“Già durante la stesura della legge delega abbiamo ottenuto novità sostanziali. La più significativa – ed è un elemento che ho voluto con caparbietà – è la riduzione dei livelli di progettazione dai tre a due: progettazione di fattibilità tecnico-economica e progetto a base d’asta. Questa riduzione fa risparmiare almeno un anno di tempo. Ce ne sono poi altre, di novità: una revisione dei prezzi più veloce, la centralità del progettista, il riequilibrio tra le parti, la digitalizzazione e finalmente l’apertura al mercato. Possiamo dire che il Consiglio di Stato, insieme agli organi consultivi e al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ha fatto un grande lavoro ed il merito è anche del presidente Franco Frattini, un vero uomo di Stato. Oggi il testo è più semplice, anche nel linguaggio. Purtroppo, rimangono comunque troppi articoli, commi, troppe parole. Si può fare di più, per andare verso un vero e proprio manuale del costruttore, analizzando a parte anche servizi e forniture. Ad ogni modo, il nuovo codice pone come principio centrale quello del risultato ed è una vera rivoluzione”.
“I tempi sono stretti: consegna da parte dei relatori di tutte le osservazioni della Commissione entro il 21 febbraio, poi approvazione in Consiglio dei Ministri entro il 31 marzo con adozione immediata: ma su questo aspetto è necessaria una riflessione ulteriore. Dobbiamo evitare lo shock normativo: è possibile con un periodo transitorio di sperimentazione, coordinato da una cabina di regia del MIT per l’attuazione”.
“Oltre alla forte semplificazione, mi piace ricordare l’obbligo di incarichi retribuiti per i professionisti, che per noi è una garanzia a tutela dell’opera e della qualità del lavoro. C’è poi la promozione di una buona pratica come il partenariato pubblico-privato, che ritengo fondamentale. Ci sono altri aspetti su cui lavoreremo a breve: in primis la correzione dell’illecito professionale, la cui formulazione oggi è troppo giustizialista. A seguire la qualificazione delle stazioni appaltanti, sempre a garanzia della qualità dell’opera e il miglioramento dell’appalto, integrando il progetto a base d’asta con il relativo quantitativo economico così da evitare contenziosi. Il già citato adeguamento dei prezzi si può migliorare rendendo più fluido il meccanismo attraverso l’introduzione della proporzionalità. In generale, vorremmo anche maggior fiducia nelle imprese ma anche commissioni di valutazioni più oggettive”.
“Un ruolo semplicemente fondamentale. Quando si ascoltano le imprese e i professionisti e, in generale, chi lavora, non si sbaglia mai. In qualità di relatrice, infatti, ho organizzato decine di incontri nonché momenti di confronto pubblici, come il convengo di Roma del dicembre scorso, per riflettere insieme sulla mia proposta di ‘manuale del costruttore’. Al confronto abbiamo dato seguito, recependo le osservazioni che sono emerse da oltre 70 audizioni. E non finisce qui. Con il Centrodestra al governo le imprese e i vari rappresentanti avranno sempre voce in capitolo. Su questo c’è una grande discontinuità: prima si prendevano iniziative senza consultare le imprese, oggi invece si decide parlando innanzitutto con le imprese”.
“Innanzitutto, mi aspetto che si possa finalmente fare. Questo è un codice che parte dalla volontà di fare e soprattutto di far lavorare. Ed è per questo che ci sono grandi aspettative da parte degli operatori del settore: soprattutto dopo gli errori del codice appalti del 2016 che ha bloccato i cantieri per le opere pubbliche, obbligando a molte deroghe. Ma un Paese non può vivere sempre in deroga! Per questo, bisogna rispettare i termini e partire con le opere del Pnrr, tenendo sempre al centro qualità dei lavori. E per rispettare i tempi, che sono ravvicinati, servono regole certe e non interpretabili. E bisogna anche fare sistema: imprese-Rup-pubblica amministrazione, tutti insieme per lo stesso obiettivo: fare e farlo bene”.
