Dov’è la mia coda?

Tutti i mammiferi tranne gli uomini e le scimmie antropomorfe hanno la coda. Una mutazione genetica potrebbe essere alla base di questo cambiamento anatomico epocale, che ha conferito quell’adattamento evolutivo correlato all’andatura bipede e alla discesa dagli alberi.

APPROFONDIMENTO
Redazione
Dov’è la mia coda?

Tutti i mammiferi tranne gli uomini e le scimmie antropomorfe hanno la coda. Una mutazione genetica potrebbe essere alla base di questo cambiamento anatomico epocale, che ha conferito quell’adattamento evolutivo correlato all’andatura bipede e alla discesa dagli alberi.

L’essere umano ha perso la coda milioni di anni fa, durante l’evoluzione. Si ritiene che i nostri antenati primati, gli ominidi, avessero code simili a quelle degli attuali scimpanzé e gorilla.

Gli ominidi sono una famiglia di primati che include gli esseri umani e i loro antenati più stretti e comprende vari generi, tra cui Homo (ad esempio Homo sapiens), Australopithecus e altri generi estinti. Tuttavia, nel corso dell’evoluzione, gli antenati umani hanno sviluppato una postura eretta e una locomozione bipede, che ha ridotto la necessità di una coda per mantenere l’equilibrio durante il movimento. La perdita della coda è avvenuta gradualmente nel corso di milioni di anni, come adattamento alle nuove modalità di vita e all’ambiente.

Questo riprogrammamento morfologico negli ominidi ancestrali è stato a lungo considerato come l’adattamento a uno stile caratteristico di locomozione, che ha contribuito all’evoluzione del bipedalismo negli esseri umani. Tuttavia, il preciso meccanismo genetico che ha facilitato l’evoluzione della perdita della coda negli ominidi rimane sconosciuto.

I progetti di sequenziamento del genoma dei primati hanno reso possibile l’identificazione di collegamenti causali tra cambiamenti genotipici, ovvero modifiche o variazioni nel genotipo di un organismo, cioè nell’insieme dei suoi geni o nel suo materiale genetico, e fenotipici, cioè i suoi tratti osservabili, come l’aspetto fisico, il comportamento o le funzioni fisiologiche, e consentendo la ricerca di elementi genetici specifici degli ominidi che controllano lo sviluppo della coda.

Il genetista Bo Xia e i suoi colleghi hanno identificato una modifica genetica condivisa tra gli esseri umani e le altre scimmie, che potrebbero aver contribuito alla perdita della coda nei loro antenati. Attraverso la loro ricerca, pubblicata sul Nature, questi studiosi hanno scoperto che i topi con modifiche genetiche simili, avevano code corte o assenti, aprendo una prospettiva nella ricerca della perdita della coda. Questi genetisti hanno identificato un’inserzione di DNA in un gene chiamato TBXT, che è presente negli esseri umani e nelle scimmie, ma non nei primati con la coda.

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Sulla base di un presentimento, Xia ha deciso di prendere in considerazione proprio il gene TBXT, il cui ruolo è noto nello sviluppo della coda, partendo dal lavoro della scienziata ucraina Nadine Dobrovolskaya-Zavadskaya, che nel 1927, individuò e descrisse una mutazione in topi dalla coda corta nel gene denominato T, l’equivalente umano, appunto, di quello noto come TBXT.

Identificando un’inserzione di DNA nel gene TBXT che è unica negli umani e nelle scimmie senza coda, i ricercatori hanno collegato questa modifica genetica alla forma abbreviata della proteina codificata da TBXT. Questa scoperta ha gettato luce sui meccanismi genetici alla base della perdita della coda nei primati e ha suggerito che questa specifica modifica genetica abbia giocato un ruolo nell’evoluzione della perdita della coda negli esseri umani e nelle altre scimmie. Inoltre, lo studio ha evidenziato la complessità dei fattori genetici coinvolti nello sviluppo e nell’evoluzione della coda, indicando che molteplici modifiche genetiche possono aver contribuito alla perdita delle code in diverse specie di primati.

Il gruppo di Xia afferma che la perdita della coda potrebbe aver contribuito alla capacità delle scimmie antropomorfe di camminare in posizione eretta e a trascorrere meno tempo sugli alberi, ma Gabriele Russo, biologo antropologo dell’Università Stonybrook di New York, non è dello stesso avviso. Infatti, i fossili suggeriscono che le prime scimmie antropomorfe si muovevano a quattro zampe, proprio come le scimmie arboricole, e che la bipedalità si è evoluta milioni di anni dopo. Inoltre, le scimmie antropomorfe non sono le uniche primati senza coda: mandrilli, alcuni macachi e creature notturne chiamate loris sono prive di coda, suggerendo che il tratto si sia evoluto diverse volte.

Quindi, il perché si sia persa la coda resta ad oggi oggetto di studi ed è molto probabile che esistano molteplici modi attraverso i quali ciò sia avvenuto.

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