Dal 1970 una giornata per riflettere sull’ importanza del nostro pianeta
La terra è alla base della vita di tutti noi, per questo è necessario riservarle l’attenzione che merita, e preservarla da azioni che possano metterla in pericolo. Per questo nel 1970 dalla sensibilità ambientalista dell’allora senatore democratico del Wisconsin Gaylord Nelson, noto anche per essere un avvocato impegnato in battaglie in favore dell’ambiente, nacque la necessità di dedicare una giornata alla terra (dall’ inglese Earth Day). La giornata si svolge ogni 22 aprile nei cinque continenti, coinvolge circa 190 paesi ed è coordinato da Earthday, network al quale sono associate numerose realtà tra cui quella italiana che organizzeranno annualmente un numero consistente di manifestazioni
Il tema scelto quest’ anno investiamo nel nostro pianeta (Invest in our planet), mostra quanto sia necessario da parte di istituzioni e cittadini intervenire per il bene del pianeta e per le sue componenti, con piccole o grandi azioni, così da intraprendere la strada della tanto auspicata rivoluzione verde. Investimenti sul nostro pianeta non più rinviabili e che necessitano del coinvolgimento di tutti i settori della società.
Nell’ affrontare i destini del pianeta due aspetti, tra i tanti che lo caratterizzano, biodiversità e emergenza climatica svolgono un ruolo fondamentale sulla terra essendo strettamente legati tra loro. Infatti da essi dipende il destino dell’umanità e sono proprio i cambiamenti climatici tra i fattori che contribuiscono a mettere in pericolo la biodiversità. Nell’ affrontare questi temi è necessario il fondamentale apporto degli organi di comunicazione, di coloro i quali si occupano di divulgazione e degli enti di ricerca preposti.
Valeria Barbi e l’impegno nella divulgazione e nello studio di biodiversità e cambiamenti climatici
In occasione della giornata della terra, abbiamo deciso di dedicare spazio a chi è preposto alla divulgazione scientifica su temi quali biodiversità e cambiamenti climatici, come la Dott.ssa Valeria Barbi, divulgatrice scientifica esperta di biodiversità e cambiamenti climatici, consulente per il settore privato e pubblico nell’ elaborazione di strategie di comunicazione finalizzate ad informare sulla crisi ambientale e sulle azioni sostenibili che possono essere messe in campo per favorire la transizione ecologica. Coordinatrice e docente press enti nazionali e internazionali tra cui la 24Ore Business School e l’ISPI. Autrice di “Che cos’è la biodiversità oggi“, editorialista per Lifegate e collaboratrice con La Svolta e La Rivista della Natura, Ideatrice e project manager di WANE – We Are Nature Expedition, un progetto di reportage finalizzato a raccontare il rapporto tra uomo e natura lungo la Panamericana.

In occasione della giornata della terra è ancora di più mai necessario parlare di biodiversità e cambiamenti climatici, temi che la vedono impegnata in una intensa attività di studio e divulgazione. Prendendo spunto dal titolo del suo ultimo libro, cosa è la biodiversità oggi? Quale è la situazione della biodiversità nel mondo? ritiene che per attuare una vera e propria protezione della biodiversità nel suo complesso, nella realtà e non solo a parole, sia necessario un cambiamento di mentalità e strategie che vadano al di là di semplici slogan?
Se fino a qualche migliaio di anni fa, la permanenza di una specie oscillava da 1 a 100 milioni di anni, ora il tasso di estinzione è tra le 100 e le 1.000 volte superiore. Con le nostre azioni abbiamo dato inizio a un vortice che, nemmeno troppo lentamente, risucchia la diversità della vita. L’uomo rappresenta solo lo 0.01% delle specie esistenti (e pensa che non sappiamo nemmeno quante specie esistano con esattezza!) eppure stiamo causando la sesta estinzione di massa che è guidata da fattori concomitanti e interrelati – la sovrappopolazione mondiale, il consumo eccessivo di risorse, i cambiamenti climatici di origine antropica, l’inquinamento e il degrado degli ecosistemi – e sta colpendo gli organismi a ogni livello e in tutte le regioni del pianeta.
Certamente c’è bisogno di un cambiamento e deve essere molto rapido. E’ un cambiamento innanzitutto di mentalità: dobbiamo capire che cos’è la biodiversità e che noi, come specie animale, ne facciamo parte. Dobbiamo comprendere che ogni nostra azione ha un impatto e che la nostra vita su questo Pianeta dipende da una biodiversità in salute.
Quali sono le principali specie a rischio estinzione e quali i principali fattori di perdita della biodiversità? come i cambiamenti climatici possono influenzare la biodiversità?
