“Ci sono aspetti positivi, altri meno. In linea di massima, con il poco tempo a disposizione, sono stati fatti numerosi passi avanti e va riconosciuto che Governo e Parlamento hanno fatto un gran lavoro per cercare di adeguare il testo alle reali necessità del Paese e di chi quei lavori dovrà realizzarli. Tuttavia c’è ancora da lavorare e siamo certi che da qui al primo luglio, data di attuazione del Codice, ci sarà modo di continuare a confrontarci in modo serrato e correggere il tiro dove necessario”.

“Rispetto alla prima stesura si è intervenuti sull’illecito professionale, una delle note più critiche che avevamo evidenziato sin dall’inizio, anche se nell’ultima versione del testo è stato fatto nuovamente qualche passo indietro. È stata rivista positivamente anche la misura sulla revisione dei prezzi, ma la procedura va ulteriormente affinata, altrimenti rischia di diventare una compensazione ex post. Ci lavoreremo, perché deve essere chiaro che non si tratta di un regalo alle imprese ma di un principio di equilibrio contrattuale senza il quale si rischia di bloccare i cantieri. Di positiva c’è anche la divisione in lotti, che va incontro alle esigenze delle piccole e medie imprese, e la possibilità di fatturare sulla base dello stato di avanzamento dei lavori e non necessariamente sul certificato di pagamento”.
“Sicuramente si può e si deve fare di più per la concorrenza e il mercato. Per gli appalti sotto soglia comunitaria è un bene che sia stata eliminata l’obbligatorietà della procedura negoziata senza bando. Nel testo precedente si doveva addirittura giustificare la gara, ora per fortuna non è più così. Come sosteniamo da anni, i ritardi maggiori si concentrano non nella fase di gara, ma nelle procedure autorizzative a monte. Su questo nel Codice sicuramente qualche segnale c’è, ma si può e si deve fare di più. Le maggiori preoccupazioni restano poi per i settori speciali, che rappresentano una quota di mercato pari al 36%, e possono gestire i lavori al 100% in house. Inserire una percentuale di esternalizzazione aiuterebbe concorrenza e trasparenza, che sono poi i principi ispiratori della riforma degli appalti”.
