Non due, ma ben tre piccioni con una fava! È quello che è riuscita a fare AraBat, la startup pugliese vincitrice del Premio Nazionale per l’Innovazione e, con menzione, del Premio Eni Awards 2022, che ha messo a punto un processo di riciclo delle batterie esaurite utilizzando l’acido citrico degli agrumi e così contrastando l’inquinamento, lo spreco alimentare e recuperando a nuova vita i metalli utilizzati per gli elettrodi delle batterie.
Nata a Foggia, appena tre anni fa, la startup ha infatti ideato un metodo, definito di idrometallurgia verde, che prevede inizialmente la triturazione delle batterie usate da cui poi si separano plastica e metalli dei quali ben il 90% può essere riutilizzato.
Gli elementi così recuperati – definiti “massa nera” – vengono successivamente inseriti in un reattore chimico e lì dissolti in miscele ricavate dagli scarti della buccia degli agrumi, ricca di zuccheri e acidi naturali, precedentemente deumidificati in fornace. Tale dissoluzione consente, al termine del processo, di estrarre metalli nobili come il cobalto, il litio, il manganese o il nichel largamente impiegati in settori come quello edile, quello farmaceutico, delle ceramiche e dei vetri, nonché quello degli stessi produttori di batterie da cui sono stati estratti.
Ma la finalità ultima dell’azienda pugliese non è solo quella di commercializzare nuovamente il prodotto così ottenuto, ma anche quella, più alta, di fornire in licenza la propria tecnologia così da consentire anche ad altre aziende di creare analoghi stabilimenti di riciclo.

Un primo impianto pilota per la sperimentazione del processo ideato da AraBat è intanto partito in Canada, a Montreal, e, a breve, AraBat dovrebbe avviare la costruzione di un proprio impianto di riciclaggio in Puglia. Il processo di trattamento ideato da AraBat è particolarmente rilevante soprattutto se si considera che nel nostro Paese non esistono aziende dedite al riciclo delle batterie esaurite e che esse, nella maggior parte dei casi, vengono spedite all’estero per essere smaltite, per lo più in Francia, Germania, Polonia, Belgio e, extra UE, in Cina, con i costi che tale operazione implica.
In Italia, ad occuparsi dell’iter dello smaltimento delle batterie esaurite è attualmente il Consorzio Erion Energy del quale fanno parte 1.250 soci che controllano all’incirca un terzo dell’immesso sul mercato e garantiscono una raccolta del 15-20 per cento, ben lontana dal livello target del 45% stabilito dall’Unione europea.
Non solo, ad oggi meno del 5% delle batterie al litio – che, vale la pena ricordarlo, sono tra i rifiuti più tossici in circolazione – viene riciclato ed il loro smaltimento è anzi tanto complesso che, stando alle previsioni, si rischia raggiungano un volume gli 11 milioni di tonnellate entro il 2030.
A cercare di fermare questo trend è in arrivo adesso il nuovo regolamento comunitario per la raccolta e il riciclo di pile e accumulatori e applicabile da subito in ogni Stato membro, il quale stabilisce uno spostamento di responsabilità sulla resa del venduto – oggi genericamente attribuita a ciascuno Stato membro – direttamente sui produttori, i quali, se non raggiungeranno i target Ue, saranno sanzionati. La sfida sarà dunque quella di raggiungere, entro il 2030, una crescita della capacità di riciclaggio di almeno 25 volte superiore all’attuale così da soddisfare il fabbisogno di materie prime per la produzione di batterie.
