“La mamma è sempre la mamma”, una frase detta spesso per mettere in evidenza l’importanza e l’unicità della figura materna, ma anche per giustificare o spiegare comportamenti di madri e figli che conservano un cordone ombelicale chilometrico e duraturo per decine di anni.
Sappiamo che non soltanto per il genere umano il ruolo della mamma è fondamentale, lo è anche in tante specie animali, per proteggere, nutrire e crescere i piccoli. Sono molti gli animali che hanno un rapporto forte e duraturo con i propri cuccioli, alcuni svolgono una vita prettamente solitaria, altri in maniera simile agli umani crescono i figli in coppia, altri ancora li educano in una vera e propria società.
Ma uno studio in particolare pone l’attenzione sulle orche e i loro figli maschi, raccontando l’effetto che subisce la mamma dopo la nascita del maschio, costantemente vicina a lui fino all’età adulta. Un altro tassello che si può aggiungere alle somiglianze già note tra le femmine umane e le orche, ovvero la durata di vita, la menopausa e le similitudini culturali.
I figli “fardello”
Secondo lo studio “Costly lifetime maternal investment in killer whales”, pubblicato su Current Biology da un team di ricercatori britannici e statunitensi, ogni figlio maschio di un’orca (Orcinus orca) diminuisce di circa la metà la possibilità annuale di una madre di riprodursi con successo. E questo effetto continua anche da adulti, suggerendo che: “I figli maschi sono un fardello per tutta la vita per le loro mamme”.
All’università di Exeter, che ha condotto lo studio in collaborazione con il Center for Whale Research Usa (CWR), rammentano che: “E’ noto che le orche madri forniscono più sostegno ai figli che alle figlie, soprattutto dopo che le figlie raggiungono l’età adulta, e i risultati hanno confermato che questo sostegno ha un costo considerevole per le madri”.
È vero che i figli maschi hanno maggiori possibilità di sopravvivenza se la madre è nei dintorni, ma è altrettanto vero che per mantenerli in vita, le orche madri pagano un costo troppo elevato in termini di riproduzione futura. Dal 1976, il CWR ha creato un censimento completo della popolazione di orche residenti meridionali, che vivono al largo della costa del Pacifico nordamericano, che ha concesso ai biologi di effettuare studi multigenerazionali come questo che mettono in luce comportamenti sociali critici e legami familiari che hanno un impatto diretto sulla sopravvivenza degli animali.

Il loro futuro è in pericolo
Questa specie si nutre di pesce, prevalentemente di salmone.
Le madri solitamente, spezzettano il cibo in due, mangiandone metà e dando la restante parte ai figli maschi. Sfamano in questo modo anche le loro giovani figlie, ma solamente fino all’età riproduttiva, mentre continuano ad alimentare i loro figli maschi fino all’età adulta. “La strategia scoperta da questo studio, in cui le madri sacrificano indefinitamente la loro futura riproduzione per mantenere in vita i loro figli maschi, è di natura molto insolita e potrebbe persino essere unica”, sostengono all’università di Exeter, sembra avvicinarsi molto a quella di alcune culture umane che preferiscono allevare meglio i maschi che le femmine.
“Le madri ottengono un vantaggio di “idoneità indiretta”: aiutare i loro figli maschi a sopravvivere e riprodursi migliora le possibilità che i loro geni passino alle generazioni future. Questa strategia è stata comprensibilmente efficace nel passato evolutivo. Per le madri impegnarsi con i loro figli maschi sarebbe utile perché i loro figli potrebbero accoppiarsi con numerose femmine, generando molti nipoti. Se una madre riesce a convincere il proprio figlio a diventare il grande maschio della popolazione, allora è quello che originerà gran parte della prossima generazione”, afferma Darren Croft, del Centre for Research in Animal Behaviour di Exeter.
Sembra però, quasi un paradosso che animali così potenti e intelligenti dipendano dalle loro madri per tutta la vita. Questo stile di vita minaccia il futuro della popolazione di orche residenti meridionali, in grave pericolo con solo 73 individui rimasti, un numero estremamente basso dal momento che non si incrociano con altre popolazioni di orche.
