Si chiamano “Oggettoteche” o “Biblioteche degli oggetti” e sono luoghi in cui è possibile portare oggetti inutilizzati, o poco utilizzati, dal legittimo proprietario che possono però servire a qualcun altro.
Per fruire del servizio, basta pagare una quota associativa e portare un altro oggetto in cambio di quello che si intende prendere in prestito. Sostanzialmente una sorta di pubblico scaffale dal quale prelevare, alla bisogna, l’oggetto di cui si ha necessità, sia esso un trapano, una tenda da campeggio o una bicicletta.
L’idea nasce nel nord Europa, prima a Berlino, poi in Austria e in Svizzera, fino ad arrivare anche in Italia, con oggettoteche aperte a Firenze, a Bologna e a Palermo.
Il fine è naturalmente quello di perseguire e incoraggiare modelli economici alternativi e circolari, antagonisti del consumismo dilagante e degli sprechi e promotori della condivisione e del libero scambio senza fini di lucro.
Coloro che decidono di portare un loro oggetto presso l’oggettoteca possono consegnarlo in via definitiva oppure lasciarlo lì per un periodo di tempo dato che generalmente non può però essere inferiore a un anno.

Naturalmente non tutti gli oggetti sono ammessi presso le oggettotteche: esclusi quelli di uso personale (posate, spazzolini, etc); quelli deperibili (vernici, detersivi, cibo, etc.) e quelli pericolosi, tipo le armi.
Si possono invece tranquillamente condividere gli oggetti di uso comune come gli utensili, gli attrezzi, i piccoli elettrodomestici, i giochi (da tavolo e non), le attrezzature sportive (biciclette, monopattini, tricicli, etc) e tutto ciò che non rientra nella lista degli oggetti esclusi.
La filosofia dell’oggettoteca persegue molteplici finalità partendo dall’assunto che mai come in questi tempi ci è richiesto di modificare i nostri stili di vita partecipando attivamente e personalmente a salvaguardare il mondo in cui viviamo.
Condividere gli oggetti di uso comune ma saltuario significa infatti non solo ridurre la quantità di rifiuti da smaltire e contenere la produzione di C02, ma anche risparmiare denaro, imparare a praticare la condivisione in contrapposizione al possesso, la solidarietà e la fiducia verso il prossimo, a distinguere ciò che è superfluo da ciò che non lo è, a innescare in sostanza un circolo virtuoso di economia circolare e consumismo sostenibile, di relazioni umane attraverso cui tessere quelle reti sempre più fitte che sono l’arma più efficace per affrontare insieme le sfide imposte dalla transizione ecologica.
