UN PROGETTO ICT E STEM PER LE FIGURE FEMMINILI

Lara d’Argento: “trasformare il panorama economico e sociale del meridione ponendo digitale, parità di genere e sostenibilità al centro del cambiamento”.

APPROFONDIMENTO
Francesca Franceschi
UN PROGETTO ICT E STEM PER LE FIGURE FEMMINILI

Lara d’Argento: “trasformare il panorama economico e sociale del meridione ponendo digitale, parità di genere e sostenibilità al centro del cambiamento”.

Nel Bel Paese il tasso di occupazione delle donne è pari al 43,6 % contro una media europea del 54,1%. Dati, che se confrontati alla percentuale dell’occupazione maschile, gridano non poco. In Italia, infatti, il 60,3% degli uomini lavorano a fronte del 64,7% in Europa. Ma non si tratta solo di parità di genere e di opportunità quanto, semmai, come si sottolinea da tempo, anche di opportunità economica. Andando ancora di più nello specifico, come raccontato dalla fondatrice e Ceo di Way2Global, Laura Gori  se il tasso di disoccupazione femminile in Italia venisse portato al valore europeo si avrebbero 433mila donne occupate in più.

Numeri allarmanti continuano poi a riguardare le materie STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) e il divario settentrione/meridione. Statistiche alla mano, ogni 9 uomini c’è solo una donna sviluppatrice nonostante il 22% delle persone laureate in queste materie siano donne. Infine, per citare uno studio sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro a cura di Confcommercio e poi ripreso dal Sole24Ore, nel sud Italia lavora meno di una donna su 3. Questo significa che il tasso di occupazione delle donne al sud è pari al 28,9% contro il 52% del nord e che, nostro malgrado, continua il fenomeno migratorio che da sempre caratterizza il Mezzogiorno e che vede ancora gran parte della sua popolazione giovanile emigrare verso il nord Italia e il resto del mondo.

L’emergenza pandemica ha però stravolto tutto. Priorità, modi di lavorare, necessità, organizzazione e, non da ultimo, ritorni a casa per lavorare nella/dalla propria terra di origine.

È quanto accaduto anche in Puglia, precisamente a Bari, città sempre più attrattiva, digitale, genitrice e incubatrice di imprese e start-up ma, soprattutto, coraggiosa. Da qualche anno ha infatti accettato la sfida di trasformare il panorama economico e sociale del meridione ponendo digitale e sostenibilità al centro del cambiamento. E in questo panorama si inserisce anche anche l’associazione Puglia Women Lead, una community inclusiva che promuove pari opportunità in Puglia puntando sul digitale. O, per dirla meglio, un’associazione nata da donne per le donne e per dare gambe all’ imprenditoria e allo sviluppo di competenze digitali con l’obiettivo di colmare il divario occupazionale di genere. Sostenitrice, tra i tanti eventi, anche della tappa barese del Tech Jobs Fair che si è svolta, lo scorso 17 giugno, allo Spazio Murat di Piazza del Ferrarese, ha posto l’accento proprio sul divario occupazionale.

Ne parliamo con una delle 6 fondatrici, Lara d’Argento.

Lara d’Argento, una delle 6 fondatrici
Lara d’Argento
Barese, growth-hacker, lunghe esperienze di vita e professionali internazionali e la scelta di tornare nella tua città natale dove, tra le tante cose, fondi pure un’associazione con altre 5 donne. Perché?

“Perché era la cosa giusta da fare e che mi sentivo di fare. Ho trascorso dai 18 ai 36 anni fuori e, quando sono tornata, mi sono detta che avrei voluto e dovuto far qualcosa per dare le opportunità che non ho avuto io a Bari quando ero poco più che maggiorenne”

Nessun rimpianto?

“Mi è stato offerto un lavoro a tempo indeterminato a Los Angeles ma ho rifiutato. Mi sono rimboccata le maniche dicendo a me stessa che quello che mi avrebbe spinta ad andare negli States in qualche modo avrei dovuto costruirlo qui”

Che tradotto significa?

“Porre, per esempio, maggiore attenzione a temi quali equità e benessere. Tutte noi (le 6 fondatrici di PWL, Gaia Costantino, Sonia Elicio, Gloria Elicio, Adriana Angarano, Lara d’Argento e Sabrina Fiorentino ndr) volevamo restare in Puglia e starci bene. E poiché siamo tutte lavoratrici, abbiamo sentito l’obbligo di occuparci di tutto ciò che fa stare meglio una donna che lavora a cominciare dalla cultura aziendale fino al modo di porsi nei colloqui passando per il tipo di impieghi da ricercare”

Qual è la difficoltà più grande che attualmente state combattendo nella vostra città?

