LE "SPIE" DELLA QUALITÀ AMBIENTALE

Prendono piede nuovi sistemi di monitoraggio ambientale, grazie a tecnologie le nostre città saranno più vivibili.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
LE "SPIE" DELLA QUALITÀ AMBIENTALE

Prendono piede nuovi sistemi di monitoraggio ambientale, grazie a tecnologie le nostre città saranno più vivibili.

L’inquinamento dell’aria è un problema grave quanto il cambiamento climatico, l’ostacolo però da superare è che sembra sia meno sentito dalla popolazione.

Tenere sotto controllo la qualità ambientale delle città è fondamentale per aiutare istituzioni e cittadini a fare di più in ambito sostenibilità.

L’inquinamento atmosferico, ovvero la presenza in aria di una o più sostanze in concentrazione tale da avere la potenzialità di produrre un effetto avverso, è una questione diffusa in tutte le aree urbane europee, ma in modo sistematico nei Paesi dell’est Europa più l’Italia e la Grecia.

Sull’Italia, in particolare, pesano una condanna (PM10) e due procedure di infrazione per il superamento dei limiti delle concentrazioni del biossido di azoto e del PM2,5. Negli ultimi anni il nostro Paese ha registrato miglioramenti, dovuti soprattutto all’inasprimento progressivo delle normative UE che hanno prodotto, ma la situazione resta indubbiamente critica.

La sentinella dell’ambiente

Un dispositivo per il monitoraggio ambientale potrebbe essere una possibile soluzione a tutto ciò.

Ci hanno pensato la Fae Technology, una società benefit bergamasca che opera negli ambiti del design, della prototipazione, della progettazione e della produzione di soluzioni per il settore dell’elettronica integrata, insieme al celebre Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology di Boston diretto dall’architetto Carlo Ratti.

Si chiama Flatburn ed è un sistema auto-alimentato da energia solare, con parti meccaniche realizzabili con stampanti 3D disponibili per chiunque, e dotato di sensori. Montato su veicoli stradali come autobus e automobili rileva parametri fondamentali come la qualità dell’aria, l’efficienza energetica, l’impatto acustico, l’umidità e le isole di calore nei contesti urbani.
“Grazie al continuo sviluppo di sinergie con il mondo della ricerca, il know-how di Fae Technology continua a vivere una fase di evoluzione e di progresso, il lancio di Flatburn rappresenta un segnale di ulteriore sviluppo della membership con il Senseable City Lab del Mit di Boston, testimoniando le competenze e la capacità dei due gruppi di lavorare fianco a fianco nelle varie sedi del mondo: un’attività sinergica che consolida il respiro internazionale di Fae Technology e delle sue persone. I risultati rilanciano il nostro ruolo innovativo all’interno del contesto smart city e in particolare nella raccolta ed elaborazione dei dati in chiave ambientale”, ha commentato Gianmarco Lanza, presidente e amministratore delegato di Fae Technology.


L’obiettivo del progetto è quello di supportare e sostenere istituzioni e cittadini dando elementi solidi da cui sviluppare soluzioni strategiche nell’ambito della sostenibilità ambientale e in generale del cambiamento climatico.

Un progetto che pensa in grande

Flatburn si inserisce all’interno di un progetto ampio che prende il nome di City Scanner, una piattaforma di monitoraggio ambientale che riesce a trasformare i normali veicoli stradali in un’infrastruttura di rilevamento mobile, fornendo alle comunità dati sensibili sulla qualità dell’ambiente in cui vivono.

Il progetto è già operativo in sette città del mondo, fra cui New York, Amsterdam, Boston e Stoccolma, e altre tre metropoli stanno valutando la sua introduzione.
Flatburn è un ottimo aiuto per la valutazione dell’efficienza energetica degli edifici utilizzando immagini termiche oppure l’analisi tramite laser delle particelle inquinanti nell’aria per determinare le diverse fonti di inquinamento, aiuta nella mappatura della qualità delle strade in base alle vibrazioni del veicolo utilizzando gli accelerometri, una funzionalità che in grandi città come Roma sarebbe davvero utile.

Ma le sue funzionalità non finiscono qui, offre anche la possibilità di correlare le misurazioni ambientali con i flussi di traffico e la presenza di alberi.
Le opportunità sono insomma moltissime: “Collegando le informazioni restituite dai sensori con i database di dominio pubblico, si possono ottenere dati sensibili per progettare interventi urbanistici o per attuare determinate politiche ambientali”, sostengono gli ideatori.

“Una risposta ad una delle più grandi sfide dei nostri tempi, per contribuire a generare un impatto positivo sulle comunità di tutto il pianeta”, conclude Gianmarco Lanza.