PER NEWTON UN’IDEA, UNA GUIDA PER NOI…LA MELA (3)

La terza e ultima tappa del nostro viaggio in compagnia delle mele cola, gelato, cola gelato e cirino. Alla cirino dedichiamo più spazio perché rarissima.

TURISMO
Redazione
PER NEWTON UN’IDEA, UNA GUIDA PER NOI…LA MELA (3)

La terza e ultima tappa del nostro viaggio in compagnia delle mele cola, gelato, cola gelato e cirino. Alla cirino dedichiamo più spazio perché rarissima.

La terza e ultima tappa del nostro viaggio in compagnia della mela, la potrei definire il racconto di una storia d’amore tra il territorio e i suoi abitanti, di un legame speciale, intenso e indispensabile tra gli elementi della natura e di chi li vive e in modo coriaceo combatte per la loro salvaguardia.

Proprio “storia d’amore” è il modo più corretto, a mio avviso, per descrivere il rapporto esistente tra i catanesi e “Idda” “a Muntagna”.

L’Etna, che è la Montagna, non il “vulcano”, è come un’amica di lunga data di cui non si può fare a meno, per i suoi pregi e nonostante i suoi difetti, un elemento imprescindibile di un paesaggio familiare, che fa subito casa quando dall’oblò dell’aereo prima di atterrare a Catania, la sua imponente figura nera si staglia fra le nuvole.

E io li capisco i catanesi, comprendo il loro stato d’animo, perché seppur in modo sicuramente meno potente, anche a me la Muntagna evoca momenti semplici e intensi passati in compagnia delle mie “radici”, proprio lì al suo cospetto. Proprio sulle pendici dell’Etna, un gruppo di piccoli agricoltori porta avanti con amore la coltivazione di 4 varietà di mele, dove prima se ne producevano addirittura 14.

La potenza dell’amore

La potenza dell’amore, però, è sinonimo di forza, di propulsione, di tenacia ed è ciò che rende ancora possibile porter deliziarci delle mele cola, gelato, cola gelato e cirino. Queste quattro varietà hanno ognunacaratteristiche e proprietà ben distinte: chiara e acidula la cola, più dolce e dal colore paglierino la gelato, mentre la cola gelato offre una perfetta combinazione delle caratteristiche delle precedenti; infine, la cirino dolcissima e che profuma di rose. Proprio alla cirino dedico un pochino di spazio in più perché è rarissima e con la sua buccia di colore giallo biancastro con sfumature rosa, lucida e cerosa, tanto che quando la teniamo in mano sembra quasi scivolare, di certo non può passare inosservata.

Si raccoglie alla fine di settembre e si consuma così come la natura ce la propone, ovvero come frutto fresco.  Il portare avanti queste coltivazioni è proprio un atto di amore degli agricoltori siciliani, poiché i benefici che apporta sono duplici: da un lato preserva il territorio e dall’altro lo protegge, in particolare dagli incendi, perché dove c’è abbandono è più probabile che giungano le fiamme.

Partiamo dall’antico monastero benedettino di San Nicolò la Rena a Nicolosi, dove i monaci si dedicavano anche alla coltivazione delle mele, tanto che la mela cola deve probabilmente il suo nome al diminutivo di Nicola, sul cui portone di ingresso campeggiava un libro con il motto dell’ordine benedettino “Ora Et Labora”.

Il Monastero, recuperato grazie al FAI e dal 2005 sede dell’Ente Parco dell’Etna, fu fondato intorno alla metà del XII secolo e nel tempo, da rifugio per i monaci infermi, divenne dal 1359 sede principale dei cenobi e prese il nome di San Nicolò la Rena per la devozione dei monaci al Santo e per la caratteristica terra sabbiosa (rena) che ricopriva la zona.

Negli anni si espanse diventando un importante centro di vita monastica e meta per il soggiorno di illustri ospiti, come la Regina Eleonora d’Angiò, il poeta e critico inglese Samuel Taylor Coleridge, il biologo e naturalista emiliano, Lazzaro Spallanzani, il viaggiatore inglese Thomas Watkins, il romanziere e drammaturgo francese Alexandre Dumas, il Re d’Italia e principe di Piemonte Umberto di Savoia. Dal 1537 ospitò Benedetto Fontanini, che probabilmente qui compose il celebre Beneficio di Cristo, uno dei più popolari ed influenti libri di teologia che riportava il pensiero della corrente religiosa dei cosiddetti “spirituali”, che sosteneva che fosse necessaria una riforma nella Chiesa cattolica traendo ispirazione dalla Riforma protestante.

ETNA

Ed eccoci giunti alle pendici dell’Etna, inserito il 21 giugno 2013 dal Comitato UNESCO nell’elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell’Umanità, ovvero tra i siti che rappresentano delle particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale.

Il versante di Piano Provenzana, a nord, ha una vegetazione tipicamente alpina, con pinete dai colori cangianti. Da questo lato, tra l’altro, è possibile scorgere il Mar Ionio.

Pindaro nel 470 A.C. così scriveva “… l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore” e proprio la parte del versante sud, dove si trova il Rifugio Sapienza, è quella in cui il nero della cenere lavica prende il sopravvento.

Qui si è trasportati in un ambiente spoglio e privo di vegetazione, dove il battito del cuore e il respiro si sincronizzano con lo scricchiolio dei passi sulle pietre laviche, con lo sguardo che si perde ammirato e abbagliato dall’arancio intenso della lava, si percepisce forte la potenza di Idda.

AMORE

Il nostro viaggio in compagnia della mela giunge al termine e non posso che ringraziarla per il viaggio che ci ha permesso di fare tra bellezze architettoniche e paesaggistiche, tra ricordi e radici, tra mestieri antichi e amore per il territorio.

E proprio con la parte finale di una meravigliosa poesia d’amore di Luis Aragon che lasciamo la nostra piccola mela.

……….
Ti dirò un gran segreto
chiudi le porte
è più facile morire che amare
per questo cerco di vivere
amor mio

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