“È difficile risponderti. Devo dirti che, insieme alle co-fondatrici – e a tutte le persone associate che ormai sono più di 80 – non c’è nulla che non mi sembri affrontabile. Ecco che non riesco a vedere le difficoltà, quanto semmai le tante sfide che abbiamo di fronte”

Un esempio?

“Quelle legate, mi piace dire, al tema della “bolla””.

Laddove per bolla si intende?

“Se tu adesso mi chiedi se conosco donne che a Bari lavorano nel settore tecnologico ti rispondo di sì perché, per me, è la normalità. Possono dirlo altre ragazze che vivono in quartieri periferici o zone della regione non considerate centrali? Ecco la nostra sfida: fare in modo di favorire e promuovere quello che per PWL è la normalità, estenderlo ben oltre il capoluogo di regione fino ad arrivare ad città e paesi più dislocati. Per una Puglia che incarni finalmente la vita che abbiamo scelto”

Nonostante questo, le disparità tra uomini e donne continuano ad esistere e persistere nei luoghi di lavoro. Penso non solo ai ruoli apicali…

“È proprio così. Prima di arrivare ai ruoli apicali c’è un drop drammatico in tutte le posizioni che riguardano il “Mid-level seniority”. E le disparità sono ovunque: possono avere a che fare con la genitorialità, trasferimenti, settori, ambiti ecc.. Posso dirti, a titolo d’esempio, che nel mondo informatico ogni 9 programmatori c’è una sola programmatrice. Questo rapporto da 1 a 9 è drammatico. Ma voglio dirti un’altra cosa…”

Dimmi pure..

“I dati ci mostrano che in Puglia 2 donne su 3 non lavorano. Questo è il numero da cui dobbiamo ripartire e Puglia Women Lead ha deciso, a ragion veduta, di vedere nella formazione la chiave che coniughi integrazione sociale con sviluppo economico. Vogliamo creare uno spazio e un tempo inclusivi che offrano pari opportunità per chiunque voglia restare nella nostra Regione, vogliamo creare un luogo dove non si possa più sostenere che il settore tech è roba ancora prettamente maschile”

Ecco che avete organizzato anche il primo coding bootcamp del Sud Italia…

“Esattamente, un evento di tre giorni che si è tenuto allo Spazio Murat di Bari, per insegnare rudimenti di programmazione alle persone che si riconoscono nel genere femminile, senza alcun limite di età o formazione pregressa”

Parlate alle scuole?

“Certamente. Non solo per promuovere i nostri valori associativi ma anche per far comprendere che la questione di genere stessa è una questione di sviluppo economico. Ecco che, oltre a fare tappa negli istituti scolastici, abbiamo sottoscritto progetti e intrapreso percorsi virtuosi con enti pubblici, aziende private, imprese locali e multinazionali ed erogatori di formazione. Non si può prescindere da un coeso lavoro di squadra se vogliamo raggiungere realmente opportunità di crescita, flessibilità lavorativa, guadagno economico e qualità della vita”

Agire insieme pare proprio che sia stata l’unica via possibile…

“Le relazioni non capitano, le relazioni si creano perché le persone vogliono generarle ma, soprattutto, perché desiderano e si impegnano per mantenerle. Posso dirti fuori dai denti che noi fondatrici, ogni giorno, rinnoviamo questo impegno e abbiamo la volontà di portarlo non solo sul piano professionale ma anche su quello privato. Non sto raccontando una favola, anzi. Siamo amiche e, questo significa, che le sfide sono ancora più intense perché dobbiamo essere capaci di sciogliere ogni piccolo nodo che, gioco forza, si può venire a creare. Tutto si può dire con gentilezza e, soprattutto, col tempo abbiamo imparato a navigare onde alte. Non chiediamo mai che il vento si plachi ma stiamo unite per tenere più saldo il timone”

Che consiglio daresti ad un’adolescente barese di 15/16 anni alle prese con scelte per il suo futuro?

“Le direi di pensare a quale sia la sua idea di benessere e, conseguentemente, di scegliere. Siamo cresciute pensando che la normalità fosse obbligatoriamente uno stipendio in un luogo piovoso con tanta nebbia. Adesso non è più così perché, per fortuna, ci sono tante possibilità e Bari, così come tutta la Puglia, non sono più una scelta di serie B”