Alcolici come la tequila, il mezcal rischiano l’estinzione a causa della crisi climatica. Così come il margarita, il gustoso mix a base di tequila, triple sec e succo di lime diventato uno dei cocktail più famosi, tanto da dichiarare il 22 febbraio la “Giornata internazionale del Margarita”.
Relazione tra cambiamento climatico e alcolici
L’agave, da cui si ricava uno dei suoi ingredienti principali, la tequila, rischia di veder ridotta la produzione in modo drastico a causa dell’aumento delle temperature e del degrado del suolo. Questi sono gli elementi che minacciano il pipistrello responsabile dell’impollinazione della pianta.
Stessa sorte potrebbe toccare al mezcal altro distillato derivato dalla stessa pianta.
L’agave cresce nei deserti caldi e secchi dell’America centrale ed è impollinata dal cosiddetto pipistrello dalla proboscide” (o dal naso lungo) messicano; il destino di questo è strettamente intrecciato a quello della pianta, al punto che se il primo scomparisse anche l’altra vedrebbe minacciata la sua esistenza. “La relazione tra pipistrelli e tequila può sembrare oscura all’inizio, ma l’associazione pipistrello-pianta è così forte che la scomparsa di uno minaccerebbe la sopravvivenza dell’altro“, riporta l’organizzazione a difesa dei pipistrelli e dei loro ecosistemi, il Bat Conservation International.
Il rischio che questa specie particolare di mammifero sparisca è concreto, stando a uno studio del 2019 che ha dimostrato come l’habitat del pipistrello sarà messo in pericolo dal cambiamento climatico. Con la riduzione del numero di pipistrelli anche la loro interazione con le piante di agave diminuirà di circa il 75%. “La potenziale estinzione dell’animale avrà probabilmente effetti negativi sulla riproduzione sessuale e sulla variabilità genetica delle piante di agave, aumentando la loro vulnerabilità ai futuri cambiamenti ambientali“, è indicato nello studio.
In questo scenario preoccupante si aggiunge la crescente popolarità di tequila e il mezcal e la loro conseguente crescente domanda dai mercati nazionali e internazionali; i produttori locali temono che ciò spingerà le aziende a un sfruttamento eccessivo e dannoso della terra con un’offerta destinata ad essere sempre più limitata.
Negli ultimi anni il valore delle esportazioni messicane di mezcal è cresciuto da quasi 20 milioni di dollari (19 milioni di euro) nel 2015 a circa 63 milioni di dollari (59 milioni di euro) nel 2020, secondo i dati ufficiali.
Ad essere a rischio è il mezcal più che la tequila; sebbene i due abbiano metodi di produzione simili, alcune importanti differenze li distinguono.
Per la tequila si usa l’agave blu nello stato occidentale di Jalisco, mentre per il mezcal si utilizzano altri tipi, tra cui maguey selvatici molto pregiati, alcuni dei quali impiegano oltre 15 anni per maturare, un lungo tempo che li rende particolarmente vulnerabili allo sfruttamento eccessivo. Eppure l’impegno per conservare queste specie davvero minimo se non assente.
Preservare gli habitat dei pipistrelli e di conseguenza l’esistenza delle piante da esse impollinate è un imperativo morale. E dalle conseguenze pratiche tutt’altro che trascurabili: se vogliamo continuare a goderci liquori e cocktail esotici, magari su un lettino o a un tavolino di un bar con vista mare, dobbiamo pensare seriamente a proteggere queste specie.
