Risparmiare energia, valorizzare il patrimonio immobiliare, far pagare meno le bollette ai cittadini e superare la dipendenza dai combustibili fossili con investimenti che hanno un ritorno sicuro è il portato della Direttiva UE approvata dalla commissione Industria del Parlamento europeo, nota in Italia come ‘case green’. L’atto andrà in plenaria dal 13 al 16 marzo e l’approvazione del testo definitivo, dopo l’iter necessario, è attesa per l’inizio della prossima estate.
L’interrogativo più grande resta su chi paga gli investimenti necessari per aumentare l’efficienza energetica degli edifici entro i tempi previsti, ma la direttiva stessa prevede che gli Stati membri predispongano ‘finanziamenti, misure di sostegno e altri strumenti consoni’ per ‘stimolare finanziamenti necessari e altri strumenti consoni’. Sono anche stati approvati emendamenti che rendono la norma più flessibile, ammorbidendola per tempi e modi di attuazione ma ciò non ha evitato il voto di opposizione di tutte le forze della maggioranza del governo italiano, che attraverso le dichiarazioni degli europarlamentari leghisti, parla di una patrimoniale nascosta che colpisce famiglie, imprese e lavoratori, isolando l’Italia dalle posizioni degli altri Paesi.
La direttiva prevede che gli Stati membri possono promuovere ‘l’introduzione di strumenti di investimento e di finanziamento abitanti, quali prestiti per l’efficienza energetica e mutui ipotecari per la ristrutturazione degli edifici, contratti di rendimento energetico, incentivi fiscali, sistemi di detrazioni in fattura, fondi di garanzia’. E oltre ai finanziamenti nazionali, sempre chiarisce l’atto, possono essere usati ‘i finanziamenti disponibili stabiliti a livello dell’Unione, in particolare il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, il Fondo sociale per il clima, i fondi della politica di coesione, il fondo InvestEU e i proventi delle aste per lo scambio di quote di emissioni’ del sistema Ets.
Definito anche il ruolo delle banche, infatti è previsto che ci siano da parte loro ‘misure volte a garantire che i prodotti di credito a favore dell’efficienza energetica per la ristrutturazione edilizia siano ampiamente proposti e in modo non discriminatorio dagli istituti finanziari e siano visibili e accessibili ai consumatori’. L’ammodernamento energetico delle case meno efficienti deve essere compiuto entro il 2033, e non entro il 2030 come previsto in una prima bozza, confermata la decisione di ricalibrare le varie classi in modo da evitare che le peggiori risultino sovraffollate.
L’obiettivo è la riduzione sostanziale delle emissioni di gas a effetto serra, per poi arrivare alla “neutralità climatica” entro il 2050. Infatti gli edifici UE sono oggi responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra. Infine la Direttiva prevede che tutti i nuovi edifici siano dotati di tecnologie solari entro il 2026, ove fattibile sia economicamente che tecnicamente, mentre gli edifici residenziali in ristrutturazione hanno tempo fino al 2032 per mettersi in regola.
Queste misure, necessarie ai fini della riduzione degli elementi inquinanti, saranno messe in atto dagli Stati membri attraverso piani nazionali di ristrutturazione, che dovrebbero includere programmi di sostegno con misure che facilitino l’accesso a sovvenzioni e finanziamenti.
