L’edizione 2023 della Biennale di Venezia celebra la transizione ecologica e la sostenibilità. Fino al 26 novembre i padiglioni ospiteranno percorsi ad hoc sull’impatto zero per sensibilizzare i visitatori.
The Laboratiry of the future è il titolo di questa ultima edizione, curata da Lesley Lokko, architetta-scrittrice, particolarmente impegnata sui temi ambientali, 63 i Paesi rappresentati.
La Biennale di Venezia da tempo impegnata in modo tangibile per il contrasto al cambiamento climatico e a promuovere un modello più sostenibile per l’allestimento e lo svolgimento delle proprie manifestazioni, ha ottenuto la certificazione di neutralità carbonica per le sue manifestazioni.
Il filo conduttore della Mostra Internazionale di quest’anno è la parola Cambiamento.
Neutralità carbonica, decolonizzazione, uguaglianza sociale sono i grandi temi su cui si sviluppa il percorso, con un unico obiettivo spingere l’acceleratore verso un architettura sostenibile, sempre più verde e inclusiva.
I progetti presenti coniugano proposte concrete a lavori più futuribili: appaiono qui le tecniche di riuso dell’acqua di condensa o nuovi modi di pensare il cibo, toilette circolari e recupero di edifici abbandonati.

E l’acqua è un elemento che accomuna più progetti
Il Baherein ad esempio mostra le possibilità di riuso dell’acqua di condensa proveniente dai sistemi di raffrescamento di edifici domestici e industriali, la Finlandia invece critica lo spreco idrico delle infrastrutture igienico-sanitarie e propone Huussi, moderna toilette a secco mentre la Danimarca esamina la crisi del paesaggio costiero.
I tedeschi affrontano il flagellante tema dei rifiuti, mettendo in evidenza la grande quantità di materiali di scarto che derivano dallo smantellamento di un evento come la Biennale d’arte 2022.
La Spagna, impegnata come tutto l’occidente sui rifornimenti energetici, accende i riflettori sul cibo, sul modo di produrlo e distribuirlo che marchia radicalmente il pianeta.
Ma protagonista è l’altissimo impatto ambientale dell’edilizia, e su come il recupero sia più green delle nuove costruzioni anche, a basso impatto ambientale, che però continuano a consumare suolo.
Tema molto caro agli architetti italiani.
“Penso sia una delle sfide più importanti del nostro tempo, la nostra relazione con l’ambiente e la nostra relazione con gli altri – ha dichiarato la curatrice della mostra Lokko -. Chiaramente non può continuare come è stato finora. Il tema della decolonizzazione e decarbonizzazione per noi ha significato marcare l’attenzione sulla mancanza di cura che abbiamo gli uni verso gli altri e verso il pianeta. Ho sempre detto che la sostenibilità riguarda un cambiamento della cultura, un cambiamento sul modo in cui consideriamo le risorse, si tratta davvero di cambiare il nostro modo di vivere” ha concluso.
I padiglioni che si snodano tra i Giardini, l’Arsenale e il Forte Marghera di Venezia spinge il visitatore a ripensare una architettura che possa sperimentare sul campo un cambiamento etico ed ecologico.
