ECCO "BZERO", TRASFORMA L’ACQUA IN IDROGENO

La “profezia” di Giulio Verne – “L’acqua sarà un giorno un combustibile” si è avverata e materializzata in un impianto su un molo del Cantiere per grandi yacht di Baglietto nel Golfo della Spezia. Ecco come funziona.

AMBIENTE
Redazione
ECCO "BZERO", TRASFORMA L’ACQUA IN IDROGENO

La “profezia” di Giulio Verne – “L’acqua sarà un giorno un combustibile” si è avverata e materializzata in un impianto su un molo del Cantiere per grandi yacht di Baglietto nel Golfo della Spezia. Ecco come funziona.

Baglietto, indiscusso marchio internazionale, è un cantiere navale fondato nel 1854, proprio venti anni prima di una delle affascinanti “profezie”, che in parte si sono avverate e si stanno avverando, di Giulio Verne, lo scrittore che nel romanzo “L’isola misteriosa” – che è del 1874 appunto – scrisse:  “L’acqua sarà un giorno il carburante del futuro. L’idrogeno, che la costituisce insieme all’ossigeno, utilizzato isolatamente, diventerà una fonte di energia inesauribile“.

Ancora una volta la potenza delle combinazioni fa sì che proprio quello storico e blasonato cantiere navale, Baglietto, ha fatto sua, 149 anni dopo, quella “profezia” diventata progetto annunciato due anni fa al Salone di Montecarlo, e trasformato in realtà dopo cinque anni di studio.

E ancora una volta è il Golfo della Spezia, anzi il cuore stesso del Miglio Blu, strada sulla quale si concentrano i marchi più importanti della grande nautica italiana, a tenere a battesimo, una storica innovazione, un prototipo, che segna una tappa significativa nel percorso delle transizione energetica.

E mentre sul grande schermo scorreva la frase di Jules Verne “L’acqua sarà un giorno un combustibile” veniva presentato BZero, nome dato all’impianto che preleva acqua di mare, la tratta e la usa per produrre idrogeno in un elettrolizzatore alimentato da una serie di pannelli fotovoltaici.

L’idrogeno così prodotto viene conservato poi in forma solida in recipienti di idruri metallici per poi alimentare un sistema a celle combustibili che produce energia elettrica a zero emissioni.

L’impianto è installato su un molo di Baglietto e per adesso sarà utilizzato per soddisfare in parte il fabbisogno energetico del cantiere navale ma pensato per sviluppare le sue potenzialità fino ad essere trasferito ai superyacht prodotti dallo storico marchio italiano, che – è stato spiegato – potrebbero navigare fino a 24 ore senza dover utilizzare la propulsione diesel e rimanere all’ormeggio tre giorni senza bisogno di accendere i loro generatori.

A realizzare l’impianto che ora può essere elevato al rango di sistema, detto appunto BZero, hanno lavorato Arco Technologies di Bologna, Bluenergy Revolution e H2Boat della Spezia, Enapter di Pisa e Siemens Energy, con la supervisione del Rina.

Primo obiettivo è aumentare l’autonomia a zero emissioni negli yacht ibridi già prodotti da Baglietto, ovvero quelli che usano due differenti fonti di energia, un motore diesel e uno elettrico abbinato attualmente a batterie a ioni di litio.

Ed è pronto il cronoprogramma. “Siamo stati i primi a puntare su questo tipo di piattaforma già nel 2018 – ha spiegato Alessandro Balzi, direttore del Dipartimento Energia di Baglietto – La prima unità disponeva di un pacco batterie da 175 Kwh, che garantiva fino a 2 ore di navigazione senza emissioni e 4 ore di stazionamento. Nel 2023 consegneremo uno yacht da 588 Kwh per 3 ore e mezza di autonomia in navigazione. Nel 2026 arriveremo a 1,1 Mwh garantendo 18 ore all’ancora o 6 ore e mezzo in navigazione senza emissioni”.

Il sistema produce attualmente fino a 20 chili di idrogeno al giorno. La capacità di stoccaggio dell’idrogeno su uno yacht di 52 metri dovrebbe arrivare fino a 196 chilogrammi, in uno spazio all’interno del un doppio fondo della barca ricavato dal ridimensionamento dei serbatoi del diesel. L’integrazione dei sistemi e la gestione dell’energia è affidata a un DC Bus da 700V, il “cervello” che alloca l’energia.

Nel 2027, Baglietto conta di avere pronti yacht alimentati a solo idrogeno con autonomie fino a 24 ore in navigazione e 72 ore all’ormeggio.

Questo tipo di propulsione ibrida, secondo gli studi, si adatta perfettamente al tipo di utilizzo che di solito si fa di queste imbarcazioni di altissima gamma, propulsione che consente una navigazione a zero emissioni con velocità piuttosto contenute durante il giorno, sosta notturna in cui si può ricaricare parte dell’idrogeno. Non va dimenticato che questi super yacht di nicchia sono giganti energivori.

“L’interesse è altissimo da parte dei nostri clienti – ha assicurato il direttore commerciale di Baglietto Fabio Ermetto – tanto che la richiesta dell’ibrido è aumentata dal 20% all’80% negli ultimi due anni. Oggi la motivazione etica è predominante, ma vi sono anche altri aspetti che spingono gli armatori in questa direzione. Gli yacht ibridi hanno un’autonomia due o tre volte superiore al corrispettivo solo diesel: pensate al fattore comfort di una navigazione in maniera del tutto silenziosa, ascoltando solo lo sciabordìo del mare o il sibilo del vento. Oppure al fatto di poter spegnere i generatori quando si fa il bagno o durante la notte”.

E’ ovvio che si tratta di un sistema che richiede la presenza futura di distributori di H2 nei porti, in modo da accendere i diesel lo stretto necessario e cioè il meno possibile.