Più precisi, meno invasivi ma mai sostitutivi. La robotica diventa, giorno dopo giorno, un prezioso alleato. In tanti e variegati campi: dall’industria alla riabilitazione passando per l’agricoltura e la chirurgia. Lo sa bene anche l’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola che, negli scorsi giorni, ha visto aumentare le braccia robotiche a supporto dei suoi chirurghi. Arrivato a Bologna il nuovissimo “Hugo”, ultima tecnologia sviluppata da casa Medtronic, e si prosegue senza sosta sulla strada tracciata con l’obiettivo di sviluppare nuovi approcci chirurgici, affiancando un’innovazione ai sistemi già operativi. Un investimento di oltre 4 milioni di euro e la scelta, da parte della casa madre Medtronic, dell’IRCCS come centro di riferimento per le attività di ricerca e miglioramento del sistema robotico.
Gli ambiti di ricerca sugli approcci innovativi dell’IRCCS sono moltissimi: chirurgie cardiaca, generali, ginecologica, ginecologica-oncologica, oftalmologia, ortopedica, pediatrica, senologica, testa-collo, toracica e urologica. E sono già 13 gli interventi effettuati con ottimi risultati. Ma la robotica al Sant’Orsola non è certo una novità quanto, semmai, una storia che parte da lontano. Dal 2015 ad oggi, infatti, all’IRCCS sono stati effettuati già oltre 6.400 interventi. Un impegno che corrisponde anche a importanti investimenti: negli ultimi anni l’IRCCS ha investito quasi 20 milioni di euro in questa attività. “Hugo” infatti si aggiunge al robot chirurgico “Da Vinci” e da tempo la stessa tipologia di robot (“Da Vinci Xi”) viene utilizzata presso l’Ospedale Maggiore dalle unità operative di Chirurgia Toracica e di Chirurgia Generale del Sant’Orsola.
Del resto, dati clinici alla mano, gli approcci robotici e innovativi alla chirurgia sono molteplici. Questa tecnologia consente al chirurgo di vedere le immagini del campo operatorio proiettate dalla telecamera robotica sul monitor non in forma bi-dimensionale come succede con la chirurgia mininvasiva tradizionale (laparoscopia) bensì nella sua forma più naturale e cioè in quella tridimensionale. Questo diminuisce la fatica visiva e mentale del chirurgo e facilita l’esecuzione e l’accuratezza dei movimenti grazie ad una migliore percezione della profondità.

Il computer che assiste il chirurgo durante la chirurgia robotica può anche amplificare o viceversa diminuire l’ampiezza del movimento eseguito dalle mani del chirurgo e/o la dimensione delle strutture anatomiche che il chirurgo sta osservando con la camera robotica. In questa maniera il chirurgo può eseguire interventi complessi anche su strutture anatomiche molto piccole che altrimenti richiederebbero l’uso di un microscopio chirurgico.
Il continuo sviluppo del computer che assiste il chirurgo robotico, inoltre, consente di visualizzare e sovrapporre in tempo reale e durante l’operazione dei modelli 3D del paziente. In questo modo si estendono le applicazioni della chirurgia mini-invasiva tradizionale a procedure chirurgiche sempre più complesse. A tutti questi vantaggi peculiari della chirurgia robotica si aggiungono quelli comuni alla chirurgia mininvasiva tradizionale (laparoscopia) come la diminuzione significativa del sanguinamento intra-operatorio, del dolore intra- e post-operatorio, del rischio di infezione della ferita chirurgica o di formazione di ernia, un ricovero più rapido ed una degenza più breve.
Il sistema “Hugo”, nello specifico, si distingue per il fatto di avere una console aperta. Questa configurazione può migliorare la comunicazione tra il chirurgo ed il personale di sala e la sua capacità di controllare visivamente tutto quello che succede al tavolo operatorio. Le sue braccia, inoltre, sono attaccate a carrelli individuali che possono essere portati al tavolo operatorio separatamente. Questa conformazione incide sulla versatilità di utilizzo del sistema robotico specialmente quando il chirurgo lavora con un campo operatorio più piccolo.
Dopo un’esperienza quasi ventennale negli Stati Uniti, il professore dell’Alma Mater Antonio Gangemi ha scelto di tornare nel Bel Paese per coordinare le attività cliniche e di ricerca relative alle piattaforme innovative dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, tra cui la piattaforma robotica. Così lo sviluppo dell’attività di ricerca si concretizza anche a livello organizzativo.
In questo ambito il prof. Gangemi ha sviluppato altissime competenze metodologiche, che ora saranno a disposizione dei professionisti dell’IRCCS, grazie alla sua collaborazione con tutte le Unità Operative coinvolte nell’attività robotica.

“Ho accolto con piacere l’invito dell’Università di Bologna e così ho scelto di tornare in Italia – commenta il prof. Antonio Gangemi -. Ringrazio la Direzione generale e la Regione Emilia-Romagna per la fiducia. Metterò massimo impegno e responsabilità per supportare le Unità operative e i colleghi che le hanno rese eccellenti. Il coordinamento delle attività chirurgiche innovative è una sfida importante e di valore soprattutto guardando al futuro di questo ambito”.
In ambito di formazione l’IRCCS ha lo sguardo già rivolto al futuro: l’obiettivo è quello di creare un centro di innovazione e training in chirurgia robotica dove formare prima di tutto i futuri chirurghi del Sant’Orsola e poi tutti quei chirurghi, italiani e internazionali, che vogliono sviluppare nuove competenze in questo ambito. I chirurghi robotici dell’IRCCS, inoltre, saranno i primi in Italia a formarsi sui cadaveri donati alla scienza grazie a un accordo con AlmAnatomy, il centro di Anatomia clinica e chirurgica sperimentale e molecolare dell’Università di Bologna diretto dalla prof. Lucia Manzoli. La struttura è riconosciuta dal Ministero della Salute come Centro di riferimento nazionale per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi dei defunti e rappresenta un’esperienza unica in Italia per il training e la ricerca. Con il rivoluzionario sistema di rivascolarizzazione e la riventilazione del cadavere e la nuova adozione di strumentazione robotica sarà sempre più facile riprodurre setting operatori altamente realistici, nei quali simulare interventi complessi e innovativi con medesime condizioni del paziente-vivente.
“È ormai tangibile l’impulso che l’innovazione e la tecnologia possono dare alla medicina e chirurgia d’eccellenza. E ancora di più alla ricerca – dichiara Chiara Gibertoni, Direttore Generale dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola –. Questo progetto risponde alla volontà di dotare sempre i nostri professionisti dei migliori strumenti possibili perché possano sviluppare e applicare tecniche e competenze all’avanguardia. Un impegno che si concretizza nel nostro obiettivo principale: offrire le migliori di prestazioni possibili ai nostri pazienti”.
