NUOVI FARMACI PER IL TUMORE AL PANCREAS?

Identificata una nuova popolazione di cellule staminali tumorali coinvolta nella formazione delle metastasi epatiche.

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Redazione
NUOVI FARMACI PER IL TUMORE AL PANCREAS?

Identificata una nuova popolazione di cellule staminali tumorali coinvolta nella formazione delle metastasi epatiche.

Uno studio realizzato dall’Istituto di genetica e biofisicaAdriano Buzzati Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Napoli, sostenuto dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e dalla Fondazione italiana per la ricerca sulle malattie del pancreas (FIMP) e pubblicato sul “Journal of Experimental & Clinical Cancer Research”, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci contro il tumore al pancreas, che fino a non molto tempo fa, era considerato raro. Oggi è diventato un’emergenza. Secondo il rapporto Global Burden of Disease, fra il 1990 e il 2017 la sua incidenza è aumentata di 2,3 volte e l’Europa occidentale è una delle regioni con i tassi più elevati. È la quarta causa di morte per cancro in Europa ed è l’unica forma di tumore che negli ultimi trent’anni non ha visto miglioramenti rispetto alle aspettative di vita, tanto negli uomini quanto nelle donne. Le statistiche attuali e le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, prevedono che l’incidenza di questa malattia aumenterà notevolmente nei prossimi quarant’anni.

Il pancreas è una ghiandola lunga poco più di 15 centimetri che si trova in profondità nell’addome, tra lo stomaco e la spina dorsale, circondata da fegato, intestino e altri organi. La malattia rimane asintomatica per lungo tempo: solo nel 7% dei casi viene diagnosticata in stadio iniziale e circa l’80%-85% delle forme tumorali risulta non resecabile al momento della diagnosi. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni è pari soltanto all’8% in Italia e a circa il 6% nel mondo. Tra tutti i tumori che colpiscono il pancreas, l’adenocarcinoma è il tipo più comune. È legato all’invecchiamento – per una persona di 70 anni, il rischio di morire è circa 15 volte più alto rispetto ad un trentenne – al fumo, al consumo di alcolici, al diabete e all’obesità. La frequenza di diagnosi positive è dal 20 al 50% più alta fra le persone obese.

La diagnosi può essere tardiva perché i sintomi possono essere sfumati e attribuibili ad altre cause. Può causare: dolore, all’altezza dello stomaco e che si irradia alla schiena; calo di peso, a volte associato a steatorrea – forma di diarrea dovuta al cattivo funzionamento dell’organo; ittero, quando il tumore è nella testa del pancreas e comprime la via biliare; diabete, a volte unico sintomo che il tumore provoca. È, quindi, fondamentale la prevenzione: sia primaria, riducendo i fattori di rischio, sia secondaria, effettuando screening (TAC, risonanza magnetica e, se necessaria, biopsia), in caso di familiarità o predisposizione genetica. Acquisita la diagnosi, la terapia – che viene indicata grazie al parere di diversi specialisti – prevede la chemioterapia, che può far arretrare la malattia e rendere possibile l’operazione, che comporta una chemioterapia successiva.

Il tasso di sopravvivenza netta a cinque anni è dell’11% per gli uomini e del 12% per le donne; il tasso di recidiva a sei mesi dall’intervento è del 50%. In Italia, nel 2020, sono state stimate oltre 14.000 nuove diagnosi e nello stesso anno si sono registrati oltre 12.000 decessi. Il tumore al pancreas rappresenta attualmente la terza causa di morte per cancro dopo il carcinoma polmonare e quello del colon retto, superando il numero di decessi per carcinoma della mammella.

Lo studio del CNR ha portato all’identificazione di una sottopopolazione di cellule staminali tumorali altamente metastatica e caratterizzata dall’espressione della proteina LAMC2.

La presenza di questa proteina” – ha spiegato Enza Lonardo, che ha coordinato il team di ricerca – “favorisce la migrazione delle cellule tumorali in organi secondari e ne incrementa il potenziale di staminalità, rendendole altamente resistenti ai trattamenti chemioterapici e favorendo l’insorgenza di metastasi, in particolare nel fegato”. Lo studio ha permesso d’identificare un meccanismo molecolare alla base dell’elevata espressione di questo marcatore. Si tratta di una proteina assente nelle cellule del pancreas normale e invece presente e attiva in cellule tumorali che risiedono in un microambiente ricco della molecola TGFbeta1. La presenza di TGFbeta1 induce l’espressione di LAMC2, promuovendo così l’insorgenza di un cancro più aggressivo, che risponde meno alle terapie farmacologiche convenzionali“, aggiunge la ricercatrice.

Abbiamo osservato, però” – ha aggiunto la Lonardo – “che il trattamento dei tumori con il farmaco vactosertib, un nuovo inibitore del recettore del TGFbeta1, potenzia l’effetto del chemioterapico gemcitabina portando a una completa eliminazione delle cellule LAMC2 positive e a una drastica riduzione delle metastasi epatiche“. La scoperta potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci in grado di agire in modo specifico sia sulla riduzione diretta dell’espressione di LAMC2, sia in maniera indiretta sul microambiente tumorale, influendo sulla via di segnalazione mediata dal TGFbeta1.

Approfondimentiwww.cnr.it/it/comunicato-stampa/passi-avanti-sperimentali-per-la-terapia-del-tumore-al-pancreas