Gli ultimi dati Istat relativi al 2022, confermano una tendenza sempre più reale, quella del calo demografico nel nostro Bel Paese. Un calo dovuto principalmente al bassissimo tasso di natalità registrato fino ad ora rispetto all’elevato tasso di mortalità. Rispetto al 2008, ultimo anno in cui si registrò un aumento delle nascite, il 2022 si è chiuso con 393mila nascite, circa 184mila in meno; un calo in forte aumento soprattutto a partire dall’anno 2019.
La notizia non lascia troppo basiti: nell’intera Unione Europea l’Italia si posiziona al terz’ultimo posto per numero di figli per donna, con 1,25 nascite, seguita solo da Spagna e Malta. In prima posizione la Francia. I dati stilati da Eurostat hanno registrato in tutta l’Unione un leggero aumento delle nascite nel 2021, rispetto al 2020; tuttavia decisamente inferiore a quelle del 2008, circa 4,68 milioni.
Il governo italiano infatti sta lavorando proprio in questi giorni ad un piano per favorire la natalità, anzi, per meglio dire, per sollevare questa alla soglia di 2 figli a famiglia; al momento il compito è stato affidato al Ministro Giorgietti, che tra le varie cose ha infatti proposto un taglio delle tasse a chi metterà al mondo il secondo figlio. Rispetto ad altri paesi europei, però, l’Italia è indietro anche rispetto alle politiche di paternità e agli incentivi destinati alle famiglie con figli a carico. Per quanto riguarda la paternità, ai babbi italiani spettano solo 10 giorni di paternità retribuita al 100%, più 1 se a cederglielo è la madre. In Francia invece i giorni di congedo di paternità retribuiti sono 28, in Spagna ben 16 settimane, fino ad arrivare alla Svezia che prevede 90 giorni di paternità più altri 300 da dividere con la madre.

Dal 2022, inoltre, le famiglie italiane possono usufruire di solo un assegno unico mensile, che in base all’isee nel migliore dei casi può raggiungere i 190€ mensili. In un quadro del genere, e in attesa che i governi muovano proposte veramente a favore della natalità, già negli ultimi anni sono state le aziende a muoversi in tale senso con varie misure a favore. La scorsa estate, la General Membrane, azienda veneta nel settore dell’edilizia, annunciava un premio aziendale di 3.500€ per i tutti quei dipendenti che avrebbero avuto un figlio o ne avrebbero adottato uno; il bonus era il risultato di un accordo tra la stessa azienda e i sindacati: 1.500€ erano erogati direttamente dall’azienda e i restanti 2.000 da un ente bilaterale, Enfea, a cui l’azienda è iscritta.
Non da meno, la nota azienda Birra Peroni, che da aprile ha introdotto una nuova politica parentale (parental policy) con lo scopo di riequilibrare i carichi familiari in tema di cura dei figli.
La nuova politica prevede: 22 giorni di congedo di paternità, quindi 12 in più rispetto a quelli previsti dalla legge, fruibili entro il primo anno di vita del figlio, anche in maniera non continuativa e sempre retribuiti al 100%; fino all’ 80% di lavoro da remoto per tutti i neo-genitori dell’ azienda, fino ai 3 anni di vita del proprio figlio; un percorso di mentoring dedicato e specifico per neo-genitori che li accompagni nel rinserimento lavorativa e trasformi le competenze acquisite in ambito genitoriale nel proprio lavoro.
