L’ACQUA DEL PIANETA È UN PRIVILEGIO PER RICCHI

Secondo uno studio condotto da più atenei europei, lo sfruttamento delle risorse idriche da parte delle classi più abbienti della popolazione rappresenterebbe un fattore di impatto sulla crisi idrica.

AMBIENTE
Redazione
L’ACQUA DEL PIANETA È UN PRIVILEGIO PER RICCHI

Secondo uno studio condotto da più atenei europei, lo sfruttamento delle risorse idriche da parte delle classi più abbienti della popolazione rappresenterebbe un fattore di impatto sulla crisi idrica.

Lo sfruttamento delle risorse idriche è una questione di classe? A quanto pare sì.

A confermarlo è stato un recente studioUrban water crises driven by elites’ unsustainable consumption pubblicato su Nature Sustainability e condotto da un team di ricercatori dell’Università di Uppsala  (Svezia), delle Università di Reading e di Manchester (Gran Bretagna) e della Vrije Universiteit di Amsterdam (Paesi Bassi), il quale ha evidenziato la sperequazione a beneficio dei più ricchi nella distribuzione del bene primario e fonte di sopravvivenza per eccellenza, l’acqua.

Secondo lo studio, infatti, l’utilizzo quotidiano di acqua per mantenere irrigati i giardini, pulite le auto e riempire le piscine, evidentemente di proprietà o comunque nelle disponibilità delle fasce più abbienti della popolazione, costituirebbe un fattore di impatto sulla crisi idrica delle nostre metropoli al pari di quella climatica e dell’aumento demografico.

L’ampio divario di utilizzo delle risorse idriche in base alla classe sociale di appartenenza sarebbe stato fino ad oggi del tutto o quasi trascurato nella ricerca di soluzioni in grado di tamponare la crisi idrica che, a causa dei cambiamenti climatici e della dilagante siccità, affliggono il nostro Pianeta. Eppure, a parere degli esperti, proprio una ridistribuzione più equa delle risorse idriche sarebbe l’unica via per proteggere le nostre riserve e scongiurare la progressiva desertificazione.

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno preso a modello Città del Capo, in Sudafrica. Una scelta determinata da due fattori: le rimarchevoli disuguaglianze sociali fra i residenti e la devastane crisi idrica attraversata da questa città nel 2018, quando rischiò il Water Zero Day con la chiusura di tutti i rubinetti da parte dell’Amministrazione dopo tre anni di ininterrotta siccità.

Ebbene, i risultati emersi hanno evidenziato che le persone più ricche consumavano mediamente circa 50 volte più acqua di quelle più povere. Nel dettaglio, i ricercatori hanno suddiviso la popolazione residente in 5 gruppi sociali, il primo rappresentato dalle “élite” (persone che vivono in case spaziose con ampi giardini e piscine) l’ultimo dai cosiddetti “abitanti informali” (persone che tendono a vivere in baracche ai margini della città). Dati alla mano, è emerso che le famiglie a reddito medio-alto e da élite, le quali costituiscono meno del 14% della popolazione di Città del Capo, utilizzano più della metà (51%) dell’acqua consumata dall’intera città. Le famiglie informali e quelle a basso reddito, pur rappresentando il 62% della popolazione della città, consumano solo il 27% dell’acqua di Città del Capo.

Ma Città del Capo sarebbe tutt’altro che un caso isolato. Lo studio condotto mostra, infatti, che sono almeno 80 le città metropolitane del mondo in cui l’oro blu del nostro Pianeta viene utilizzato in maniera del tutto diseguale tra le fasce di reddito della popolazione residente. Tra queste, Londra, Miami, Barcellona, ​​Pechino, Tokyo, Melbourne, Istanbul, Il Cairo, Mosca, Bangalore, Chennai, Jakarta, Sydney, Maputo, Harare, San Paolo, Città del Messico e, in ItaliaRoma.

Se i dati raccolti sono di per sé già piuttosto allarmanti, peggio annunciano le previsioni. Non solo le crisi idriche sono destinate ad aumentare a scapito delle fasce più svantaggiate della popolazione, ma, secondo l’ultimo World Water Development Report (WWDR 2023), coordinato dal World Water Assessment Program (WWAPdell’UNESCO e condotto in collaborazione di UN Water, la popolazione mondiale urbana che dovrà far fronte alla scarsità idrica crescerà dai 933 milioni (un terzo della popolazione urbana mondiale) del 2016 a una cifra compresa tra 1,7 e 2,4 miliardi di persone (quasi la metà della popolazione urbana mondiale) nel 2050.

A parere dei ricercatori le strategie future per tentare di preservare il Pianeta e la nostra sopravvivenza dal progressivo esaurimento delle risorse idriche dovranno necessariamente contemplare una più equa distribuzione dell’”oro blu”, abolendo i consumi insostenibili di acqua potabile da parte dei ceti più abbienti della popolazione mondiale.