Parità di genere, linguaggio e approccio inclusivo, diritti, dialogo e maggior spazio alle sfumature empatiche dei dipendenti. E ancora mani tese all’ambiente, all’impatto sociale, al sostegno femminile e al south-working. La parola “welfare” è riduttiva. Meglio optare per “inclusione a tutto tondo” laddove parità significa davvero parità, laddove opportunità significa benessere mentale (e fisico!) sul luogo di lavoro. Non è servita la pandemia per imporre prepotentemente questa riflessione. Lo sa bene Laura Gori, imprenditrice benefit, che da tempo aveva ben chiara la strada da percorrere. Una strada che, sebbene l’Italia si posizioni alla stregua di un farraginoso fanalino di coda, non può più esser rimandata. Specie se si vuol far impresa.
Fondatrice e CEO di Way2Global, Società Benefit certificata B-Corp con un business model sostenibile che si occupa di traduzione a impatto sociale e aiuta le aziende a espandersi nei mercati esteri, Gori parla con un’empatia e una carica emotiva che si sprigionano parola dopo parola. Le sue vedute sono ampie, gli orizzonti non conoscono confini.

“Siamo donne, riusciamo a incastrare bene tutto”. Lo dice con un sorriso e un approccio accogliente che dona una boccata di ossigeno a tutti coloro che, gioco forza, sono spesso costretti a tirare il fiato perché corto. Affascinata dalla forma d’impresa delle Benefit Corporation, ha deciso senza esitazione di farsene paladina in Italia e all’estero e, oggi, è considerata una delle apri pista della parità di genere e delle politiche a sostegno delle donne. Ideatrice e fautrice, dentro e fuori il perimetro aziendale, di iniziative, misure e azioni a sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile, da sempre investe in “womenomics” e nelle più innovative politiche di parità di genere, impegnandosi in prima linea in molteplici organizzazioni internazionali di women empowerment.
“Promuovere l’emancipazione femminile e l’accesso delle donne a ruoli apicali, tecnici (STEM) e di leadership in settori che, stando ai luoghi comuni, dovrebbero non appartenere al gentil sesso. Pensiamo al digitale, ai settori tech, all’ intelligenza artificiale ecc.. Ma non solo. Siamo chiamate, nessuno escluso, a fare la nostra parte per aiutare concretamente le donne. Favorire il loro rientro a lavoro dopo il periodo di maternità, ridistribuire il carico di lavoro per permettere non solo l’allattamento ma anche una necessaria serenità mentale ed emotiva e così via. In una parola? Accogliere in maniera sempre più inclusiva superando le barriere della distanza, specie quella empatica. Pensi che i primi a ringraziarci sono proprio gli uomini…”
“2 su 18 ma, mi creda, sono quasi più felici delle donne. Lo ripeto ogni giorno: le richieste cambiano, le esigenze pure. Bisogna sintonizzarci sull’ascolto attivo delle persone. Non farlo significa essere miopi. Ecco che, dal 2021, la nostra azienda ha recepito la parificazione esatta dei congedi parentali. Questo significa che i papà e le mamme hanno le stesse prerogative. Solo così possiamo parlare realmente di equa bi-genitorialità”
“I numeri sono agghiaccianti. Nel 2022 solo una donna su 3 ha un lavoro regolarmente retribuito. La nostra Italia si colloca al 63’ posto su 146 nel global gender report. Potremmo continuare… più figli ci sono più alto è il divario nei tassi di occupazione. Il tasso di partecipazione delle donne al lavoro in Italia è 53,8% rispetto ad una media europea che è del 67,4% e la pandemia ha inciso fortemente sul gap svantaggiando ancora di più le donne raggiungendo il 18,2%. Non spendo poi parole facilmente intuibili se guardiamo che il 70% dell’occupazione femminile in Italia si concentra solo su 7 dei 21 settori considerati”
“Intelligenza artificiale, professioni tech e digitale? In questi settori chiave l’occupazione femminile oscilla tra il 12 e 15%. Tutto questo è agghiacciante specie se ci soffermiamo sul fatto, dati alla mano, che la parità di genere nel mondo del lavoro porterebbe ad una crescita globale del Pil nel mondo del 26%”
“Sono stata chiamata da uno scatto di coscienza, ho voluto rimboccarmi le maniche e dare il mio contributo. In un quadro generale come quello che stiamo vivendo sulla nostra pelle stare immobili non è ammesso. Mi piace pensare che la nostra azienda sia diventata un laboratorio permanente sociale governato da una leadership gentile che desidera, nei fatti, essere inclusiva”
