A conquistare il premio Foto dell’anno 2023, è stato il fotografo ucraino, Evgeniy Maloletka, con un’immagine scattata subito dopo l’attacco aereo all’ospedale di maternità di Mariupol, in Ucraina, ma quest’anno, fra le 120 fotografie selezionate per la 66esima edizione del World Press Photo Contest, il premio fotografico internazionale che ogni anno conferisce un riconoscimento al migliore scatto del fotogiornalismo e della fotografia documentaria, molte sono quelle ritraggono lo scenario di un’altra guerra aperta nel mondo, quella contro un nemico tanto temibile quanto insidioso: il cambiamento climatico.
Battered waters (Acque maltrattate) è il lavoro della fotografa armena, Anush Babajanyan, che si è aggiudicata il premio World Press Photo Long-Term Project Award, fotografando l’impatto della siccità e della gestione delle risorse idriche dopo la caduta dell’Unione Sovietica in quattro Paesi dell’Asia centrale – Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan – e mettendo in luce la strenua resilienza e la capacità di adattamento di queste popolazioni alle conseguenze dei mutamenti climatici.
Here,The doors don’t know me (Qui le porte non mi conoscono) è invece il progetto del fotografo egiziano, Mohamed Madhy, che ha vinto il premio per la categoria World Press Photo Open Format Award, dedicata a progetti che utilizzano diversi media (dal video, al documentario interattivo, alle foto disegnate), raccontando, attraverso e foto di materiali di repertorio, la storia di una comunità di pescatori che sta scomparendo nel quartiere di Al Max ad Alessandria d’Egitto.
Ancora, tra i vincitori regionali che hanno scelto la sostenibilità e l’ambiente come temi centrali dei loro progetti, ci sono due fotografi italiani: il primo, Simone Tramonte, vincitore nella categoria Long-Term Projects per l’Europa con il lavoro Net- Zero Transition, illustra le soluzioni tecnologie innovative attraverso le quali l’Europa punta a diventare continente a impatto zero. Il secondo, Alessandro Cinque, è stato invece premiato tra i vincitori regionali per il suo progetto Alpaqueros, un lavoro di anni nelle Ande peruviane, con l’obiettivo puntato sulle donne allevatrici che, per combattere i cambiamenti del clima e assicurarsi il sostentamento, rischiano la propria vita portando gli alpaca al pascolo su vette sempre più alte e perigliose.

Oltre agli orrori delle guerre – quella in Ucraina su tutte – al coraggio delle rivolte – quella in Iran – alle violenze dei regimi – quello dei talebani in Afghanistan – la cronaca per immagini di questa 66esima edizione del World Press Photo Contest, le cui giurie internazionali hanno esaminato hanno esaminato 60.000 foto e progetti inviati da 3.752 fotografi di 127 paesi, ci racconta dunque anche la lotta per la sopravvivenza, la difesa delle tradizioni, la resistenza dell’uomo e dell’ambiente e le strategie di adattamento alle nuove prove imposte dai mutamenti climatici in atto nel Pianeta.
La mostra delle 120 foto premiate, attualmente in corso al Palazzo delle Esposizioni a Roma fino al 4 giugno, è stata realizzata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam e promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography. Il tour proseguirà nei prossimi mesi nelle principali capitali per mostrare ai visitatori gli scatti dei grandi fotografi e il racconto per immagini del nostro mondo e dei suoi più recenti avvenimenti.
