Incentivazione alla mobilità sostenibile. Nell’ estate 2023 sarà inaugurata in Abruzzo la zona 30 più lunga d’ Italia attraverso il litorale adriatico Teramano da Martinsicuro a Silvi passando per i comuni di Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi, occasione che ci consente di gettare uno sguardo sulla sempre maggiore necessità di politiche di mobilità sostenibile.
La zona 30 abruzzese potrà giocare un ruolo importante nelle politiche di mobilità sostenibili
Numerose le città grandi o piccole, non solo nel nostro paese, che hanno istituito zone 30 per le auto o intendono farlo, ma in Abruzzo si sono spinti più avanti. Nel litorale teramano da Martinsicuro a Silvi, attraverso i comuni di Alba Adriatica, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto nascerà la zona 30 più lunga Italia. Il progetto, fruibile a partire dall’ estate 2023 sarà un continuum della ciclovia Adriatica, interessa una estensione 45 Km in lunghezza, in particolare la striscia urbana ad est della statale Adriatica, e una popolazione di circa 120 mila abitanti ai quali si aggiungono le oltre 3 milioni di presenze turistiche che in estate affollano il litorale teramano. Zona 30 che si inserirà nelle politiche di mobilità sostenibile al 2035 dell’ unione Europea e non solo.
La presentazione del progetto ha visto tra i firmatari dell’ accordo gli altri sei comuni citati in precedenza, FIAB, Federazione Italiana Ambiente Bicicletta insieme ad ATS Città della Costa e Assoturismo Confersercenti Abruzzo.
Andrea Scordella, sindaco di Silvi, ha definito il progetto strategico per l’ intera costa teramana grazie all’ importante sinergia con i sette ATS Città della Costa. Anche il Presidente nazionale di FIAB, Alessandro Tursi ha espresso la sua soddisfazione per la realizzazione di un progetto che possa creare condizioni di maggiore sicurezza grazie all’ incentivazione di varie tipologie di mobilità sostenibile, o dolce, se ci riferiamo esclusivamente al non impiego di mezzi azionati da carburanti, quella ciclistica, quella pedonale, fino alla micro mobilità elettrica. Quanto dichiarato dal presidente Tursi è avvalorato, come da lui stesso accennato, dalla la Safety Numbers (sicurezza dei numeri) che dimostra con dati reali e verificabili quanto la riduzione del traffico stradale e l’ incremento della mobilità sostenibile, in particolare ciclistica, possa contribuire a ridurre l’ incidentalità e il conseguente numero di morti e feriti, oltre ad apportare numerosi benefici agli utenti anche sotto l’ aspetto psicofisico e della salubrità ambientale.
La presenza del Presidente di FIAB ha permesso di valutare il progetto con gli occhi degli utenti ciclabili che si trovano a fare i conti con l’ eccessivo numero di veicoli a motore presenti sulle nostre strade e porre in essere una attenta disamina sull’ importanza della riduzione da un punto di vista numerico di auto e moto, nonchè sulla velocità degli stessi. Il tutto con l’ obiettivo, tra i tanti, che possa instaurarsi un rispetto ed una consapevolezza maggiore da parte degli utenti motorizzati nei confronti di chi decide di spostarsi a piedi o in bicicletta.
In base alle statistiche sulla mortalità per unità di spostamento e la percentuale degli spostamenti effettuati in bicicletta, snocciolate in occasione dell’ edizione 2022 dell’ evento sulla mobilità sostenibile Mobilitars, dal Presidente Tursi, per, possiamo dedurre che la sicurezza degli utenti delle due ruote è direttamente proporzionale alla consistenza numerica degli utenti. Infatti raddoppiando il numero dei ciclisti si ha una riduzione del rischio per Km del 34%, mentre un loro dimezzamento aumenta il rischio del 52%. Infatti il maggior numero di ciclisti costringe gli utenti di mezzi a motore ad una maggiore consapevolezza nei confronti delle differenti categorie di utenti della strada. Inoltre ad avvalorare questa tesi anche il numero di morti tra i ciclisti che dal 2000 ad oggi ha visto un decremento passando dai 372 ad inizio secolo ai 154 del 2022 (fonte ASAPS, Associazione sostenitori ed amici della polizia stradale).
Nelle numerose politiche di mobilità sostenibile entrano anche le zone 30 per facilitare gli utenti in bicicletta e a piedi
Per questo è necessario incentivare l’ utilizzo della bicicletta grazie ad idonee politiche in favore della mobilità sostenibile che prevedano un ripensamento delle politiche trasportistiche nelle città, con un maggior numero di mezzi e una loro aumentata frequenza, l’ adozione di forme di mobilità condivisa sia automobilistica (Car sharing, car pooling, ), che ciclabile (Bike Sharing) l’ incremento di piste ciclabili, e non da ultimo la sempre maggiore necessità di adottare zone 30 soprattutto nei centri urbani ma non solo. La FIAB quindi, anche alla luce dei dati esposti, ritiene che la soluzione debba necessariamente essere rappresentata dall’ incremento degli utenti delle due ruote, in modo tale da sfatare i pregiudizi e falsi miti spesso associati ai ciclisti, visti dagli automobilisti come un intralcio al traffico veicolare.
La necessità di rafforzare la mobilità sostenibile e con essa l’ utilizzo della bicicletta è stata messa in evidenza tra gli altri da Path acronimo di Partnership for Active Travel and Health, coalizione costituita da numerose associazioni europee impegnate nella mobilità sostenibile, in particolare ciclabile, e nella decarbonizzazione dei trasporti (European Cycling Federation, Cycvling Cities, World Cycling Alliance, Union Cycliste International, ecc) con l’ obiettivo comune di indurre i governi a impegnarsi sul versante della mobilità sostenibile come soluzione per le sfide climatiche anche alla luce (ma non solo) dei risultati positivi sotto l’ aspetto sanitario e dell’ equità sociale garantiti da politiche di trasporto sostenibile. La valutazione della situazione e le azioni da mettere in campo per sviluppare la mobilità sostenibile sono confluite in un dettagliato rapporto che Path ha presentato in occasione della COP 27 svoltasi a Sharm El Sheik. Il rapporto trae le basi dalla necessità di ridurre i trasporti urbani responsabili del 27% della emissioni di CO2 che potrebbero raggiungere nei prossimi 30 anni i 50 miliardi di tonnellate. Necessità della riduzione dell’ utilizzo dei veicoli a motore avvalorato anche dal fatto che il chilometraggio giornaliero nei centri urbani nel 60% dei casi è inferiore ai 5 km e nel 40% è inferiore a 1 km e che più della metà di essi siano effettuati con mezzi a motore e dal fatto che camminare o andare in bicicletta per 30 minuti al giorno riduca il rischio di morti premature fino al 30%.
