Intelligenza artificiale (IA) è divenuto un termine di uso comune nel linguaggio di tutti i giorni, ma di che cosa si tratta?
Iniziamo , quindi, con il cercare di chiarire che cosa si intenda con Intelligenza Artificiale partendo dall’inizio, ovvero dalla sua data di nascita, il 1956, quando durante un convegno tenutosi in America, due ricercatori informatici, Allen Newell ed Herbert Simon, presentarono alcuni programmi informatici in grado di dimostrare teoremi matematici, attraverso ragionamenti logici; ma è nel 1969 che si ha un nuovo e significativo impulso nel campo dell’IA grazie a un gruppo di biologi dell’allora Carnegie Institute of Technology, oggi Carnegie Mellon University, in Pennsylvania, che svilupparono dei software che grazie ad una serie di informazioni di base, erano in grado di trovare soluzioni specifiche per determinati scenari, andando oltre, quindi, la “semplice” capacità di calcolo.
È proprio questo che è l’IA, ovvero l’abilità di una macchina che, attraverso reti neurali e algoritmi complessi inseriti all’interno di sistemi intelligenti, è in grado di effettuare ragionamenti, di prendere decisioni ed effettuare scelte sulla base dei contesti in cui sono inseriti, quindi, di fatto mostrare capacità tipicamente attribuite al genere umano.
Intelligenza artificiale (IA)
L’IA è sicuramente uno strumento potente, e come ogni suo pari si porta seco opinioni contrastanti, entusiasmo e scetticismo; così come sono ovvi gli interrogativi che ci si pone al suo utilizzo, specialmente in campo scientifico, tanto che le riviste Nature e Science hanno proibito agli scienziati che vi collaborano di utilizzare ChaptGPT, un’applicazione di IA che genera testi, poiché questi sono talvolta indistinguibili dagli articoli scritti da “intelligenza umana”, anche se in realtà esistono algoritmi antifrode che riconoscono i contributi di ChaptGPT.
Ecco perché proprio la stessa rivista Nature (Vol. 621) ha svolto un sondaggio coinvolgendo gli scienziati che avevano pubblicato articoli negli ultimi quattro mesi del 2022, per comprendere le loro opinioni sull’ascesa dell’IA.

In merito ai vantaggi dell’apprendimento automatico, due terzi dei ricercatori hanno evidenziato che l’IA fornisce modi più rapidi per elaborare i dati, tra questi il 58% ha affermato che accelera i calcoli che prima non erano fattibili e il 55% ha affermato che fa risparmiare tempo ai ricercatori stessi.
Altro aspetto che viene ritenuto vantaggioso è l’aiuto che i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM – un tipo di modello di intelligenza artificiale che usa reti neurali profonde per apprendere da enormi quantità di dati testuali, come testi scritti o parlati) possa dare per i ricercatori che non siano di madre lingua inglese, nel coadiuvarli nella grammatica e nello stile dei loro articoli scientifici.
Quando è stato chiesto di selezionare un elenco di possibili impatti negativi, il 68% dei ricercatori ha indicato la proliferazione di disinformazione, un altro 68% ha ritenuto che possa essere più semplice il plagio e il 66% che possa essere fonte di errori e inesattezze nei documenti di ricerca.
I ricercatori
Circa la metà degli scienziati coinvolti nel sondaggio ha affermato che esistono ostacoli che impedivano loro di sviluppare o utilizzare l’IA: i ricercatori che la studiano direttamente sono più preoccupati per la mancanza di risorse informatiche, fondi e di dati di alta qualità; mentre coloro che non lavorano in campo informatico, ma utilizzano l’IA nelle loro ricerche tendono ad essere più preoccupati della mancanza di scienziati qualificati e di formazione, oltre a criticità in merito a sicurezza e privacy.
In generale, i ricercatori hanno evidenziato che l’uso non oculato e corretto degli strumenti di intelligenza artificiale nella scienza possa portare a errori, falsi positivi e risultati irriproducibili, con una perdita di tempo e fatica.
Sicuramente gli strumenti di intelligenza artificiale sono estremamente potenti e sono una realtà con cui dovremo convivere e la sfida è proprio quella di riuscire a trovare un equilibrio fra tecnologia e fattore umano, poiché come afferma Yuri Popov “L’intelligenza artificiale è trasformativa. Dobbiamo concentrarci ora su come garantire che porti più benefici che problemi”.
