La Regione Sardegna ha programmato nel prossimo futuro un possente rilancio del comparto della sughericoltura. La Regione sarda crede nel comparto, che fino ad un decennio orsono, occupava migliaia di posti lavoro nei diversi territori dell’isola. Oggigiorno il comparto della sughericoltura attraverso una profonda crisi identitaria e occupazionale. Sarebbe necessario per una concreta ed efficacie convergenza di mappatura delle sugherete oggi assente, al fine di dare un rilancio profondo al comparto.
Il sughero è un elemento naturale noto per la molteplicità e multiforme attività isolanti e anche per essere lavorato per una molteplicità di oggetti e usi. Storicamente il vero boom del sughero si ebbe intorno al XVII secolo, quando venne creato il tappo dello Champagne, momento fondante dell’utilizzo del sughero. Le aree di produzione del sughero sono soprattutto confinate nell’Europa mediterranea, dove il sughero (ha conosciuto) è conosce importanti vette industriali.
La superficie mondiale di quercia da sughero è stimata intorno ai 2,2 milioni di ettari. La produzione è incentrata in: Portogallo, Spagna, Grecia, Italia (Sardegna). In Sardegna si concentra l’85% della produzione nazionale di sughero naturale, con circa 120mila quintali dislocate soprattutto in Gallura. I tempi di maturazione sono lentissimi, in quanto la corteccia per arrivare ad essere lavorata, ha necessità mediamente di 25 anni. Le sugherete svolgono una importante e significativa funzione ambientale assorbendo la CO₂ e riducendo l’inquinamento e rilasciando ossigeno. In Sardegna a Calangianus (Comune in provincia di Olbia/Tempio) si trova un particolare museo dedicato esclusivamente alla produzione del sughero (detta anche la sughera).

L’estrazione del sughero avviene in un canonico periodo compreso da maggio ad agosto, ovvero in questo lasso di tempo la corteccia si stacca “con più facilità” dal tronco. Questa operazione è assai delicata, in quanto prevede la partecipazione di operai specializzati (detti scorzini) che usano ancestrali tecniche sulla corteccia.
Dopo questa primaria operazione della scorticazione, il sughero deve essere stagionato, ovvero quel particolare processo nel quale il prodotto viene esposto all’aria aperta per circa un anno. In questo periodo di tempo il sughero perde umidità in eccesso e una buona parte della polvere rossa dovuta all’estrazione. Finita la fase della stagionatura, il sughero viene bollito prima di essere lavorato. Questa operazione fa si che il sughero possa essere utilizzato in campo enologico come tappo da vino.
Esistono diversi tipi di sughero impiegati in enologia: il monopezzo, il bicomposto e il sughero naturale. Il sughero per le note caratteristiche isolanti viene utilizzato, come precedentemente detto nel mondo enologico, nell’edilizia, nel mondo della moda e nell’industria calzaturiera. In Sardegna se effettivamente venisse ulteriormente incentivata la produzione del sughero, si potrebbe fare un significativo salto di produzione industriale ed uscire da quella fase di impasse nella quale si è arenata l’economia della Sardegna.
