Niente acqua di notte per 7 ore. È quanto imposto dal governo ai cittadini tunisini per rispondere alla peggiore siccità mai verificatasi negli ultimi tempi e che flagella il paese nordafricano da quattro anni.
Come ha dichiarato nei giorni scorsi la società statale di distribuzione idrica SONEDE l’erogazione dell’acqua sarà interrotta dalle 21:00 alle 4:00 con effetto immediato. Questa misura è stata preceduta dall’introduzione da parte del ministero dell’Agricoltura tunisino di un sistema di quote per l’acqua potabile e dal divieto, valido fino al 30 settembre, di utilizzarla in agricoltura. Insomma, provvedimenti rigorosi nell’ambito di una strategia volta ad affrontare la crisi.
Le cause dell’emergenza idrica
Il progressivo prosciugamento dei bacini idrici tunisini, la diminuzione dei raccolti e il conseguente aumento dei prezzi dell’acqua potabile per famiglie e imprese sono il risultato di anni di siccità. Di cui è responsabile, tra i principali, il cambiamento climatico. Durante le recenti estati tutta la regione del Mediterraneo ha subìto un caldo torrido unito a scarse precipitazioni invernali; l’agosto del 2021 in Tunisia si sono registrate temperature record di oltre 50°C.
Secondo i dati governativi la diga di Sidi Salem, nel nord del paese, una fonte di acqua potabile per diversi territori dell’area, a causa della siccità è scesa al 16% della sua capacità massima; di conseguenza le previsioni sul raccolto di cereali, sono nere: quest’anno per il grano tunisino si prevede un calo da 200.000-250.000 tonnellate dalle 750.000 del 2022, secondo quanto riportato all’agenzia di stampa Reuters da Mohamed Rjaibia, rappresentante del sindacato degli agricoltori.
Oltre allo stop nelle ore notturne il dicastero dell’Agricoltura ha vietato l’uso di acqua potabile anche durante il giorno per lavare auto, irrigare aree verdi, pulire strade e luoghi pubblici. Con conseguenze pesanti per i trasgressori che rischiano una multa e la reclusione da sei giorni a sei mesi.

La mossa di interrompere le forniture idriche ha scatenato una rabbia diffusa; si tratta evidentemente di una misura difficile da far digerire o da far “bere” (termine più appropriato in questo caso) ai tunisini , nonostante gli inviti del responsabile di SONEDE, Mosbah Hlali, alla comprensione e alla collaborazione di tutti.
Parole inascoltate in un paese in cui la tensione sociale è già alta a causa di servizi pubblici scadenti, alta inflazione e un’economia fragile con problemi di approvvigionamento alimentare dovuti agli alti prezzi globali e alle difficoltà finanziarie del governo, che hanno ridotto l’importazione di cibo e le sovvenzioni alle aziende agricole nazionali.
La siccità: un problema non solo africano
Se la Tunisia e il nord Africa soffrono dell’emergenza idrica, non va meglio in Europa dove la siccità domina dal 2018, secondo un recente studio della Graz University of Technology in Austria.
Le scarse precipitazioni e nevicate nella stagione fredda rappresentano le condizioni per estati torride, come quelle che si sono verificate nell’ultimo biennio. Con tutte le pesanti conseguenze in termini di salute ambientale, umana e animale ma anche economica. A livello europeo, secondo il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea il danno economico per le perdite del settore agricolo, energetico, dei trasporti e alle infrastrutture ammonta s circa 9 miliardi di euro all’anno (1,4 miliardi per la sola Italia).
Territori come l’Italia, la Francia e la Spagna sono pronti ad applicare alcune restrizioni, come quelle già introdotte ad esempio lo scorso anno in Catalogna dove in alcune zone l’uso dell’acqua è stato limitato a quattro ore al giorno.
L’Italia e il “decreto siccità”
Nel nostro paese la situazione è critica. L’anno passato è stato caratterizzato da una serie di allerte e stati di emergenza preoccupanti: l’inverno 2021-22 è stato dichiarato dalla Società Meteorologica Italiana “tra i più estremi mai registrati in termini di caldo e deficit di precipitazioni”, con un deficit pluviometrico nel 2022 pari al 30%, i casi di danni dovuti alla siccità sul territorio italiano registrati dall’Osservatorio CittàClima di Legambiente sono passati dai 6 del 2021 ai 28 del 2022 (+367%).
E per una gestione efficiente basata un approccio strutturale e preventivo il governo italiano ha approvato il cosiddetto “decreto siccità” . Una mossa attesa e ritenuta necessaria per gestire una crisi idrica che si protrae ormai da settimane su tutto il territorio nazionale, in particolare nell’area attorno al bacino del Po, e per prevenire l’emergenza nei prossimi mesi. Per arrivare il più possibile preparati alla stagione estiva che si preannuncia secca (forse come o persino più degli scorsi anni). A tal proposito tra le proposte è stata inserita una specifica cabina di regia stabilita presso la presidenza del Consiglio e presieduta dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Una struttura che coinvolge vari livelli istituzionali e che prevede un iter più rapido e snello per gli interventi sulle infrastrutture idriche, per la sicurezza e la gestione di alcune questioni prioritarie come la capienza degli invasi, il riuso delle acque reflue, la realizzazione di impianti di desalinizzazione e le verifiche di impatto ambientale (le cosiddette VIA). E affiancata da un Commissario straordinario per la siccità a cui saranno affidate alcun opere urgenti e che potrà godere del supporto di una squadra composta di massimo 25 persone. Il suo mandato, la cui scadenza è fissata a fine anno con possibile proroga alla conclusione del 2024,consisterà nell’identificare eventuali inerzie o ritardi nei lavori e misure previsti e assicurare un pronto intervento. Se necessario sia la cabina di regia che il commissario straordinario potranno rimpiazzare gli enti locali e revocare le concessioni
Misure e sanzioni contro lo spreco dell’acqua
Le opere per efficientare le dighe, la manutenzione da fanghi e sedimenti dovranno rispettare scadenze prefissate e beneficeranno di un apposito fondo. Durante tutto l’anno in corso per l’irrigazione sarà consentito l’utilizzo di acque reflue in agricoltura e introdotto un rafforzamento di multe e provvedimenti contro chi estrae acqua senza averne l’autorizzazione (fino a cinquantamila euro) ma anche coloro che non provvedono a un’adeguata cura e manutenzione delle dighe.
L’ultimo rapporto dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente è chiaro: una corretta tutela e gestione dell’acqua è fondamentale per salvaguardare tanto gli ambienti naturali quanto le attività umane. E ciò vale tanto più per l’area del Mediterraneo, dove i regimi termo-pluviometrici, il livello medio del mare e, di conseguenza, la disponibilità di risorse idriche superficiali e sotterranee si sta riducendo in modo preoccupante. Occorre metter in campo tutte le misure esistenti disponibili e, se necessario, svilupparne e attuarne e di nuove per evitare danni gravi economici, sociali e ambientali.