“Certamente: questi sono aspetti imprescindibili. La società sta evolvendo alla velocità della luce. Ecco che dobbiamo sposare una nuova concezione di azienda che non può più perseguire solo ricavi e profitti bensì puntare a nuovi modelli organizzativi, logiche inclusive e collaborative incentrate su lavoro di squadra e capacità relazionali. Costruire reti: solo così le aziende si possono trasformare in tangibile generazione di valore, non solo per la crescita imprenditoriale ma anche a beneficio di tutta la collettività. In Way2Global abiuriamo concetti quali massimizzazione del profitto, logiche patriarcali e verticistiche di comando e controllo e ci impegniamo quotidianamente per portare in azienda un percorso virtuoso e condiviso che metta al centro le persone”
“L’azienda non deve esser un’isola ma deve collaborare con il territorio di competenza e generare un impatto sociale. E questo, se ci pensiamo bene, altro non è che il superamento del piano 4.0. Finora ci siamo occupati moltissimo di transizione digitale tralasciando l’aspetto umano e relazionale. Ecco che da qui dobbiamo ripartire per recuperare la dimensione umana che è andata perduta”
“Confermo e ci teniamo moltissimo”
“Da ovunque loro desiderino. Recentemente ho assunto 8 nuove dipendenti donne con età inferiore ai 30. Una di loro, sebbene la nostra sede centrale sia nel centro di Milano, continua a lavorare nella sua città di origine, Messina. In questo modo si scongiurano salti mortali per trovare (o non trovare!) affitti costosissimi e una precarietà costante che incide negativamente sulla qualità di vita. Vogliamo dipendenti quanto più possibili serene. Da anni, infatti, lavoriamo con un accordo integrativo di secondo livello che ci serve da palestra per sperimentare la flessibilità in azienda”
“Assolutamente sì. Lo abbiamo regolamentato, gioco forza, durante la pandemia. E’ stato un processo complicato e certamente non immediato ma oggi è vissuto come atto di fiducia e dono di libertà. Nella primavera del 2020, per intenderci in piena zona rossa, ci siamo totalmente digitalizzati. Tante riunioni, pensieri, dubbi e paure ma, dopo un serio e costruttivo percorso condiviso, abbiamo dato un taglio netto”
“Avevamo una sede di 1000 metri quadrati distribuiti su 4 piani. Avevamo palestra, centro di fisioterapia, formazione aperta a dipendenti e nostri collaboratori freelance ma anche altri e diversificati servizi welfare nonché opportunità aperte alle aziende vicine per coinvolgere a tutto tondo altre realtà. Durante la pandemia le lavoratrici e i lavoratori hanno capito che il remote working conciliava meglio tutte le loro esigenze e necessità e dunque che fare? A dicembre ci siamo liberati dell’immobile che, sempre più, si stava popolando di affitti brevi. Lo abbiamo venduto per trasferisci in una sede molto più piccola nel centro storico di Milano, in posizione adiacente a Cadorna, dal momento che nel frattempo avevamo iniziato a formare, ad assumere e a fare Southworking”
“8 donne under 30 e tutte stanno facendo full-remote. Naturalmente abbiamo una sede centrale, sedi satellite facilmente raggiungibili da tutti e dei co-working distribuiti sui territori. Questi si sono rivelati, proprio su proposta delle dipendenti, preziosi per implementare il senso di squadra, di collaborazione e inclusione. Oltre al full remote, per chi lo desidera, abbiamo anche lo slow working, vale a dire la riduzione degli obiettivi e delle richieste rivolte alle neo mamme che rientrano dal congedo di maternità. Tutto questo serve moltissimo e produce risultati virtuosi e legami ancora più saldi”
“Una certificazione che abbiamo voluto con tutte le nostre forze. Volevamo essere tra le prime in Italia proprio per dare un messaggio di speranza, fiducia e possibilità. Abbiamo avanzato la richiesta nel 2022 ma, da sempre, nel nostro sistema aziendale vigono politiche e procedure interne codificate che favoriscono e danno la priorità alle donne giovani nel momento in cui andiamo a formalizzare nuove assunzioni. Al contempo investiamo nella costruzione delle carriere femminili e in una formazione manageriale a beneficio delle donne”
“Tutte le donne devono essere protagoniste del futuro. Il progetto Way2Academy vuole democratizzare e rendere accessibile l’AI che sta rivoluzionando il settore con deep learning, big data e reti neurali, per trasformare queste tecnologie abilitanti in driver d’impatto sociale e sperimentazione di nuovi modelli di business responsabili. Per farlo, abbiamo scelto di adottare un format “lieve”, agile e conforme alle esigenze di tutti, giovani e donne in primis”
“Come una piattaforma online in configurazione aperta, improntata a principi di condivisione di saperi, co-produzione e co-progettazione di conoscenze, governance partecipativa e networking. In aggiunta, per i più giovani, si è pensato di rendere l’esperienza più pragmatica alternando momenti formativi di teoria in aula virtuale e momenti di formazione pratica nel contesto lavorativo”
