“Nel cortile c’è un susino.
Quanto è piccolo non crederesti.
Gli hanno messo intorno una grata
perché la gente non lo pesti.
Se potesse, crescerebbe:
diventar grande gli piacerebbe.
Ma non servono parole:
quel che gli manca è il sole.
Che è un susino, appena lo credi
perché susine non ne fa.
Eppure è un susino e lo vedi
dalla foglia che ha.
Con le parole della poesia “Il susino” di Bertold Brecht inizia il nostro percorso attraverso l’Italia, grazie proprio…ad una susina- frutto ricco di vitamine, antiossidanti, sali minerali e fibre – o meglio a tre tipi di susine molto particolari, la cui coltivazione profuma di antico, di storia che si perde nel tempo, di manualità e coriacea tenacia nel mantenere vivi questi frutti della terra.
Susina Ramassin
Il viaggio inizia in Piemonte dove si coltiva la susina Ramassin, diffusa solo nel territorio piemontese, la cui peculiarità sono la facilità di staccare la polpa dal nocciolo e la buccia molto ricca di pruina, una cera naturale che protegge il frutto dai raggi ultravioletti.
Questa piccola susina dal colore violaceo intenso, la cui coltivazione, che avviene in microclimi collinari ma essendo resistente al freddo può essere coltivata anche a oltre 1.200 metri di altitudine, è talmente antica che non esiste alcuna informazione storica, tranne alcune testimonianze negli archivi comunali del saluzzese nella Valle Bronda.
Ed è proprio girando per la Valle Bronda nel mese di luglio, che sarà possibile vedere grandi reti sospese intorno agli alberi per la raccolta del ramassin, impendendone così il contatto del terreno, che rovinerebbe questo delicato frutto.
La Valle Bronda, di minute dimensioni, si estende tra i comuni di Saluzzo, Brondello, Castellar e Pagno ed è conosciuta per i percorsi di trekking immersi nei verdi boschi e per le gustose prelibatezze gastronomiche.
Da visitare in Valle Bronda
Ma quando si arriva in questa Valle non potranno mancare visite all’Antica Abbazia dei Santi Pietro e Colombano a Pagno, alla Torre di Brondello e al Castello di Castellar.
L’Abbazia è stata fondata per volontà del Re longobardo Astolfo nell’800 e ha subito numerose ricostruzioni che ne hanno modificato l’aspetto originario; merita la visita della piccola cripta, caratterizzata da colonnine monolitiche in pietra squadrate.

La Torre, alta e snella, si erge su un poggio tra le rovine delle mura di Brondello, è a pianta circolare e presenta sulla sommità alti merli a coda di rondine. Ritornando in paese passate a vedere l’antico ponte in pietra che attraversa il torrente e rilassatevi col suono delle sue acque.
Il Castello di Castellar risale al 1357 ed è suddiviso in ampi saloni, la maggior parte dei quali affrescati e dotati di soffitti a cassettoni riccamente dipinti. All’interno del Castello è visitabile una importante collezione di uniformi militari e armamenti leggeri del Regio Esercito Italiano, dall’Unità d’Italia alla Seconda guerra mondiale. Inoltre, un piccolo ma interessante museo etnografico è visitabile nella scuderia e nella foresteria del castello.
Dopo aver dato l’ultimo morso alla dolcissima Ramassin alla fine di un pasto a base di funghi, castagne, un’ottima insalata di Gallina Bianca di Salluzzo – nota anche come Bianca di Cavour, ci prepariamo per la nostra prossima tappa, che vedrà protagonista una susina del Centro Italia…
Curiosi?
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