STOP ALL'INQUINAMENTO PER FERMARE LA RESISTENZA AGLI ANTIMICROBICI

Ogni anno la resistenza antimicrobica uccide migliaia di persone nel mondo. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente uno dei fattori facilitanti è l’inquinamento.

SALUTE
Pamela Preschern
STOP ALL'INQUINAMENTO PER FERMARE LA RESISTENZA AGLI ANTIMICROBICI

Ogni anno la resistenza antimicrobica uccide migliaia di persone nel mondo. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente uno dei fattori facilitanti è l’inquinamento.

L’inquinamento dell’ambiente diminuisce l’efficacia di antibiotici, antivirali, antimicotici e antiparassitari contribuendo all’aumento esponenziale dei superbatteri resistenti agli antimicrobici e altri esempi di resistenza antimicrobica. È quanto contenuto in un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP). Quelle “superarmi”, gli antimicrobici, che salvano migliaia di vite e umane e settori economici vitali e senza le quali la medicina non potrebbe curare neanche le più lievi infezioni di cui sono vittime esseri umani, animali e piante stanno diventano quindi “armi spuntate” inefficaci.

Eppure una soluzione per rallentare (se non eliminare) questo trend c’è, dicono gli esperti, ed è la riduzione dell’inquinamento ambientale alla fonte.

I numeri della resistenza agli antibiotici
L’Organizzazione mondiale della sanità elenca la resistenza antimicrobica tra le prime dieci minacce alla salute globale. E a ragione.

Nel 2019 secondo i dati dell‘Istituto Superiore di Sanità 4,95 milioni di decessi in tutto il mondo sono stati associati alla resistenza batterica agli antimicrobici di cui 1,27 milioni direttamente attribuibili a quella; in pratica pari alla mortalità per malaria e HIV messi insieme. Lo stesso Istituto prevede che entro il 2050, si  potrebbero raggiungere i dieci milioni di morti all’anno, pari al tasso di decessi per cancro del 2020.

A livello economico nel prossimo decennio, gli impatti della resistenza antimicrobica sui sistemi sanitari, sulla produzione agricola e sulla produttività mondiali rischiano di tradursi in un calo del prodotto interno lordo di almeno 3,4 trilioni di dollari all’anno e nella riduzione di 24 milioni di persone in condizioni di povertà estrema.

La resistenza antimicrobica è strettamente legata alle disuguaglianze: è nel meno avanzato Sud del mondo, laddove prevalgono mancanza o insufficienza di igiene con acque reflue rilasciate nell’ambiente senza aver subito un trattamento adeguato e dove l’accesso ai servizi igienici è limitato, la diffusione degli  antimicrobici in agricoltura è ampia e riguarda prevalentemente le donne impegnate nell’ applicazione di trattamenti nelle fattorie e nelle piantagioni che  la cosiddetta “pandemia nascosta” è più forte.

Anche a livello europeo i dati sono spaventosi. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie(ECDC) nel 2021 ha pubblicato un rapporto riferito al periodo 2016-2020 che riporta il numero annuale di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici e dei decessi attribuibili a questi.

È stato stimato che in quel quadriennio i casi di infezioni da batteri resistenti a determinati antibiotici (dati EARS-Net) nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio Economico Europeo (SEE)  su base annuale sono  saliti da  685.433 nel 2016 a 865.767 nel 2019 per poi calare leggermente a 801.517 nel 2020; il trend dei decessi è stato simile: 30.730 nel 2016, 38.710 nel 2019 e 35.813 nel 2020. È stato inoltre stimato che il 70,9% dei casi di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici erano infezioni correlate all’assistenza sanitaria e individuali come principali responsabili il batterio E. coli resistente alle cefalosporine di terza generazione, seguito da S. aureus resistente alla meticillina e K. pneumoniae resistente alle cefalosporine di terza generazione con un peso totale specifico per fascia di età più alto nei neonati e negli anziani (oltre i 65 anni).

L’impatto dell’inquinamento e sulla resistenza antimicrobica
Allo sviluppo e diffusione della resistenza antimicrobica contribuisce in notevole misura l’inquinamento ambientale, in particolare quello causato da tre settori economici, in particolare farmaceutico e chimico; agricoltura; sanità. Anche la gestione dei rifiuti municipali ha le sue responsabilità: la fuoriuscita di antimicrobici nell’ambiente ad esempio attraverso le acque reflue, consente a batteri, virus, parassiti o funghi di resistere ai trattamenti antimicrobici a cui erano precedentemente sensibili. Inoltre le discariche di rifiuti solidi urbani, frequentate da animali selvatici, possono contribuire alla diffusione della resistenza antimicrobica.

Come combattere la resistenza agli antimicrobici
Diversi sono gli attori che possono giocare un ruolo importante nel ridurre e magari anche sconfiggere la resistenza antimicrobica mettendo il tema in cima all’agenda globale. Mentre l’importanza dell’ambiente nella resistenza antimicrobica rimane poco studiata, i governi, l’industria e altri protagonisti chiave possono intraprendere ora per fermare la fuoriuscita di antimicrobici nell’ambiente. Il settore farmaceutico, ad esempio, potrebbe rafforzare i sistemi di ispezione, modificare gli incentivi e le sovvenzioni per aggiornare il processo di produzione e garantire un adeguato contenimento e trattamento dei rifiuti e delle acque reflue.

Il settore agroalimentare potrebbe limitare l’uso di antimicrobici e ridurre gli scarichi per proteggere le fonti idriche da inquinanti, microrganismi resistenti e contaminazione da residui antimicrobici. Il settore sanitario infine potrebbe rendere più accessibili fonti idriche e servizi igienico-sanitari di alta qualità e sostenibili, installare sistemi di trattamento delle acque reflue specifici per gli ospedali e garantire l’uso e lo smaltimento sicuri e sostenibili dei trattamenti antimicrobici.

Queste azioni richiedono il sostegno ad alto livello attraverso piani d’azione nazionali, standard internazionali, sussidi, investimenti in ricerca e soprattutto un’ampia collaborazione tra i settori. L’adozione dell’approccio “One Health promosso dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che riconosce l’interdipendenza tra la salute delle persone, degli animali, delle piante e dell’ambiente, è un passo nella giusta direzione così come l’iniziativa politica promossa attraverso il Global Leaders Group on Antimicrobial Resistance.

Non c’è tempo da perdere, la minaccia della “pandemia nascosta” è in crescita.