Quante vivande ci offri
mentre maturano le susine;
occhi miei che divorate rose,
berrete presto la luna!
(Rainer Maria Rilke)
Susina Coscia di Monaca
Ed eccoci arrivati alla seconda tappa del nostro viaggio, che oggi ci porterà nel Centro Italia, quindi saliamo in sella alla susina Coscia di Monaca e facciamo rotta verso quei territori dove è maggiore la sua coltivazione: la Garfagnana, in Toscana, Città di Castello, in Umbria, e a Ponzano Romano, in Lazio.
Grazie alla Coscia di Monaca, susina di forma oblunga e allungata, con consistenza della polpa soda e molto zuccherina, arriviamo in Garfagnana, che si estende da 300 a 1.800 metri di altitudine, dove troviamo sia quella a frutto giallo che quella blu, utilizzata in particolare per le confetture.
Garfagnana
In Garfagnana sono tanti i luoghi che meritano una visita, a partire dal Parco dell’Orecchiella, in cui sarà possibile immergersi in un ambiente incontaminato, fatto di prati, boschi, sentieri e in un piccolo e delizioso giardino botanico, per poi proseguire verso il lago di Vagli, sotto le cui acque si nascondono i resti del vecchio paese, rimasto sommerso in seguito alla costruzione della diga e alla formazione del bacino artificiale.

Invece, proprio al centro del Parco Naturale delle Apuane, si trova la Grotta del Vento in cui è possibile venire in contatto con tutti i fenomeni carsici: pozzi verticali, gallerie percorse da corsi d’acqua, stallatiti e stalagmiti.
La fine del percorso garfagnino richiede una fermata a Castiglion di Garfagnana, caratterizzato da una cinta muraria e da una rocca risalente alla dominazione romana, in cui sarà possibile gustare i piatti tipici del luogo: la minestra di farro, la polenta di formenton otto file – un’antica varietà di mais coltivata in Garfagnana – il neccio garfagnino e le crisciolette con farina di grano duro.
Città di Castello
Partiamo per Città di Castello, dove la nostra susina è meglio nota come Scosciamonaca o Scoscia di Monaca, e dopo aver gustato l’oca, che da queste parti cucinano in numerose varianti, accompagnata dal sedano nero, verdura di rara qualità, ci spostiamo alla Pinacoteca Comunale, raffinato esempio di dimora rinascimentale, per poi dirigerci verso Palazzo Albizi che ospita la collezione Burri e finire il nostro giro alla Cattedrale dei Santi Florido e Amazio, che con i suoi affreschi e soffitti a cassettoni ci lascerà senza fiato.
Ponzano Romano
Con gli occhi pieni di bellezza la nostra susina Coscia di Monaca, ci porta a conoscere Ponzano Romano, piccolo borgo nella Valle del Tevere, il cui nome pare debba sua origine proprio dallo stesso fiume, poiché deriverebbe secondo alcuni da “pons Jani”, ponte di Giano o forse dalla “gens Pontia“, famiglia romana proprietaria di una villa e di terreni nella zona.
Perdetevi tra i vicoli e le viuzze di questo borgo, in cui nella parte centrale del troviamo la Rocca, trasformata in Palazzo Abbaziale e il Monastero benedettino di Sant’Andrea, che attualmente ospita la sede dell’International Institute of Communication Onlus, ente di formazione che promuove le attività culturali del territorio. Da non perdere assolutamente una visita a la Valle del Fosso dell’Acquaforte, opera d’arte della natura in cui è possibile fare trekking ed escursioni immersi nel verde. I piatti tipici della zona sono i carciofi fritti, i salumi e la pizza bianca fritta farcita e tutti i classici della cucina laziale come i maltagliati alla gricia, le fettuccine e le fregnacce al cinghiale bianco o con il ragù di manzo, la coda alla vaccinara, la trippa, la coratella, lo spezzatino di cinghiale, gli arrosticini d’abbacchio.
Grazie alla Susina Coscia di Monaca
Adesso riposiamoci per un po’, per essere freschi per la nostra ultima tappa, che grazie a una susina, che potremmo definire quasi un lamantino in versione vegetale, ci porterà nel Sud della Penisola..
Nonno, l’argento della tua canizie
rifulge nella luce dei sentieri
passi tra i fichi, i susini e i peri
con nelle mani un cesto di primizie.
(Guido Gozzano)
