Cosa è il botrillo
Il Botrillo, invertebrato marino ascide del gruppo dei tunicati, della famiglia Styelidae e dell’ ordine Stolidobranchiata potrebbe rappresentare una frontiera per lo studio dei processi neurodegenerativi e di morte cellulare alla base di patologie quali Alzheimer e Parkinson. Questo organismo si riproduce per via asessuata, in particolare per gemmazione, trae origine dalla metamorfosi di una larva che aderisce al substrato, riassorbe la coda e organizza i tessuti per dare vita al primo individuo della nuova colonia, forma una gemma che si accresce e da luogo a sua volta a un nuovo individuo che porterà diverse gemme. Quando la temperatura dell’ acqua è intorno ai 10 °C, la colonia prende la via della riproduzione sessuata, tramite la formazione di spermatozoi e uova derivanti da cellule indifferenziate localizzate nelle gonadi che si formano durante lo sviluppo sessuale degli individui, che si caratterizzano per avere medesimo progenitore e patrimonio genetico.
Grazie al botrillo novità per le malattie neurodegenerative. Uno studio a guida italiana
La specie individuata, il Botryllus schlosseri, cresce a bassa profondità in zone ricche di nutrienti e calde del mare Adriatico, infatti quella oggetto di studio è stata raccolta nella laguna di Venezia e nella baia di Monterey in California. Si tratta di un organismo piccolo, affine comunque ai vertebrati e di conseguenza all’ uomo, costituito da non più di mille neuroni, caratterizzato, come dimostrato in laboratorio, da fenomeni di degenerazione spontanea a cadenza settimanale in grado di provocare la morte degli individui e di tutti i loro organi, tra i quali il cervello. Le opportunità offerte dal Botrillo nello studio di malattie neurodegenerative sono state oggetto di una ricerca internazionale a guida italiana, alla quale hanno contribuito Lucia Manni Prof.ssa di anatomia comparata e citologia dell’ Università di Padova, e i Professori Alberto Priori e Tommaso Bocci del dipartimento di Scienze della Salute dell’ Università Statale di Milano insieme a Chiara Anselmi dell’ Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine dell’ Università di Stanford in California e a Irving Weissman del Department of Pathology della medesima università californiana. La ricerca è stata oggetto di una pubblicazione sulla rivista cells dal titolo “Multiple Forms of Neural Cell Death in the Cyclical Brain Degeneration of A Colonial Chordate.”

Il processo di neuro degenerazione con l’ impiego del botrillo, replicato nei laboratori delle università italiane e statunitensi, ha permesso di individuare notevoli similitudini tra i processi degenerativi del cervello dell’ invertebrato e quello dell’ uomo colpito da patologie quali Alzheimer, Parkinson, Sla (sclerosi laterale amiotrofica) e demenza fronto temporale, ecc così da tracciare una nuova strada per il loro studio. Somiglianze che interessano la presenza degli stessi geni, i medesimi processi alla base della degenerazione e i diversi tipi di morte cellulare a carico dei neuroni colpiti da patologie neurodegenerative. Inoltre l’ impiego di questo particolare organismo, a differenza di quanto avviene nel caso di strutture più complesse, come quelle comunemente impiegate in laboratorio (ad esempio i topi) o per l’ uomo, proprio per le sue peculiarità, in particolare le misure ridotte, permette di svolgere le necessarie operazioni di laboratorio con maggiore semplicità.
Oltre a rappresentare un nuovo organismo in grado di affiancarsi e alternarsi a quelli più complessi in uso attualmente nelle attività di laboratorio, il botrillo potrebbe permettere di individuare nuove possibilità di stimolazione elettrica cerebrale non invasiva per la cura di malattie neurodegenerative.
