Vivere vicino agli alberi o lungo il corso dei fiumi riduce il rischio di ospedalizzazione per i pazienti di malattie neurovegetative. È quanto si rileva in uno studio pubblicato dalla Società Italiana di Neurologia (Sin) su Jama. L’esposizione agli ambienti naturali come foreste, parchi, alberi stradali e fiumi, può giovare ai malati di Parkinson, fino a permettere loro di non finire ricoverati nei nosocomi.
Tra gennaio 2000 e dicembre 2016 sono stati analizzati oltre 122.000 soggetti con età compresa, all’ingresso, tra i 65 e i 74 anni, coperti dal sistema sanitario americano Medicare (87,6%), metà dei quali con diagnosi di Parkinson. I dati di ricovero sono stati confrontati con gli indici di vegetazione viva e di acqua (indice NDVI) dell’area di residenza dei pazienti che un apposito algoritmo (R project for Stastical Computing) ha adeguato in relazione alle diverse stagioni dell’anno.
L’indice NDVI (Normalized Difference Vegetation Index) che valuta la percentuale di parco e spazio blu in relazione alla densità di popolazione, ha rilevato una riduzione di ricoveri ospedalieri per i pazienti affetti da Parkinson.
La diagnosi di questa malattia è fondamentalmente clinica e si basa sui sintomi presentati dal paziente. Gli esami strumentali come la risonanza magnetica dell’encefalo, possono contribuire ad escludere quelle patologie che hanno sintomi analoghi. La conferma della diagnosi può invece arrivare da esami specifici come la Spect.
“Finora esistevano dati contrastanti sull’efficacia dell’esposizione ai cosiddetti spazi verdi nel proteggere da diverse condizioni neurologiche – dichiara il professor Alfredo Berardelli, presidente della Società Italiana di Neurologia – mentre da numerosi studi recenti è emerso che questi ambienti esercitano una vera e propria azione terapeutica. Una ragione in più per sensibilizzare i responsabili politici a prendere in seria considerazione interventi di protezione degli habitat naturali”.
La malattia di Parkinson colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui 400.000 in Italia. Si manifesta in media intorno ai 60 anni. Si stima che questo numero sia destinato ad aumentare nel nostro Paese e che nei prossimi 15 anni saranno 6000 i nuovi casi ogni anno, di cui la metà colpita in età lavorativa. Ad oggi sono presenti alcune terapie che possono ottenere di mantenere i sintomi sotto controllo.