L’ IUCN, Unione Mondiale per la conservazione della Natura, ne identifica 5 correlati (consumo eccessivo di risorse, cambiamenti climatici di origine antropica, inquinamento e perdita di habitat, diffusione di specie aliene invasive) a cui si aggiungono sovrappopolazione e mancanza di politiche di controllo adeguate.
Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità sono già ampliamente documentati a lungo e riguardano la fisiologia della specie, il comportamento, la relazione tra prede e predatori. Variazioni in negativo sono state documentate, per esempio, sul successo riproduttivo e il tasso di crescita, oltre che sullo sviluppo e le dimensioni corporee, nonché sulle dimensioni delle popolazioni e sulla loro struttura.
Essi sono ormai diffusamente documentati in piante, animali marini, terrestri e d’acqua dolce e riguardano tutti i principali biomi, anche se i principali effetti si registrano nelle specie di alta quota, altamente specializzate e, parlando invece di aree geografica, riguardano soprattutto i poli, e le regioni tropicali.
Con l’obiettivo di documentare la crisi ecologica e la perdita di biodiversità, ha dato vita al progetto
Wane (We Are Nature Expedition) che va avanti da quasi un anno. In cosa consiste, e quali sono le
finalità e quale il messaggio che vuole trasmettere?
WANE – We Are Nature Expedition, ha l’obiettivo di documentare gli impatti delle attività umane sulla biodiversità nei 14 paesi attraversati dalla Panamericana, un luogo scelto non a caso ma perché rappresenta un crocevia di culture e tradizioni, con una forte componente indigena e tradizionale, e che attraversa la maggior parte degli ecosistemi esistenti al mondo. Il progetto è partito il 15 luglio 2022 e terminerà a dicembre 2023. Siamo stati circa un mese/ un mese e mezzo in ogni paese. Attualmente ti scrivo dal Costarica, dove abbiamo incontrato un gruppo di esperti che ha individuato e catalogato una nuova specie di rana a rischio estinzione mentre tra pochi giorni ci muoveremo verso Panama per imbarcare il mezzo su cui viaggiamo, un van attrezzato e che funge anche da ufficio, e spedirlo in Colombia,
L’obiettivo è dimostrare che noi siamo natura, e che a fronte di tanti impatti negativi c’è anche chi sta facendo la differenza attraverso progetti innovativi, passione, conoscenza. Siamo ripartiti dalle storie che, lo sappiamo, hanno il grande potere di unire e di generare conoscenza.
Con me c’è Davide Agati, fotografo e videomaker della spedizione, con il qual andiamo a conoscere i progetti e intervistiamo i protagonisti. Abbiamo un bel gruppo di media partner a bordo. Al ritorno, il materiale raccolto servirà per una mostra multimediale e, nel frattempo, io sto scrivendo il mio secondo libro.

Per ritornare al suo libro, in che modo viene trattato il tema della biodiversità?
Attraverso le storie dei miei viaggi in 5 continenti. Cerco di unire sempre la componente dell’esplorazione con quella scientifica perché coinvolge di più e dà una chiara panoramica di quello che sta succedendo.
Ritiene che cambiamenti climatici e biodiversità siano trattati in maniera appropriata (dalla ricerca
scientifica e dai mezzi di comunicazione) o necessitino di un diverso approccio? di cosa c’ è bisogno in
questo momento per trattare determinati temi? quale dovrebbe essere il ruolo di giornalisti scientifici e scienziati nel comunicare questi aspetti? Da qualche anno numerose associazioni in difesa dell’ambiente sono protagoniste di azioni eclatanti che vanno al di là di semplici manifestazioni di piazza. Ritiene che queste possano rappresentare una strada, seppur estrema, per riflettere sui cambiamenti climatici e indurre un cambiamento nel modo di agire, o invece possano distogliere l’attenzione sui veri e propri obiettivi focalizzando l’attenzione verso l’ azione in se stessa?
Come dicevo, è tutto da cambiare. Va rivisto il nostro approccio con la natura che non deve essere improntato sul dominio e la gestione ma sulla coesistenza (le recenti vicende ce lo dimostrano, purtroppo). È necessario generare conoscenza ed empatia. Rivedere il nostro modello di sviluppo che non può più essere generato sull’economia ma sulla natura come elemento al centro della nostra vita. Anche perché, senza economia possiamo vivere, senza natura no. Anzi, la stessa economia dipende dai servizi ecosistemi che la natura ci dona. Per questo è importante coinvolgere tutti gli attori nel dialogo: dai cittadini alle imprese, dalle istituzioni alla ricerca.
L’attivismo è fondamentale e sta facendo tanto per rimettere al centro il tema. Ma fermarsi a parlare dei crisi climatica è un errore. Dobbiamo spostare l’attenzione e iniziare a concentrarci anche, e soprattutto, sul concetto i crisi ecologica e biodiversità.
Per maggiori informazioni sul progetto: https://www.wearenatureexpedition.org/
