TERRE RARE IN SVEZIA, CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE

È stata celebrata a inizio anno come una grande scoperta, rivoluzionaria per il futuro energetico europeo. Per qualcuno potrebbe rappresentare un danno.

AMBIENTE
Pamela Preschern
TERRE RARE IN SVEZIA, CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE

È stata celebrata a inizio anno come una grande scoperta, rivoluzionaria per il futuro energetico europeo. Per qualcuno potrebbe rappresentare un danno.

Il ritrovamento da parte della società mineraria statale svedese LKAB di un vasto giacimento di terre rare pari a oltre un milione di tonnellate a Kiruna, la città più settentrionale della Svezia, è stato accolto come un successo. Una buona, anzi ottima notizia, non solo per l’industria mineraria del paese destinata ad espandersi ma anche  per l’Europa tutta e per l’ambiente, in quanto materie prime cruciali per la transizione verde.

Le terre rare, infatti, sono componenti chiave di molti oggetti e strumenti di uso quotidiano sempre più popolari grazie al loro basso impatto ecologico: dalle batterie dei veicoli elettrici ai telefoni cellulari alle turbine eoliche solo per citarne alcuni.
Inoltre, ha promesso la società mineraria svedese, il processo di estrazione non prevederà l’uso di combustibili fossili.

Attualmente in Europa non si estraggono terre rare e le industrie del continente dipendono fortemente dalle importazioni da altri paesi come Cina e Russia. Tutt’altro che sorprendente quindi l’entusiasmo che tale scoperta ha generato, soprattutto tra quanti non attendevano che l’autonomia delle materie prime in primis dalla Russia, in particolare nell’attuale scenario di guerra.

L’impatto dei giacimenti minerari a Kiruna
Eppure, procedendo ad un’analisi attenta e puntuale che tenga conto non solo dell’interesse alla competitività e sviluppo del continente, si nota che non tutti guadagnano da questo ritrovamento. Il riferimento è in particolare ai sami, la popolazione indigena che vive vicino al sito.
Questa comunità già risente della presenza della miniera di minerale di ferro di Kiruna e ora teme le conseguenze di un nuovo giacimento che minaccerebbe le loro tradizioni e il loro modo di vivere.

La cultura di questo popolo, presente oltre che in Svezia anche in Russia, Finlandia, Norvegia, si basa infatti su un utilizzo tradizionale del suolo che risale a tempi antichi, molto prima che esistessero gli attuali paesi europei. Profondamente legati alle loro mandrie di renne e alla loro terra, concepiscono quest’ultima in modo “verde” lasciando liberi i loro animali di pascolare e nutrirsi nel loro ambiente naturale. Durante l’anno le renne si spostano lungo un territorio che va dal confine norvegese dove si trovano in primavera verso est in piena estate, ad agosto, seguite dagli abitanti del villaggio di Gabna Sámi.

La miniera e lo sviluppo della città di Kiruna hanno lasciato il villaggio solo una piccola striscia di terra, ampia pochi chilometri dove poter far pascolare le renne e quello che per anni, secoli, è stato un territorio incontaminato oggi è attraversato da infrastrutture, ferrovie, strade. La miniera di ferro ha già dispiegato i suoi effetti negativi: oltre ad aver arrestato le diverse rotte migratorie e contribuito all”inquinamento dei laghi, impedendo alla comunità locale di svolgere la tradizionale attività di pesca. Non solo quindi un danno agli animali ma anche agli esseri umani e alla loro cultura.

Le comunità sami tra la difesa della loro identità e dell’ambiente
Il popolo sami, in particolare gli abitanti del villaggio di Gabna Sámi, si trovano in una posizione difficile. Da una parte in quanto direttamente esposti alle conseguenze del cambiamento climatico, comprendono bene la necessità di intervenire per combattere il fenomeno. Dall’altra però sono convinti che in questa parte della Svezia l’industria sfrutti la transizione verde per il proprio interesse.

“Le terre rare non aiutano a combattere la crisi del clima; occorrerebbe piuttosto impegnarsi nell’inquinare  meno il terreno azzerando la distruzione di fragili ecosistemi”,afferma Karin Kvarfordt Niia, portavoce della comunità di Gabna Sameby.
E allora prima di parlare di successo è bene considerare e valutare l’impatto e le conseguenze in modo globale, non guardando solo all’interesse di una o alcune parti.