Si chiama “Decreto Bollette”, ma in realtà è un provvedimento molto ampio, che comprende un po’ di tutto: Iva ridotta sul gas, bonus per le famiglie, divieto di produzione di cibi sintetici, agevolazioni fiscali. E poi, il Nuovo Codice Appalti: il testo che aziende e lavoratori stavano aspettando da tempo, nato in seguito ad una interlocuzione significativa tra politica, parti sociali e mondo del lavoro. Si tratta del secondo passaggio – questa volta definitivo – in seguito al parere delle Camere. Tante le novità: “Con la liberalizzazione degli appalti sottosoglia, e cioè fino a 5,3 milioni di euro, le stazioni appaltanti potranno decidere di attivare procedure negoziate o affidamenti diretti, rispettando il principio della rotazione” spiega il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Stesso approccio anche per gli appalti fino a 500 mila euro, per i quali le piccole stazioni appaltanti potranno procedere direttamente, senza l’obbligo di passaggio attraverso stazioni appaltanti qualificate. “Un taglio dei tempi notevole soprattutto per i piccoli comuni”, commenta ulteriormente il Ministero.
Snellire le procedure, garantire i risultati
Il Nuovo Codice degli Appalti nasce, evidentemente, dalla volontà di rendere snelle, rapide ed efficaci le procedure di assegnazione e di conclusione dei lavori pubblici. Il risultato finale deve essere conseguito con la “massima tempestività e il miglior rapporto possibile tra qualità e prezzo, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza”. Oltre ad una sostanziale “liberalizzazione” degli appalti, in particolare di quelli sotto soglia, ed alle novità sulle centrali di committenza e sulle stazioni appaltanti, il testo approvato in CdM introduce deroghe per i cantieri, una Banca Dati Nazionale dei contratti pubblici (attiva dal primo gennaio del 2024) ed il “dissenso qualificato” che, sostanzialmente, rappresenta un limite per le amministrazioni rispetto alla possibilità di bloccare un’opera.

Mazzetti (FI): “Riforma necessaria, l’abbiamo ottenuta”
“Lo abbiamo voluto con forza: un manuale per costruire e ricostruire l’Italia, per collegarla dentro e con il resto del mondo. Ed ecco il nuovo codice degli appalti, finalmente ispirato ai valori liberali e garantisti, incentrato sulle imprese, sullo sviluppo, sulla qualità e il risultato dell’opera, sulla fiducia in tutto il sistema delle costruzioni”. Con queste parole Erica Mazzetti, parlamentare di Forza Italia e relatrice di maggioranza, saluta l’approvazione del testo, sul quale molto si è spesa nel tempo. “L’iter del testo rispetta tutte le scadenze ma concede anche il tempo necessario a tutti per adeguarsi, evitando uno shock normativo che non farebbe bene a nessuno” aggiunge. “Sappiamo bene che le opere assegnate al Pnrr saranno escluse da questo codice – ricorda– ma per il resto dei lavori e dei servizi da troppi anni era necessario un codice snello come questo, che incentiva la collaborazione tra imprese e pubblica amministrazione, e che va nella direzione giusta per dare una prospettiva di sviluppo nazionale da troppi anni ferma al palo”. Rispetto al suon personale impegno, la soddisfazione è naturalmente evidente: “Sono lieta di averci lavorato fin dalla scorsa legislatura e sono lieta che molte delle modifiche che ho promosso, come il taglio dei livelli di progettazione o le cause di esclusione, al pari di molte altre che chiedevano gli operatori di settore, siano ora realtà. Era una riforma necessaria per l’assegnazione della terza quota del PNRR e l’abbiamo ottenuta”.
