turbine e generatori, scoprirono che li il sottosuolo era ricco di litio, ad una concentrazione interessante di circa 400/550 mg per litro d’acqua.

Oltre alla necessità di aumentare la produzione di batterie al litio, per l’Unione Europea si prospetta anche la necessità di gestire un altro processo, quello del riciclo delle batterie usate, filiera anche questa di appannaggio cinese fino ad ora. 

La questione delle batterie a litio, se da una parte entusiasma perché chiama a se un grande obiettivo che è quello della transizione energetica, dall’altra non è esente da critiche e perplessità legate all’impatto che l’estrazione di litio ha sull’ambiente.

Tra le problematiche, il grande fabbisogno di acqua per la sua estrazione: 1,8 litri di acqua per tonnellata di litio. In sud America, dove il litio viene estratto soprattutto nelle saline, lo squilibrio idrico ha aumentato i processi di siccità e desertificazione. Altra questione quella delle emissioni di anidride carbonica che possono variare dalle 5 alle 15 tonnellate per tonnellata di litio estratto.

Se ne deduce che un ulteriore obiettivo all’interno del grande progetto della transizione energetica, è quello di conciliare estrazione di litio a sostenibilità.