LE ALGHE ROSSE SONO IL NUOVO CIBO DELLE MUCCHE

In Svezia sta per cambiare la dieta delle mucche, per ridurre le emissioni di metano si nutriranno anche di alghe rosse del genere Asparagopsis taxiformis.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
LE ALGHE ROSSE SONO IL NUOVO CIBO DELLE MUCCHE

In Svezia sta per cambiare la dieta delle mucche, per ridurre le emissioni di metano si nutriranno anche di alghe rosse del genere Asparagopsis taxiformis.

Le emissioni inquinanti che impattano sul nostro pianeta per colpa degli allevamenti intensivi sono certamente un problema che non può esser trascurato.

Secondo i dati delle Nazioni unite, gli allevamenti in Europa producono annualmente una quantità equivalente a 704 milioni di tonnellate di CO2, oltrepassando così le emissioni di automobili e furgoni che percorrono le strade del continente. Nel settore agricolo, in particolar modo nell’allevamento, circa il 32% delle emissioni è riconducibile alla digestione dei bovini, che racchiude sia l’eruttazione che la produzione di letame.

In Svezia i ricercatori stanno tentando di affrontare il problema delle emissioni di gas serra nel settore dell’allevamento con una nuova strategia innovativa, ovvero, l’introduzione nella dieta dei bovini di alghe rosse del genere Asparagopsis taxiformis.

Negli ultimi anni, infatti, secondo un rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente svedese, ci sono stati dei progressi nella riduzione delle emissioni di metano prodotte dal bestiame grazie all’inserimento di additivi nel mangime.

mucche

Una nuova dieta

Per l’Agenzia svedese per la protezione dell’ambiente, la soluzione per diminuire le emissioni di metano (che ricordiamo essere uno dei gas direttamente collegati alla crisi climatica, oltre all’anidride carbonica) è perciò il cambiamento della dieta di mucche e bovini, puntando sull’introduzione di alghe e altri additivi.

Questa è una delle proposte descritte nel recente rapporto diffuso dall’agenzia per ridurre le emissioni di metano nel Paese del 30% entro il 2030.

L’agenzia svedese rammenta infatti, che: “Il metano è un potente gas serra il cui impatto climatico, rispetto all’anidride carbonica, è 28 volte maggiore per chilogrammo di gas emesso in cento anni”.

Dunque, queste alghe marine sembra siano la soluzione ideale in quanto ricche di bromoformio, una sostanza che agisce impedendo ai microrganismi presenti nei primi due stomaci dell’animale di produrre metano (in totale la specie ha quattro stomaci), riducendone le emissioni fino al 90%.

Il costo elevato

La preoccupazione degli allevatori però è legata al costo per l’attuazione di queste misure, stanno infatti, cercando di valutare la richiesta di un sostegno finanziario o di iniziative similari.

Ovviamente, il dibattito non si ferma in Svezia ma si riflette anche a livello europeo, con il parlamento che lo scorso luglio non è riuscito a far passare l’emendamento per includere gli allevamenti intensivi nella direttiva sulle emissioni industriali dell’Unione europea, deludendo diverse associazioni ambientaliste.

Tuttavia, nel febbraio 2022, l’Unione europea aveva approvato l’uso del 3-NOP, una sostanza dalla composizione affine a quella contenuta nelle alghe. Testata in Svezia ma anche in altre località con risultati incoraggianti, sembra che sia in grado di ridurre le emissioni di metano mediamente del 30% nelle mucche da latte e del 45% nei bovini da carne. Nonostante il potenziale promettente di questi due additivi, restano comunque delle incertezze riguardo agli effetti a lungo termine e ai fattori che limitano il loro impiego diffuso nella produzione di bestiame.

La soluzione è certamente nuova, innovativa e sostenibile, ma prima di rilasciare mangimi a base di alghe sul mercato, c’è la necessità di svolgere ulteriori studi che possano confermare la sicurezza di questa nuova dieta.