CLIMA: TEMPI DURI PER GLI ANFIBI

Uno studio della rivista Nature mette in risalto i mutevoli cambiamenti climatici ai danni degli anfibi.

AMBIENTE
Redazione
CLIMA: TEMPI DURI PER GLI ANFIBI

Uno studio della rivista Nature mette in risalto i mutevoli cambiamenti climatici ai danni degli anfibi.

Secondo uno studio accurato e particolareggiato effettuato dalla prestigiosa rivista internazionale Nature, il cambiamento climatico rappresenta uno dei principali fattori che ostano sulla sopravvivenza degli anfibi a livello mondiale.

Dallo studio scientifico emerge che il 41% di rospi, salamandre e tritoni rischiano l’estinzione, a fronte del 21,4% dei volatili e il 12,9% degli uccelli. Questa ricerca nasce da una collaborazione scientifica internazionale capeggiata da Jennifer Luedthe, del gruppo RE:Wild, ovvero una società composta da una  serie di specialisti che studiano  gli anfibi e che si occupano di fornire basi scientifiche per la conservazione dei vertebrati.

Dal report scientifico tra il 1980 e il 2004 i motivi scatenanti che hanno inciso negativamente sulla sopravvivenza degli anfibi sono stati per il 91% le malattie e la perdita costante di habitat, a questi fattori sommiamo il 39% gli effetti dei cambiamenti climatici che hanno determinato più di 300 specie di anfibi verso la quasi totale estinzione. Gli anfibi che vivono quasi costantemente con l’acqua, sono anche molto sensibili alla siccità e alle ondate di calore. Secondo l’autorevole opinione di Luedthe “Con i cambiamenti climatici provocati dall’uomo, gli anfibi stanno diventando prigionieri del clima, incapaci di spostarsi per sfuggire al caldo estremo, incendi e uragani sempre più intensi e frequenti”.

anfibio

I risultati scientifici evidenziano che le maggiori concentrazioni di specie minacciate si trovano nelle Ande tropicali, nei Paesi dell’America Latina, nelle montagne del Camerun occidentale e della Nigeria Orientale, in India e in Sri Lanka. Anche la degradazione dell’habitat e la diffusione delle malattie fungine rappresentano le cause che hanno decimato alcune specie presenti in Australia, Stati Uniti e America Latina. In questo fosco contesto, la ricerca scientifica ha dimostrato che 120 specie hanno notevolmente migliorato il loro status.

Cosa possiamo fare? È necessario sensibilizzare l’opinione pubblica nelle scuole, attraverso percorsi didattici innovativi valorizzando anche il territorio e diffondendo messaggi (spot) nei principali mezzi di diffusione di massa. Attendiamo con ansia risultati positivi.