Lo smart working amico dell'ambiente

Il lavoro da remoto è diventato sempre più diffuso in Italia e nel mondo. E ha un impatto evidente sul settore ambientale.

AMBIENTE
Pamela Preschern
Lo smart working amico dell'ambiente

Il lavoro da remoto è diventato sempre più diffuso in Italia e nel mondo. E ha un impatto evidente sul settore ambientale.

Negli ultimi anni, in particolare a seguito della pandemia globale di Covid-19, lo smart working è diventato un termine popolare e una pratica diffusa: molte aziende hanno optato per politiche di lavoro flessibile ravvisandone importanti benefici. Oltre a quello della flessibilità nella scelta di orari e luoghi di lavoro e una migliore conciliazione tra vita professionale e privata, il lavoro da remoto presenta significativi vantaggi in ambito ambientale.

I pro del lavoro da remoto

Una delle principali argomentazioni a favore di questa modalità lavorativa è il contributo positivo in termini di riduzioni di emissioni di carbonio: minori spostamenti quotidiani, in auto o coi mezzi pubblici (tram, bus, metropolitana), per raggiungere il luogo di lavoro significano minori emissioni nocive di gas a effetto serra. Si pensi che lavorare da casa anche solo due giorni alla settimana può ridurre le emissioni di CO2 di centinaia di chilogrammi all’anno per persona.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Environmental Research Letters” ha esaminato l’impatto del telelavoro sulle emissioni di gas serra, rivelando una significativa riduzione delle emissioni di CO2 in conseguenza dei minori spostamenti quotidiani verso il posto di lavoro, pari al 54 per cento. A beneficio dei lavoratori poi c’è la minor esposizione a inquinanti atmosferici, un fattore non trascurabile nelle grandi città dove i livelli di smog, polveri sottili e altri agenti nocivi alla salute possono superare i limiti raccomandati.

Lavorare da remoto comporta anche un minor uso di risorse. L’attività in presenza infatti comporta l’utilizzo di grandi quantità di energia, necessaria per l’illuminazione, per il riscaldamento, la climatizzazione degli spazi; lo smart working invece permette di contenere il consumo energetico riducendo anche la costruzione di nuove strutture, e di conseguenza, l’impatto ambientale dell’edilizia.

Ad essere tagliato, inoltre, è anche l’uso della carta a favore della digitalizzazione dei processi e la dematerializzazione dei documenti; mentre gli uffici e aziende se ne utilizzano grandi quantità sia per la stampa di documenti che per la redazione di appunti, da remoto è spesso sostituita dai dispositivi digitali.

Va tuttavia considerato che, seppure studi recenti suggeriscano che il consumo energetico complessivo associato in modalità remoto non equivale a quello d’ufficio, l’impatto ambientale del primo non è nullo: serve energia elettrica per alimentare i dispositivi informatici ed elettronici, come computer e router Wi-Fi.

Tra i pro e i contro dello smart working, almeno i nel settore ambientale, sembrano prevalere i pro. Ad ogni modo, se si vuole davvero proteggere l’ecosistema anche quando si lavora da casa è opportuno adottare comportamenti adeguati che si traducano in una limitazione degli sprechi abusi di risorse.