Un intervento diagnostico, eseguito pochi giorni fa, ha avuto per oggetto il famoso murale “Tuttomondo” di Keith Haring a Pisa, una delle ultime opere pubbliche eseguite dall’artista americano pochi mesi prima di morire. L’inizitativa, condotta dalla task force coordinata dalla professoressa Francesca Modugno del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, ha l’obiettivo di valutare lo stato di conservazione dell’opera e del film protettivo applicato in superficie nell’ultimo intervento di restauro del 2015 ed è in collaborazione con l’Ufficio Cultura del Comune di Pisa e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno. Le analisi intendono inoltre testare il grado di impermeabilità del murale e lo stato di conservazione.
Il team ha eseguito esami spettroscopici non invasivi e prelevato alcuni microcampioni superficiali per analisi di laboratorio mirate.

“Le indagini sono necessarie per monitorare la stabilità e lo stato dell’opera nel tempo e per contribuire a pianificare strategie efficaci e sostenibili di conservazione attiva e preventiva – spiega Francesca Modugno – I risultati saranno messi a disposizione del Comune di Pisa e della Soprintendenza, Tuttomondo è un’opera unica, storicizzata e tutelata, che merita cura e monitoraggio, al fine di evitare costosi interventi futuri”. Periodicamente il murales ha bisogno di essere controllato, per capire come gli agenti atmosferici impattano sulla superficie.
Al lavoro sul murale insieme a Francesca Modugno e ci sono stati Jacopo La Nasa, ricercatore del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Ateneo pisano, Stefano Legnaioli e Beatrice Campanella, ricercatori dell’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici di Pisa, il restauratore che hanno eseguito l’intervento nel 2015 Antonio Rava, e un gruppo di esperti dal Politecnico di Milano che include le professoresse Lucia Toniolo e Sara Goidanich, oltre alle restauratrici della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Pisa e Livorno Ilaria Barbetti, Elena Salotti ed Eva Pianini.
L’intervento su Tuttomondo si svolge nell’ambito del progetto PRIN2020 SuPerStAr, dell’Università di Pisa coordinato dalla stessa Professoressa Modugno e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. SuPerStAr (Sustainable Preservation strategies for Street Art,) punta a sviluppare una serie di buone pratiche e linee guida per preservare le opere di street art nell’originario contesto urbano in cui si trovano.

Come è nato il murale
Keith Haring, uno dei più famosi artisti Pop negli anni ‘80, realizzò Tuttomondo nel giugno del 1989, un’opera pensata per essere permanente. L’arrivo a Pisa di Haring, per realizzare il murales si deve all’interesse di Piergiorgio Castellani, uno studente pisano diciannovenne capitato qualche tempo prima a New York per una vacanza in compagnia del padre. Castellani, appassionato di Pop Art, incontrò per caso in Keith Haring. I due fecero amicizia e il giovane studente convinse l’artista a recarsi in Italia per la realizzazione di un’opera che fosse per tutti.
La prima opzione che venne loro presentata per l’esecuzione del grande affresco fu la facciata di un edificio periferico della città di Firenze, opzione che i due rifiutarono perché, secondo loro, l’opera doveva collocarsi al centro della vita delle persone. Si accordarono quindi con il sindaco e la giunta comunale della città di Pisa. La parete individuata fu quella posteriore del Convento dei Frati Servi di Maria, dietro alla chiesa di Sant’Antonio Abate: 180 metri quadrati, 10 in lunghezza e 18 d’altezza. Dopo aver ricevuto un l’assenso del parroco della chiesa, Haring, con l’aiuto di Castellani ed altri studenti pisani, cominciò i lavori che portano alla realizzazione di Tuttomondo.
Link al progetto che raccoglie ricerche e buone pratiche per la salvaguardia dei murales: https://prin2020superstar.dcci.unipi.it/
Le Immagini dell’intervento sono fornite da ufficio stampa Unipi
